domenica 24 settembre 2017
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DA SCAMPIA AL VOMERO

Mattinata d’emozioni con Davide Cerullo: nella sua “Poesia cruda” l’esempio del riscatto delle periferie

Libri | 18 maggio 2017

Quanta distanza c’è tra il Vomero e Scampia? Ma soprattutto di che distanza parliamo: solo fisica – in linea d’aria – mentale o, si potrebbe azzardare, culturale?

Per noi è una distanza costruita che si può facilmente annullare e l’abbiamo visto questa mattina nella Sala Consiliare “Silvia Ruotolo” della V Municipalità, dove si presentava il libro di Davide Cerullo “Poesia cruda. Gli irrecuperabili non esistono”, un uomo con una storia di riscatto, dalla “gomorra” al sociale, nato appunto tra le Vele e oggi ospite d’onore al Vomero.

Prima dell’inizio  abbiamo incontrato per caso la madre di Davide che aspettava che l’incontro iniziasse: 72 anni, più di venti vissuti a Scampia, quattordici figli. Davide è il nono. A lui – ci racconta – tiene particolarmente. Di questa presentazione lo ha detto a tutti e ha rimandato anche una visita al cuore per esserci.

Fortemente voluto dal Consigliere Gianluca Tagliaferro e dall’assessore all’istruzione Elena Di Gregorio, l’incontro ha visto anche la partecipazione di Davide Estate, nipote di quel Maurizio vittima innocente della camorra, della Federazione Antiracket Vomero-Arenella e dell’autrice di “C come Camorra” Giampaola Costabile. Protagonisti veri, partecipi, attenti e interessati, gli studenti dei licei Mazzini e De Nicola, che si sono lasciati andare a diverse domande.

«Coinvolgere le scuole in un percorso come questo è fondamentale, come lo è portare l’esperienza estrema di Davide Cerullo in un contesto come quello del Vomero, certamente più facile di quello di quello di Scampia, vissuto da giovani che hanno la fortuna di poter frequentare la scuola, mentre Davide alla loro età gestiva già una piazza di spaccio ed era al suo primo arresto (a 16 anni, ndr). Scampia è un territorio su cui si sono scritti fiumi di parole, sempre dimenticando quella società onesta che sta in mezzo tra la camorra e gli eroi» spiega Tagliaferro.

Lo conferma anche l’Assessore De Gregorio: «Riflettere sulla legalità e sul contrasto alla criminalità è imprescindibile, va fatto anche attraverso piccoli contributi. In questo senso quello di Davide è un esempio determinante, perché offre quella spinta positiva e sana che serve per rispondere alle pressioni di un sistema criminale che tiene stretta in una morsa la città».

Davide Estate invece a Scampia ci è andato prima, a conoscere Davide e il suo “Albero delle storie”, un luogo in cui si combatte la dispersione scolastica e si cerca di ridare dignità al quartiere: «Si commemorano sempre i morti, si raccontano le loro storie e troppo poco si guarda a chi è vivo, a chi è uscito dai sistemi criminali e prova a fare qualcosa ogni giorno per riemergere. Quando hanno ucciso mio zio Maurizio, tutti mi ripetevano di andare via da Napoli, ma io nel buio che avevo intorno riuscivo a vedere  qualcosa da realizzare, sogni da concretizzare. E questo fa anche Davide Cerullo, sta cambiando quello che lo circondava in un contesto che prima non lo ha aiutato, fa qualcosa di ordinariamente straordinario, spezzando una catena di violenze, interrompendo quel rapporto esclusivo tra vittima e carnefice, per riscoprire una luce in cui camminare e continuare a immaginare un cambiamento. La sua forza sta nel fare».

Ed è questa esperienza fatta di carne e sangue che è mancata a Giampaola Costabile nelle sue ricerche e negli studi che l’hanno portata a scrivere ” C come Camorra”. Alla fine l’ha trovata a pagina 45 del libro di Davide: «Non comprendevo il meccanismo che portava ad entrare in questa rete criminale, poi in Poesia Cruda ho letto di ammirazione per i camorristi, per i boss ed ho capito che questo può spingere prima a subire, poi ad accettare e infine a percepire la criminalità come un modo per riscattarsi dalla miseria. È l’idea della corruttibilità degli uomini e dell’ambiente, ma nel libro di Davide c’è soprattutto la speranza di poter fare scelte di senso, recuperando la volontà e riprendendosi un percorso di vita migliore».

Ma Davide chi è? A che punto della sua esistenza ha scelto di andare in direzione contraria rispetto a quello che aveva sempre conosciuto come normale, quasi scontato, a Scampia? Glielo hanno chiesto gli studenti presenti e tutti, chiaramente, avevano visto e rivisto sia “Gomorra” che “Narcos” e anche Davide ha guardato entrambe le serie. Il confronto dunque non è mancato. Oggi Davide è un uomo che coraggiosamente è tornato nel quartiere dopo essersi allontanato dalla famiglia e dalla città, trascorrendo diverso tempo a Modena, ha due figli, ha pubblicato sei libri, a breve inaugurerà una biblioteca popolare a Scampia e presto sarà a Londra per  la pubblicazione di un volume in inglese. Eppure la prima volta che si è sentito dire bravo, è stato dalla voce di un boss di Scampia: «La scuola di me non si è mai accorta, ci sono andato fino alla quinta elementare. Nemmeno la mia famiglia c’era, mio padre ci ha lasciati, mio fratello più grande si è iniettato in vena eroina per quindici anni, quasi tutti abbiamo reati alle spalle. E io mi sentivo importante a girare con il motorino nuovo intorno alle vele, avevo riconoscenza e rispetto perché facevo paura. A sedici anni il primo arresto, poi il primo agguato, non sono morto. A diciotto anni ero in carcere a Poggioreale, nel padiglione Avellino: 25 in una stanza, solo con un’ora d’aria al giorno. Poi la scrittura mi ha salvato».

Ed è scrivendo che tutta la negatività che lo aveva circondato si è dissolta: «Avevo solo bisogno di una possibilità, di dotarmi degli strumenti giusti per essere una persona diversa e nell’istruzione ho trovato democrazia e libertà e ora credo in questo. È stato difficile vincere quel me stesso sbagliato, ma adesso so che se Gomorra porta in scena l’Inferno senza speranza, siamo noi a dover portare in scena un secondo tempo di possibilità, di volontà di cambiamento, anche se è complicato lavorare in un territorio come Scampia. Ci sono 80.000 abitanti, molte sono persone eccellenti, eppure è il quartiere con il più alto tasso di analfabetismo: questo bisogna combattere, anzitutto. Col tempo ho imparato l’italiano e forse l’accento non si sente quasi più, ma sono e resto napoletano, che è un’altra cosa. Sono un napoletano che si è ripreso la vita, che ha imparato a scrivere, a fare delle belle fotografie. Prima non riuscivo neanche a dire che vengo da Scampia, per conquistare le ragazze dicevo che ero del Vomero, perchè Scampia è sempre stata il male di Napoli. Oggi sono tornato consapevole, cosciente che l’umanità vera la conosci proprio qui, a Scampia come in quei quartieri fragili che non sono così distanti dal centro. Io so che se ci danno quella famosa leva, il mondo riusciamo a sollevarlo anche noi. In questo ho grande speranza».

Maria Fioretti

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