sabato 23 settembre 2017
Logo Identità Insorgenti

DAL BLOG SUD RIBELLE

Una risposta ai pregiudizi sul Sud dell’Espresso

Altri Sud, Attualità, Seconda Slide | 28 marzo 2017

Siamo sotto gli occhi di tutti. Ieri lo eravamo come costante oggetto di critica e paternalismo, per il nostro immobilismo di fronte a tutti i tristi eventi che ci hanno riguardato; oggi lo siamo per la nostra voglia di riscatto. Prima volevano insegnarci come risolvere i nostri problemi, da soli e senza aiuti, adesso che abbiamo deciso di prendere in mano da soli il nostro destino, vogliono dettarci la scala delle priorità.
È l’atteggiamento che si avrebbe verso una colonia economica e spirituale, che vuole svincolarsi dalla minorità.

Un esempio che stiamo vivendo in queste ore è l’editoriale de L’Espresso intitolato “Rivolta a Sud”, che ci fa l’onore della prima pagina, con un’immagine grottesca dell’Italia capovolta antropomorfa privata della Sicilia e della Sardegna. Il tutto di uno strano colore verde lega.
Mettendo insieme personaggi dalle idee e dalle storie politiche più o meno diverse, unite soltanto dall’essere meridionali, L’Espresso ci rivomita un’immagine di un leghismo in salsa meridionale, straccione e dalle idee confuse, frutto di un “vuoto politico” o un “cielo vuoto di ideali” e altri paroloni da pseudo-sinistra radical chic, e variazioni sul tema “dategli le brioches”.

Questo atteggiamento da parte della classe intellettualoide di questo paese presuppone un’ignoranza compiaciuta della situazione sociopolitica meridionale, risultato di unavisione nordcentrica che non concepisce il Sud come entità storicamente e culturalmente diversa, bensì come un luogo strutturalmente minore e un eterno tema di serie b, indegno di qualsiasi sforzo e approfondimento.
Presupposto indiscusso è l’immagine dei cittadini meridionali come gregge di lazzaroni incolti, non in grado di decidere per il proprio bene e bisognosi di un pastore, possibilmente legato alle disgustose consorterie partitiche tradizionali, la cui dissoluzione sembra essere per i giornalisti italiani la grande tragedia del secolo.

Infatti, mentre è più che mai calzante dal punto di vista nazionale l’interpretazione postideologica, questa non è valida per alcune amministrazioni del Sud, come ad esempio l’amministrazione de Magistris, che è anzi neo-ideologica, nel senso che si presenta come una fucina di nuove idee, fenomeno che non si osserva in nessuna amministrazione del Centro-nord.

È un vulcano di idee non ancora completamente strutturate, che ha come fondamenta salde l’identità, il bene comune, la giustizia sociale, l’autonomia, che configurano un’ideale di società interconnessa e di democrazia partecipata, da contrapporre al pensiero unico dominante di un  centralismo e di un elitarismo sedicente illuminato.
Questa, che potremmo definire una nuova filosofia della gestione della cosa pubblica, lungi dall’essere espressione rozza di una fiumana di lazzari, è stata ideata e sostenuta da molti esponenti della classe intellettuale meridionale. Uno degli esempi più recenti è il libro in uscita “La città ribelle” di Luigi de Magistris, con i contributi dei famosi scrittori Erri De Luca e Maurizio De Giovanni.

Un’altra sottile e dannosa contraffazione della realtà, operata nell’editoriale, è quella di presentare la battaglia per il cambiamento della toponomastica e il più che legittimo ripristino della verità storica, come una ridicola velleità da Neoborbonici, quando le proposte avanzate su questo tema sono provenute in modo trasversale da esponenti di partiti che vanno dal centro-sinistra alla destra, passando per il Movimento5Stelle e i centri sociali.

Citiamo solo alcuni esempi: la proposta di ridenominazione del corso principale di Cava de’ Tirreni, strategico comune campano situato tra Salerno e Napoli, da Umberto I a Ferrante I d’Aragona, da parte della giunta di centro-sinistra; l’approvazione della mozione per l’istituzione del Giorno della Memoria per le Vittime del risorgimento,  avanzata in Basilicata dal Movimento5Stelle; la revoca della cittadinanza onoraria napoletana al generale Cialdini, proposta dal consigliere Pietro Rinaldi, di Napoli in Comune a Sinistra.

Potremmo continuare per pagine e pagine, scandagliando e contraddicendo punto per punto l’editoriale di questa domenica, ma ve lo risparmiamo, anche perché gli articoli, se letti con onesti sentimenti, privi di pregiudizi, parlano da sé.

Obiettivo di una stampa degna di questo nome dovrebbe essere quello di comprendere le diversità e utilizzare le chiavi di lettura più adatte per analizzare i fenomeni che caratterizzano le varie anime di un paese estremamente diversificato.

Certo, è difficile in un paese in cui la maggior parte delle testate e televisioni di diffusione nazionale è geolocalizzata al Centro-nord (più al nord che al centro), e si limita a ignorare l’esistenza del Meridione o a denigrarlo, o, peggio, ad attribuirgli indiscriminatamente dinamiche tipiche dell’unica parte d’Italia che conosce.

Il risultato è che la politica meridionale viene trattata come quella di un paese estero, in cui però non c’è alcun inviato sul posto.

 

Teresa Apicella

Ernesto Micieli

Articoli correlati

Altri Sud | 8 settembre 2017

IN VIAGGIO CON GEGE’ VIBES

Jamaica, un sud del mondo gemellato al Salento dove la musica è fratellanza

Lingua Napoletana | 8 settembre 2017

LINGUA NAPOLETANA

Da domenica su Identità Insorgenti il Corso di Ortografia Napoletana di Enzo Carro

Giustizia | 12 luglio 2017

DECISIONE STORICA

Gli imputati parlano solo Napoletano, a Macerata il giudice ingaggia un interprete