domenica 20 agosto 2017
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COSA CAMBIA NEGLI STADI

L’avvocato Coppola: “Via la tessera del tifoso? Bene ma non è tutto oro quel che luccica”

Sport | 10 agosto 2017

Chi scrive ha vissuto dal 2009 tutte le iniziative legate alla protesta verso la “tessera del tifoso”: senza dubbio la battaglia più lunga (ed ancora in corso) e più corrosiva che abbia vissuto il mondo delle tifoserie sportive in Italia. Con questo breve articolo cercheremo di far comprendere a chi legge cosa è cambiato e quali passi restano da fare per rendere gli stadi di nuovo fruibili alle persone e, perché no, agli ultras che hanno finito di scontare un d.a.s.po.

La scorsa settimana i vertici del calcio italiano hanno raggiunto un protocollo di ticketing che vede delle modifiche significative per la stagione in corso e che vedrà nell’anno 2018/2019 la nascita di uno strumento di fidelizzazione (prettamente delle società) che dovrà possedere prerogative diverse rispetto a quelle attuali.

Tuttavia è necessario fare un breve passo indietro e vedere dal 2009 ad oggi cosa è accaduto all’interno degli stadi e delle curve italiane.

Nel 2009 l’allora ministro Maroni dopo i fatti (terminati con una rapida archiviazione) di Roma-Napoli e del treno fantasma istituì l’obbligatorietà della tessera del tifoso per poter fare l’abbonamento e poter assistere alle trasferte della propria squadra del cuore. Questo strumento fu  da subito osteggiato dal 90%delle tifoserie italiane: infatti nella prima stagione solo le tifoserie di Juventus, Inter, Milan e Verona sottoscrissero il programma di fidelizzazione mentre nel resto dello stivale divampavano le polemiche per uno strumento ritenuto repressivo ed umiliante.

Nel corso di questi 8 anni si sono susseguite numerose iniziative, legali, politiche e di piazza che tuttavia non hanno scalfito l’iniziale quadro disegnato dal Ministro leghista. Poi, dulcis in fundo, il quadro venne ulteriormente inasprito dopo la tragica finale di coppa italia del 2014 con l’introduzione del d.a.spo fino ad 8 anni e della sorveglianza speciale (quella che si da agli associati) in casi di soggetti pluridiffidati (solo a Napoli ci sono 3 casi ) e l’introduzione del sottovalutato art.8 bis “ossia un periodo ulteriore di 3 anni dopo la scadenza del d.aspo. dopo il quale bisognava richiedere la riabilitazione amministrativa per poter accedere al programma “tessera del tifoso”. Nonostante questo quadro normativo degno del Cile di Pinochet e lo svuotamento costante degli stadi, molte tifoserie cedevano all’iniziale presa di posizione e le fila delle tifoserie “tesserate”aumentavano anno dopo anno, creando spaccature e lacerazioni di curve e movimenti interi.

E veniamo a oggi. Il protocollo, al di là del sensazionalismo di alcuni titoli, modifica la situazione solo in parte e veniamo all’elenco delle cose che, ad avviso di chi scrive, vanno e di quelle che vanno valutate con attenzione:

COSA VA

  1. Non sarà necessario accedere al programma tessera del tifoso per sottoscrivere l’abbonamento annuale.
  2. I botteghini saranno aperti fino al fischio di inizio per tutti i settori, tranne per quelle a rischio (in cui il settore ospiti potrà vendere fino alle 19 del giorno precedente della gara)
  3. I residenti nella regione di provenienza della squadra ospite potranno acquistare il biglietto del settore ospiti senza strumenti di fidelizzazione, ad eccezione delle gare ritenute a rischio in cui la vendita sarà riservata ai tifosi fidelizzati.
  4. I tifosi della squadra in trasferta non residenti nella regione di origine non avranno bisogno del programma di fidelizzaizone per poter assistere anche alle gare a rischio (ad esempio per vedere Verona Napoli del 19 Agosto un tifoso del Napoli residente a Milano potrà acquistare un biglietto del settore ospiti senza tessera del tifoso)
  5.  Sara’possibile introdurre megafoni e bandiere previa autorizzazione del GoS.

COSA NON VA

  1. Dalla stagione 2018-2019 la “tessera del tifoso” sarà sostuituita con una carta emanata dalle società sportive con “prerogative diverse”. In cosa consistono non si sa.
  2. Le società sono libere di organizzare le loro politiche nel ticketing ossia subordinare la vendita di biglietti abbonamenti e tessere alla sottoscrizione di un codice etico di comportamento che lascia alle società il potere /dovere di bandire per alcune partite i soggetti a loro modo di vedere indesiderati( la discrezionalità in questo caso è preoccupante ed in Inghilterra, dove vige un regolamento analgo, ci sono casi di persone bandite per aver contestato il presidente sui social network)
  3.  Nel protocollo non è fatta menzione di modifiche degli art.8bis e 9 che prevedono periodi in cui un soggetto che ha terminato un daspo non può liberamente acquistare un biglietto o sottoscrivere una tessera (per modificarli occorre un passaggio parlamentare).

Insomma a mio avviso solo al termine della seguente stagione calcistica, quando avremo chiaro in cosa consiste questo potere in capo alle società di poter bandire i tifosi “indesiderati”, potremmo affermare se si è trattato di un passo avanti o di un inesorabile capolinea!

Questo Vademecum ha lo scopo di far luce su cosa ci sia dietro questo protocollo: resta ora da capire quali strumenti normativi renderebbero l’accesso agli impianti più semplice. In primo luogo va rivisto il d.a.spo e l’obbligo di firma con il provvedimento di convalida che necessiterebbe di un contraddittorio non solo cartolare con parte /giudice e avvocato. In secondo luogo un’interpretazione diversa degli art.8 bis e 9 per evitare (caso unico in Europa) che si continui a scontare una doppia pena per gli stessi fatti! Ed ancora la depenalizzaizone della mancata firma (punita oggi con una pena più alta di un evasione). Ma l’auspicio finale è che si avvii una riforma organica di tutto il sistema “stadio”: non per garantire sacche di impunità ma per evitare l’esatto opposto. Ossia che determinati comportamenti o violazioni spesso insignificanti ingolfino le procure dello stivale.

Emilio Coppola

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