domenica 20 agosto 2017
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GIU’ LE MANI DA FACCIA GIALLA

Parla Andoli, sangennariano del popolo: “Intoccabile la laicità della deputazione”

Attualità, Battaglie, Cultura, Identità, Italia, NapoliCapitale, Seconda Slide, Storia | 29 febbraio 2016
Francesco Andoli (foto Sergio Siano)
Francesco Andoli (foto Sergio Siano)

Profeta laico di San Gennaro in città, Francesco Andoli, giornalista, napoletano doc, è tra i massimi esperti del nostro patrono a Napoli. A lui abbiamo rivolto alcune domande sia per spiegare meglio ai nostri lettori cos’è la deputazione che per far comprendere quanto sia grave l’iniziativa del ministro Alfano, già anticipata questa mattina su queste pagine in un articolo a firma del nostro vicedirettore Drusiana Vetrano. Da laici, siamo entrambi convinti che questa vicenda abbia poco a che fare con il folklore e che si tratti, piuttosto, di una serissima questione socio-antropologica. Per questo siamo pronti a dar battaglia insieme a tantissimi gruppi, associazioni, movimenti che si stanno già ribellando a questa decisione: l’appuntamento è sabato 5 marzo alle 15, davanti al Duomo di Napoli.

Francesco, anzitutto raccontami la tua reazione quando hai letto che la Deputazione di San Gennaro, l’organo laico che da  cinque secoli si prende cura del Santo dei napoletani, sta per essere scalzata dalla Curia grazie ad un colpo di penna del Viminale, a firma del Ministro Angelino Alfano.

Il Ministro Angelino Alfano, con questo ridicolo decreto, sta per compiere un autentico sopruso ai danni del popolo napoletano. Mi chiedo come mai, con tutte le cose molto più urgenti e importanti a cui badare – come la lotta alla criminalità organizzata in città, tanto per fare un esempio! – il capo del Viminale vada a impicciarsi proprio degli affari di San Gennaro fino a guardare nella cosiddetta “scazzetta”. Mi pare evidente che Alfano abbia ricevuto pressioni dagli ambienti ecclesiastici e, in particolare, dalla curia napoletana con a capo il Cardinale Crescenzio Sepe. Quest’ultimo, come molti dei suoi predecessori, non si rassegna all’idea che il culto di San Gennaro sia gestito dalla Eccellentissima Deputazione, un organo collegiale rigorosamente laico che, da circa cinque secoli, in nome e per conto del popolo napoletano, custodisce il busto del Patrono, le sue venerabili reliquie e il suo preziosissimo corredo sacro.

Tu, come noi, sei convinto dunque che ci sia la curia napoletana dietro la decisione di Alfano?

Ecco, è proprio questo il punto. Fuori da ogni ipocrisia, la verità è che la curia napoletana non vuol proprio rinunciare a mettere le mani sul business Gennaro e, soprattutto, sul suo tesoro unanimemente considerato il più prezioso al mondo, persino più di quello della corona inglese e degli zar di Russia. Non ci dimentichiamo che, col Concilio di Trento, la chiesa cattolica impose definitivamente il celibato ai prelati affinché i suoi beni materiali non andassero dispersi in molteplici assi ereditari. Figuriamoci, dunque, quanto può far gola alla curia il corredo sacro di San Gennaro. Alfano, però, si sta arrogando un diritto che proprio non gli spetta. Egli ha solo il compito di nominare i membri della Deputazione, un compito che prima spettava al Presidente dell Repubblica, ma non può deciderne la composizione e non può mutarne la natura giuridica. In altre parole, non è il ministro dell’interno che può stabilire che un terzo della Deputazione, cioè quattro membri, sia rappresentato da uomini del clero e derubricare l’istituzione a Fabbriceria per demolire la sua ingerenza nei servizi di culto. (La Fabbriceria è la persona giuridica alla quale è devoluta l’amministrazione di quella parte del patrimonio di una chiesa, che è destinata alla manutenzione dell’edificio e alle spese del culto, ndr).

Questa laicità partenopea  è intollerabile per la chiesa…

Si. Eppure il motivo è tanto semplice quanto ineluttabile. La natura laica della Deputazione e le funzioni che le sono state ascritte, trovano legittimazione in ben due bolle papali. La prima porta la firma di Papa Paolo V e risale addirittura al 1605. La seconda bolla papale è del 1927 e fu emessa da Papa Pio XI col nome di Neapolitanae Civitatis Gloria. Entrambi questi documenti pontifici confermano il diritto di patronato della città di Napoli sulla Cappella, l’amministrazione dei beni, l’elezione dei cappellani coi relativi diritti e doveri, il servizio del culto divino ed altri privilegi. Pertanto, se qualcuno, dopo cinquecento anni, vuol davvero cambiare le carte in tavola, quel qualcuno può essere unicamente Bergoglio, non di certo il Cardinale Sepe in combutta con il potere politico centrale incarnato da Angelino Alfano.

E tu credi che il Papa potrebbe intervenire?

Papa Francesco sa benissimo che la Deputazione, nella sua totale laicità, si è dimostrata nei secoli assolutamente all’altezza del compito e del privilegio che i suoi illustri predecessori hanno voluto concedere ad essa e, quindi, all’intero popolo partenopeo. Di fatto, siamo stati gli unici al mondo e nella storia dell’umanità, a piegare sacra romana chiesa alle nostre legittime istanze nella professione del culto cattolico di San Gennaro. Anzi, anche a costo di apparire pagano, vi dirò di più: è proprio grazie a questo importante margine di autonomia concessoci dal Vaticano che ci siamo tenuti rigidamente nel solco della religione cattolica. Altrimenti, da perfetta Tribù quale siamo, avremmo finito per fare di Gennaro la nostra divinità esclusiva. Oppure, avremmo finito per fondare una chiesa Sangennariana. Diamine, questo Stato non ce l’avrebbe nemmeno potuto impedire visto che la libertà di religione è garantita dalla carta costituzionale. Il vergognoso decreto di Alfano attenta al nostro più grande capolavoro di libertà e di autonomia. Un capolavoro di fede e di amore.

Siamo un popolo autonomo anche nel culto. Anche il sindaco De Magistris, capo della deputazione quale primo cittadino di Napoli, si è schierato contro questa decisione di Alfano.

Sì, perché il popolo napoletano è talmente devoto al suo Patrono da volersene prendere cura in prima persona. Badate bene, questa non è una questione di folklore bensì una delicatissima querelle socio-antropologica. Qui è in ballo la nostra storia, la nostra identità. Dunque mi auguro che non salti fuori il solito Saviano a “pontificare” che abbiamo cose bene più serie a cui pensare. Grazie Roberto, ma anche San Gennaro, per i partenopei, è un tema serissimo. Il cardinale Sepe, da buon pastore, dovrebbe avere massimo rispetto delle esigenze e delle istanze del suo gregge. Sottrarre San Gennaro alle cure dirette del popolo napoletano equivale a scippare un figlio ad una madre. E a Napoli si sa che, una cosa del genere, è inammissibile. Ma Sepe è nato a Caserta, solo per questo gli possiamo concedere l’indulgenza nostra e quella di Gennaro. Se la curia e i politici vorranno farci questo grave torto, di certo non resteremo fermi a guardare. Daremo battaglia fino…all’ultima goccia di sangue!

Lucilla Parlato

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