sabato 16 dicembre 2017
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ARRIVATO L’OK UNESCO

E’ ufficiale: la pizza napoletana è patrimonio mondiale dell’Umanità

Agroalimentare, Identità, Mondo, NapoliCapitale | 7 dicembre 2017

La notizia è ufficiale. L’Arte del pizzaiuolo napoletano è Patrimonio dell’Umanità! Il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, riunito in sessione sull’isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente la candidatura italiana. Per il Belpaese si tratta del 58esimo Bene tutelato (7 Patrimonio immateriale riconosciuto), il nono in Campania. Con grande soddisfazione, ha annunciato la vittoria in diretta Facebook la delegazione italiana che sull’isola sudcoreana ha seguito da vicino i lavori del Comitato Unesco.

Le motivazioni: «Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale».

A Jeju hanno atteso la proclamazione l’Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unesco, il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, Pierluigi Petrillo, curatore legale del dossier di candidatura. I lavori del Comitato Unesco si concluderanno il 9 dicembre e solo al termine di questa ultima sessione l’Arte del pizzaiuolo napoletano sarà ufficialmente iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Il significato di questo fondamentale riconoscimento lo ha spiegato Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della World Petition #pizzaUnesco che, con oltre 2 milioni di sottoscrizioni mondiali, ha sostenuto la candidatura italiana verso la vittoria finale: «Il riconoscimento dell’Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio immateriale dell’UNESCO è la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d’unione culturale. Sono veramente entusiasta del risultato ottenuto perché, seppur la candidatura fosse forte e credibile, si tratta di un successo affatto scontato ma perseguito dopo anni di intensa attività e dedizione, al fine di poter garantire la valutazione positiva da parte del Comitato UNESCO. L’Arte del pizzaiuolo napoletano è un patrimonio di conoscenze artigianali uniche tramandato di padre in figlio, elemento identitario della cultura e del popolo partenopeo che ancora oggi opera in stretta continuità con la tradizione. Dedico questa vittoria agli amici pizzaiuoli, alla loro arte e alla loro creatività, al loro cuore e alla loro passione, alla città di Napoli, ai napoletani”. Lanciata nel 2014 da Pecoraro Scanio sulla piattaforma di petizioni on-line Change.org, la campagna ha compiuto più volte il giro del mondo raccogliendo il sostegno di oltre 600 ambassador – tra personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, dello sport, della società civile a livello internazionale – e superando l’obiettivo prefissato di 2 milioni di adesioni mondiali con firme di cittadini da più di 100 Paesi: numeri che fanno di #pizzaUnesco il movimento popolare d’opinione più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite. Una corsa travolgente che dal Napoli Pizza Village 2014 è proseguita attraverso le spettacolari iniziative all’ONU di New York, all’Unesco di Parigi, alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro fino alla prima e alla seconda Settimana della Cucina italiana nel mondo senza dimenticare la storica mobilitazione planetaria da Sidney a San Paolo, dal Canada all’Argentina, dal Giappone e dalla Corea al Qatar, da Taiwan all’Islanda.

Un’avventura narrata tappa dopo tappa con lo storytelling sul sito pizzanelmondo.org e approfondita con immagini e testimonianze nelle tre pubblicazioni #pizzaUnesco orgoglio italiano, #pizzaUnesco orgoglio italiano nel mondo, #pizzaUnesco Patrimonio dell’Umanità curate da Massimo Boddi (edite da Aracne). Così, dopo il Centro storico di Napoli (1995), la Reggia di Caserta (1997), le Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (1997), la Costiera Amalfitana (1997), il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula (1998), la Dieta mediterranea con la Comunità emblematica di Pollica (2010), i Longobardi in Italia con il Complesso di Santa Sofia di Benevento (2011), la Rete delle grandi macchine a spalla italiane – Festa dei Gigli di Nola (2013) è finalmente la volta dell’Arte del pizzaiuolo napoletano come nono Bene tutelato in Campania. Un percorso vittorioso ma complesso. La comunità esponenziale che ha avanzato la proposta di riconoscimento Unesco dell’Arte del pizzaiuolo napoletano è rappresentata da Associazione Pizzaiuoli Napoletani, Associazione Verace Pizza Napoletana, Fondazione UniVerde, Comune di Napoli, Regione Campania, Coldiretti, Università degli Studi di Napoli «Federico II» e dal Centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea «MedEatResearch» – Suor Orsola Benincasa diretto dal Prof. Marino Niola. Già nel marzo del 2015 la proposta ha riscosso un primo successo, ottenendo la candidatura italiana e intraprendendo l’iter ufficiale verso il prestigioso riconoscimento. Tuttavia, nel mese di novembre dello stesso anno, non avendo l’Unesco esaminato nuove proposte italiane, la valutazione non ha avuto il seguito sperato. Motivo per cui, la campagna #pizzaUnesco ha subito rilanciato la sfida a ottenere che i ministeri presenti nella Commissione Nazionale per l’Unesco scegliessero nuovamente, nella primavera 2016, l’Arte del pizzaiuolo napoletano come candidatura dell’Italia al Patrimonio culturale immateriale. La risposta della mobilitazione mondiale è stata tale che la proposta è approvata all’unanimità e sostenuta dalle prime 900 mila firme mondiali. Da questo secondo successo ha avuto inizio il lungo percorso che – dopo aver coinvolto nei negoziati molti dei circa 200 Paesi rappresentati all’Unesco, le centinaia di tappe internazionali a sostegno della campagna promossa da Pecoraro Scanio e il record di 2 milioni di sottoscrizioni mondiali – ha portato alla decisiva vittoria di Jeju, in Corea del Sud.

«Ringrazio tutti i pizzaiuoli napoletani, il Ministero degli Affari Esteri per la decisa azione diplomatica, il Ministero delle Politiche Agricole per l’espletamento degli adempimenti tecnici necessari, le ambasciate, le organizzazioni, le imprese, le istituzioni e gli oltre due milioni di cittadini che, con il loro impegno, hanno permesso all’Arte del pizzaiuolo napoletano e alla petizione #pizzaUnesco di conseguire una vittoria storica – ha concluso l’ex Ministro Pecoraro Scanio – Un ringraziamento particolare va all’amico Jimmy Ghione per il suo fortunato ruolo di testimonial della campagna. La vittoria è un atto d’amore verso Napoli, l’Italia e il mondo intero che oggi possono aprire gli occhi alla bellezza di quest’arte». Pecoraro Scanio ha inteso ringraziare tutti i supporters della petizione mondiale #pizzaUnesco: Associazione Pizzaiuoli Napoletani, il grandissimo impegno di Coldiretti da cui è giunto il principale contributo alla raccolta delle adesioni, Associazione Verace Pizza Napoletana, Rossopomodoro, Mulino Caputo, Napoli Pizza Village, Eccellenze Campane, Cna, Unaprol, Fondazione Campagna Amica con la sua rete dei Mercati, Federazione Italiana Cuochi, l’associazione dei cuochi Euro-Toques, Confesercenti, La Fiammante, CIAO, Fratelli la Bufala, Latticini Orchidea, il celebrity chef Salvatore Cuomo, pioniere della pizza napoletana in Asia, Corporazione Pizzaioli di Tramonti e ancora le tantissime pizzerie ai quattro angoli del mondo. Il loro sostegno è stato fondamentale e oggi, a vittoria conseguita, assume un significato ancora più inportante”

Un settore da 150mila addetti in Italia, un giro d’affari di 12 miliardi di euro qui e di almeno oltre 60 nel mondo. Nella storia delle candidature unesco, anche per questo, mai si era arrivati a tante firme: 2 milioni per sostenere la pizza quale patrimonio mondiale dell’umanità. L’ok definitivo è arrivato oggi grazie al Comitato riunito a Seul (fino all’8 dicembre) dopo una lunga istruttoria per l’iscrizione nel patrimonio dei beni immateriali.

La prima vittoria della petizione #pizzaUnesco, ideata dall’ex ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, era già arrivata il 26 marzo 2015. E’ stato due anni e mezzo fa infatti ce l’arte dei pizzaiuoli napoletani ottenne la candidatura italiana ad entrare nel Patrimonio immateriale dell’Umanità. Il fiore all’occhiello della tradizione campana scelto dalla Commissione italiana per l’Unesco intraprese così l’iter ufficiale verso il prestigioso riconoscimento internazionale. La notizia fece il giro del mondo, finì in tutti i telegiornali italiani, sui siti e sui giornali internazionali. La decisione, però, si arenò e l’esame della candidatura si fermò. La mobilitazione, invece, continuò.

Il 4 marzo 2016 il governo italiano ci riprovò decidendo che “L’arte dei pizzaiuoli napoletani” sarebbe stata l’unica candidatura italiana nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco, decisione presa all’unanimità dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco su proposta del ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli Esteri, dell’Università, dell’Ambiente, dell’Economia.

Da allora è iniziato un lungo e complesso negoziato che ha coinvolto oltre 200 Paesi, “specialmente perché fino ad ora mai l’Unesco ha iscritto una tradizione connessa ad una produzione alimentare” osservava l’estensore del dossier Pierluigi Petrillo, docente universitario alla Luiss e all’Unitelma Sapienza, già autore di diversi dossier Unesco di successo.

Secondo la Commissione designatrice “l’arte dei pizzaiuoli ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello dell’Italia. È un marchio di italianità nel mondo”. E questa candidatura ha peraltro evitato il rischio “scippo” da parte degli americani che avevano annunciato la volontà di candidare la “pizza” american-style.

La petizione promossa da Alfonso Pecoraro Scanio ha superato i 2 milioni di firme, tra adesioni web e firme cartacee raccolte in manifestazioni, in eventi e addirittura proprio in molte pizzerie italiane. Il testo della petizione riassume i tratti salienti della proposta.

Quest’arte, che nasce e si tramanda a Napoli da secoli, di generazione in generazione, consiste nel manipolare due sostanze basilari come l’acqua e la farina in modo tale da creare dei dischi di pasta, secondo una tecnica e delle regole ben precise e un linguaggio tutto napoletano (“alluccare”, “schiaffo”, ecc.). Manipolazione della pasta, arti performative come il lancio in aria del disco di pasta (non certo per folklore ma per consentire alla pasta di prendere ossigeno e la forma necessaria per il successivo passaggio), cottura in forni speciali e con legni particolari: sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano quest’arte che da generazione fa sognare bambini e adulti.

Tale arte ha svolto negli anni e svolge tuttora alcune importanti funzioni culturali e sociali, tra cui la principale è il forte senso di identità dei cittadini napoletani in tale pratica in cui riconoscono i valori della convivialità e della prossimità tra i componenti della comunità partenopea. Il mestiere del pizzaiuolo ha dato un’importante possibilità di riscatto sociale e di successo a tanti giovani che, provenienti da contesti difficili, si sono garantiti così un futuro lavorativo anche di ampio rispetto nella società.

È stato creato un sito con tutte le testimonianze e i progressi della campagna: www.pizzanelmondo.org.

La candidatura è stata spinta, oltre che da Univerde di Alfonso Pecoraro Scanio, proprio da Coldiretti, dall’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e da decine di enti e organizzazioni.

La pizza napoletana dal 4 febbraio 2010 è già stata riconosciuta come Specialità tradizionale garantita dall’Ue, ma ora l’obiettivo, conclude Coldiretti, “è quello di arrivare a un riconoscimento internazionale di fronte al moltiplicarsi di atti di pirateria alimentare e di appropriazione indebita dell’identità”.

L’inclusione nel patrimonio Unesco andrà a tutelare un settore con almeno 100mila lavoratori fissi nel settore della pizza in Italia, cui se ne aggiungono circa 50mila nel fine settimana.

Nella sola Italia è un mercato il cui valore sfiora i 12 miliardi di euro, secondo quanto riferisce la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa (Cna) nella sua ultima rilevazione, condotta proprio a proposito del supporto alla candidatura della pizza come patrimonio Unesco. Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze nelle 63mila pizzerie e locali per l’asporto, taglio e trasporto a domicilio.

La pizza oltre a essere la parola italiana più conosciuta al mondo, secondo un sondaggio di Coldiretti il 39% degli italiani ritiene che la pizza sia il simbolo culinario del Paese.

Come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi sono gli americani i maggiori consumatori di pizza, con 13 chili a testa l’anno. Gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili, staccando spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci (con 3,3).

Ogni anno vengono vendute circa 5 miliardi di pizze in tutto il mondo, con una media di 46 fette di pizza mangiate per persona, ogni anno. Praticamente vengono addentate in tutto il mondo 350 fette di pizza al secondo.

I ristoranti e le pizzerie gestite da italiani all’estero sono 72mila, e incassano oltre 27 miliardi di euro l’anno. Tutto il business pizza nel mondo vale oltre 62 miliardi di euro.

Nel patrimonio immateriale Unesco l’Italia è già rappresentata, per quanto riguarda i beni connessi all’alimentazione e all’enogastronomia, con la dieta mediterranea e con la vite ad alberello, peculiare di Pantelleria.

L’arte dei pizzaioli napoletani sarebbe complessivamente il settimo tesoro italiano ad essere iscritto nel patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Fino a ora, infatti, nella lista ci sono:

l’opera dei pupi (iscritta nel 2008)
il canto a tenore (2008)
la dieta mediterranea (2010)
l’arte del violino a Cremona (2012)
le macchine a spalla per la processione (2013)
la vite ad alberello di Pantelleria (2014).

Eleggere l’arte della pizza come patrimonio dell’umanità vuol dire non solo riconoscere il valore di una tradizione sostenibile che parla di materie prime legate ad un vero amore e rispetto per la terra, ma anche riconoscere la storia di Napoli quale esempio e modello nel mondo.

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