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AL TEATRO SAN CARLO

Eternapoli: Toni Servillo e Imma Villa danno voce al romanzo di Montesano

Teatro | 13 febbraio 2018

Un’altra originale scelta programmatica segna il prossimo appuntamento della variegata Stagione del Teatro di San Carlo. Dalle fastose sonorità del musical My Fair Lady, si passa all’intimismo del melologo.

Venerdì 16 e sabato 17 febbraio, in prima esecuzione assoluta, sarà di scena una nuova produzione della Fondazione partenopea, Eternapoli, per attore, attrice, coro misto e grande orchestra. La musica è di Fabio Vacchi, su testo di Giuseppe Montesano. Protagonista Toni Servillo, che darà la sua voce assieme a Imma Villa. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro San Carlo, torna Donato Renzetti.

L’idea di partenza è il romanzo di Montesano Di questa vita menzognera pubblicato nel 2003. La vicenda narra di una famiglia di imprenditori napoletani privi di scrupoli, che godono i favori del potere centrale, padroni incontrastati della città in cui impiantano un nuovo concetto di “economia”. Vivono in un palazzo settecentesco che riecheggia in maniera grottesca un presunto fasto borbonico. Loro unico progetto esistenziale è distruggere e ricostruire, vendere Napoli, il Golfo, il Vesuvio, e fare Eternapoli, una sorta di enorme parco tematico.

“Cosa mai avrebbe a che vedere tutto questo con un’opera per musica e parole?” – racconta Montesano – . “La verità è che tutto parte dalla passione lucida di Toni Servillo. Quando era uscito Di questa vita menzognera si era innamorato del libro e ne aveva letto dei pezzi in pubblico. Per anni ci ha girato attorno. La cosa si era poi inabissata, come accade per molti progetti. Poi, qualche anno fa, mi chiamò per dirmi: “Che ne diresti se, ricavassimo dal romanzo un’opera musicale, un melologo o un oratorio, una forma in cui si intreccino parole recitate e musica?” “E parlando praticamente di tutto – riprende Montesano – “ mescolando Berlioz a Carmelo Bene a Miles Davis a Eduardo a Molière al Cinema al Balletto e alla Politica orrenda degli ultimi decenni, venne fuori il nome di Fabio Vacchi. E così ci mettemmo davvero a lavorare a Eternapoli, io scrivendo il testo e Toni leggendolo a me e poi a Vacchi a voce alta, con discussioni sul testo e con altre discussioni su come poteva essere secondo Vacchi la musica per un’opera del genere”.

“La mia partitura – dice dal suo canto Vacchi – è un’immersione nella napoletanità. In un mondo complesso, anche drammatico. Il nostro. Ho declinato con un accento partenopeo quelli che sono gli ingredienti fondamentali della mia scrittura. Ho voluto evocare certi colori esclusivi della musica napoletana, inserendo strumenti caratteristici, tradizionali come lo scetavajasse e il putipù. In certi momenti l’accompagnamento strumentale e la condotta della musica assumono la fisionomia del saltarello, della tarantella napoletana” conclude il compositore bolognese.

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