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ALL’ILVA DI TARANTO

Angelo, 28 anni, due figli. Ennesima morte bianca mentre lavorava su una gru nella fabbrica della morte

Battaglie, Lavoro, Puglia | 17 maggio 2018

Aveva 28 anni Angelo Fuggiano. E’ morto in cima a una gru, nello stabilimento Ilva di Taranto. Lavorava per la ditta appaltatrice Ferplast alla manutenzione di questi giganti d’acciaio nell’area del porto. Un cavo ha ceduto e lo ha ucciso sul colpo. “Era nato e cresciuto ai Tamburi, il quartiere di Taranto a ridosso di Ilva. Ha respirato i veleni della fabbrica. Ha cercato lavoro in quella fabbrica. Con i suoi due bimbi viveva nel suo quartiere. Amato da tutti. Oggi, per un incidente in Ilva al quarto sporgente, Angelo é morto. Cosi non si può andare avanti. Non si può morire di lavoro. A venti mesi dalla morte di Giacomo Campo” scrive il governatore della Puglia Michele Emiliano su fb.

L’incidente è avvenuto nel cuore dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa dove i rappresentanti sindacali erano riuniti in assemblea con il lavoratori. La quarta assemblea consecutiva per discutere del futuro dell’Ilva. Ventimila lavoratori, tra indotto e azienda, che ora sono in sciopero per l’ennesima morte bianca. I sindacalisti, impegnati nelle assemblee sul futuro dello stabilimento, hanno raggiunti subito l’area dell’incidente.

L’Ilva, in amministrazione straordinaria, ha aperto subito un’indagine interna: “Sono in corso da parte dell’azienda tutte le indagini per poter risalire alle cause dell’evento”. E ha espresso “profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Angelo Fuggiano e a tutti i suoi cari”. Anche la Procura di Taranto indaga sull’incidente. I sindacati dal canto loro parlano come sempre di “precarie condizioni in cui vivono i lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto Ilva, che, alle continue tensioni di precarietà, mancanza di stipendi, incertezza sul futuro, aggiungono anche minori condizioni di sicurezza”.

Nella stessa zona morì un altro operaio nel 2012, Francesco Zaccaria: stava lavorando in cima a una gru quando l’area dello stabilimento fu investita da una violenta tromba d’aria.

Angelo è però una delle 257 vittime (stima provvisoria) sul lavoro dal I gennaio 2018: una strage contro cui nessun governo propone la legittima difesa.

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