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ARTIGIANI SPECIALI

Sosò a Positano: la ceramica che porta con sé il vento della tradizione e dell’innovazione

Arte e artigianato, Campania | 4 agosto 2017

 

Sosò a Positano è una delle tante botteghe di ceramica dell’area della costiera amalfitana che vede Vietri sul mare come capostipite. Tuttavia Sosò è diverso dagli altri e anche per questo abbiamo deciso di intervistarlo. Scendendo da Viale Pasitea le sue creazioni, esposte all’esterno della sua bottega, saltano subito agli occhi per raffinatezza e pregio.

Sosò quanta identità e innovazione c’è nei tuoi lavori?

Premetto che non sono un ceramista, non mi sento ceramista, ne’ tantomeno maestro. La mia identità si sviluppa nella ricerca di uno stile: uno stile che affascinasse prima me e poi i miei clienti. Ho trascorso un paio d’anni sperimentando materia, terracotta, smalti, colori e alcune tecniche per me sconosciute, anche se da sempre sono stato appassionato di pittura e disegno.  Insomma per me era un mondo semisconosciuto dove sono entrato con una grande voglia di fare e di appagare il mio senso estetico da un lato, e quel senso di vuoto che provavo quando dovevo rivolgermi ai maestri ceramisti quando mi recavo da loro, prima che intraprendessi questa strada, per farmi produrre qualcosa disegnato da me. La risposta spesso era: “Non si può realizzare”. Così ho deciso di fare da solo: mi si accese una luce che poi è diventata l’anima stessa del mio stile. Sono nate così lampade, portacandele, lanterne traforate e smaltate di bianco opaco, uno smalto che sembra un velluto al tocco, che  ricreano atmosfere di luce che mi ricordano l’infanzia. Le luci e le ombre, gli spiragli di luci che riflettevano i merletti delle tende sulle pareti quando si accostavano gli scuri  durante il riposino pomeridiano, oppure la sera quando si mettevano i foulards sui lumi per attenuarne la luce e così si creavano gli effeti dei disegni degli stessi sulle pareti. Queste sensazioni insieme ad altre tipicamente mediterranee e cosi mie sono descritte con grande maestria da Franco Battiato in “mal d’africa”. Il mio lavoro è infatti strettamente legato al territorio, alle tradizioni e alla storia: mosaici bizantini riproposti su piastrelle, murali, vasi e piatti. sculture, oggetti d arredo, stoviglie riproposti con decori totalmente nuovi, con colori e smalti diversi dal solito ma sempre prendendo spunto dalla storia del nostro territorio. L’idea delle lampade traforate tipicamente medio orientali che sono tra i miei pezzi forti, sono ripulite nelle forme e nei tagli per dare l’impronta del paese e del territorio, in un contesto di turismo internazionale.

Come hai imparato, allora? Quale scuola? Quale eredità? Raccontaci la tua storia…

Ribadisco ancora: non sono ceramista, né’ mi sento ceramista. Non ho tradizioni di famiglia di ceramica o altro, mi sono costruito da solo, pezzo per pezzo, qualche volta sostituendone qualcuno con un altro, sempre nel mondo dell’ “artistico”, anche se le scuole frequentate mi avrebbero dovuto portare in direzioni diametralmente opposte. Sono stato disegnatore di moda, fiorista, vetrinista, etc. etc. fino ad approdare alla ceramica. Quando decisi di aprire il mio piccolo laboratorio, cercai qualcuno che conoscesse e lavorasse già nel campo: mi presentarono Palmira, che aveva lavorato a vietri sul mare per ceramisti molto conosciuti. Insieme a lei iniziai a conoscere il mondo della ceramica, gli smalti, le tecniche, i colori. Dopo il primo anno abbiamo avuto la necessità di trovare un torniante, in modo che le idee che avevo, prendessero forma. Così l idea cominciò a prendere forma e diventò uno stile , Sosò. Trovammo un piccolo laboratorio di torniante, un ragazzo gentile e competente, che tutt’oggi mi aiuta a realizzare forme sempre nuove e accattivanti. Mi piace il lavoro di squadra mi stimola molto di più: confrontare le idee, discuterne, partecipare ciascuno per la propria parte. D’inverno poi ci mettevamo in macchina girando per paesi dove producono ceramiche: più ne visitvao e più provavo fastidio. Ho cominciato allora a visitare paesini sconosciuti e ovvi. E poi a sperimentare, quando tornavo, decori assurdi, tecniche faticose nella lavorazione, smalti e cristalline. Nel forno, insieme agli smalti, ho fuso di tutto: gli effetti più belli li ho ottenuti con il vetro, e in special modo con le pietre di vetro che raccolgo sulla spiaggia di Positano. Dopo 20 anni siamo ancora qua a continuare quello che abbiamo iniziato, con amore e passione. Perché alla fine ogni pezzo che esce dal forno è come se fosse un figlio, per me.

Positano era famosa per le pezze come Vietri per le ceramiche… quanto ha cambiato l’artigianato l’avvento della globalizzazione e quali rimedi?

Globalizzazione= morte lenta di tradizioni e identità.  Lo vedo appunto nelle nostre zone, dove in questi ultimi anni, si guarda solo al “flusso turistico” e si inneggia a questi primati di presenze, che ci rendono orgogliosi. Io però mi domando: orgogliosi di cosa? Di distruggere quel grande patrimonio che ci hanno lasciato i nostri nonni, e ancor prima i loro nonni? Di svilire tradizioni che mano mano vanno sparendo, perché assorbiamo cultura estera e turistica, facendone stili di vita nostri? Le bellezze del nostro territorio si vendono in agenzia come se fossero i parchi del divertimento e così l’artigianato vero, che ancora esiste non viene valorizzato. Invece dalla ceramica a tutti gli altri settori dell’artigianato locale, si potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel riprendersi identità e territorio. Ma è una partita dura il saper rinunciare a qualche cosa per ottenerne un’altra magari meno redditizia… Invece di vendere limoni e limoncelli, insomma, potremmo puntare sul nostro vero potenziale: le tradizioni tramandateci dai nostri avi, insieme alla cultura che ci hanno lasciato le migliaia di pittori, attori, registi. coreografi, ballerini, scrittori e non so quante categorie ancora. Certo vino, mozzarella di bufala e pomodoro si vendono alla grande e abbiamo una classe politica che proprio per questo non si preoccupa delle altre categorie. Non sono uno specialista del settore, ma posso solo ricordare quello che ho vissuto nella mia gioventù a Positano, la bella gente che frequentava questi posti, la magia che si viveva prima, che mi ha fatto vedere tutto in modo diverso. Perché qui si è sempre viaggiato senza muoversi, grazie a quel turismo. Adesso viaggiamo: ogni inverno ci si ritrova tra la Thailandia ed il Brasile, a prendere nuove idee e nuovi spunti da importare in zona. E anche per questo siamo sempre sull’onda!

Anna Parlato

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