martedì 23 ottobre 2018
Logo Identità Insorgenti

CIPPI E DIVIETI

Il fuoco e quegli scugnizzi che non saranno mai come volete voi

Identità, NapoliCapitale, Seconda Slide | 18 gennaio 2016
 Napoli cippo sant'antonio banchi nuovi

Ospitiamo questa considerazione dei ragazzi dello Zero81 (che ieri hanno come molti guaglioni napoletani hanno acceso il cippo di Sant’Antuono ai Banchi nuovi, fuori al loro collettivo). Una considerazione sull’identità e la resistenza che facciamo nostra, cogliendo l’occasione per augurare loro buon compleanno, in occasione del primo lustro d’occupazione del loro spazio.

Le tradizioni, la musica e il folklore sono diventate una moda molto seguita nella nostra società; tant’è vero che chi si diverte alle feste popolari, chi è sempre alla ricerca della sagra giusta o del corso piu trandy di balli popolari a volte ignora cosa davvero voglia dire “popolare” o quale sia l’origine vera della tradizione, anche quella meno “romantica”


Succede che chi si diverte a ballare tarantelle e tammorriate nelle feste di piazza, poi bolli come “incivile e barbaro” uno degli eventi più importanti e visceralmente sentito dalla città di Napoli: il Fucarazzo di Sant’Antonio.


Da centinaia di anni, gli scugnizzi di ogni quartiere ingaggiano una feroce battaglia tra quartieri e con le forze del’ordine, per costruire il cippo piu grande e piu alto della città.


Un rito pagano che ha invaso la cultura cristiana piegandola alle sue usanze, sopravvivendo anche ai tempi dell’inquisizione.

napoli cippo sant'antonio borgo sant'antonio abate 2016


Il fuoco che si accende in ogni strada di Napoli, rappresenta la speranza che nelle nostre terre torni il calore e la luce che nei mesi invernali manca. Gli antichi che ben conoscevano il susseguirsi delle stagioni, ma allo stesso tempo rispettavano profondamente la madre terra, erano convinti che un fuoco che bruciasse il vecchio avrebbe aperto la strada al nuovo… e per una notte follia e ragione si mischiano, tanto da far adddirittura parlare gli animali (come il famoso porco di Sant’Antonio).


In queste ultime settimana si è scatenata una guerra mediatica e poliziesca nei confronti dei ragazzi dei quartieri popolari della città, rei di trafugare tutto il legno che c’è in circolazione per farlo bruciare nel fuoco dei loro fucarazzi.


Forse gli emarginati e gli scugnizzi possono non piacere, forse c’è qualcosa in certe usanze che non si addice ai canoni della nostra “civiltà evoluta occidentale”, ma è solo grazie a questi ragazzini che inconsapevolmente scelgono di ripetere ogni anno questo rito collettivo, se le tradizioni che tanto piacciono ai radical chic e agli intelletuali si ripetono e si tengono vive.


Viva il fucarazzo e viva gli scugnizzi, perchè non saranno mai come volete voi.

Collettivo Zero81

Articoli correlati

Attualità | 19 ottobre 2018

BONUS CULTURA

“Truffe” a Napoli? Titolo fuorviante. La maggior parte dei fondi spesi in libri

Cultura | 17 ottobre 2018

AL CONVEGNO SULLA SERAO

Identità Insorgenti all’Università con la mappa letteraria di Napoli

Beni Culturali | 16 ottobre 2018

LA STATUA DEL NILO

Il Corpo di Napoli: uomo o donna? Un dilemma di molti secoli fa