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I RIONI DI NAPOLI

L’Arenaccia, luogo di giostre e appiccechi: anche il Sebeto (e il Calcio Napoli) passarono di qui

Identità, Lingua Napoletana, NapoliCapitale, Seconda Slide, Storia | 9 febbraio 2018

Via Arenaccia, una delle arterie centrali e più trafficate della città di Napoli, parte da piazza Ottocalli è termina all’incrocio col corso Novara e ponte Casanova, e anche se la maggior parte degli edifici riportano al risanamento, la sua storia si fonda in tempi molto più antichi; molto probabilmente, sotto l’asfalto di questa strada è sepolta parte del leggendario fiume Sebeto, e cosa molto curiosa del ricercare la storia di questo quartiere, è l’imbattersi nelle tante fonti in lingua Napoletana.

Il quartiere, trovandosi fuori dalla cinta muraria della città antica, era il luogo destinato alle “giostre”. La gente della città era solita recarsi in tale luogo per “gli appiccechi”, ovvero litigi e regolamenti di conti, che si svolgevano rigorosamente a calci, legnate, e sassate:

Jammo, si tu n’aje voglia,
o fora a lo Pertuso,
o dinto l’Arenaccia,
e lla n’ce scapricciammo,
lla n’ce ne dammo propio pe lle ccogne,
a cauce, a ssecuzzune, a prete, a llegne.(1)

Tutte le testimonianze sul Sebeto attestano che il fiume passasse per questa strada. Il percorso prevedeva un passaggio sotto gli archi del ponte Casanova, ponte che oggi trovandosi a livello della strada risulta irriconoscibile, e di cui ne rimane solo il toponimo, per infine gettarsi nelle acque del porto, nei pressi del castello del Carmine, al ponte della Maddalena. Il percorso del fiume è raffigurato in molte carte geografiche del 700.

Il nome “Arenaccia” etimologicamente deriva da “Arena”. In questa zona nel 500 si tenevano tornei e giostre, e poi essendo questa piana soggetta all’accumulo delle acque piovane della città (le famose lave), era caratterizzata dalla sabbia, in Napoletano “Rena”. Le lave scorrevano giú per i Camaldoli, il Vomero, la collina di Capodimonte e Capodichino, investendo la zona caratterizzata nei periodi di siccità da un fondo sabbioso, o arenoso: Dal vocabolario Napoletano di De Ritiis (1845): Arenaccia: è per aferesi Renaccia. Così chiamasi quella zona di terra incolta all’oriente di Napoli per la quale corrono le alluvioni che discendono dalle alture settentrionali:

Comme pe na gran cchioppetta serrata,
Lo lavone a li Vergine s’aunesce,
e piglianne autri llave pe la strada,
Peo de sciommara a Sant’Antuono cresce:
Lla pe tre buche fa na deruppata,
e la Renaccia cchiu se mmazzaresce,
e se ghiotte Sebbeto, e a furia, e pare,
che boglia fa a punnia co lo mare. (2)

Fu già luogo destinato alle atletiche risse della bassa plebe:
“Accorze che Cienzo facenno a pretate alla Renaccia co lo figlio de masto Nicola, le ruppe la chiareccola..” (3).

“Ma nun sarrà birgogna, a ttradimiento,
accider’uno si te sfida addonca,
ca se ne venga mmiezo a l’Arenaccia,
azzò se vea da me la fede schietta.” (4)

Da una collezione delle pragmatiche del Regno di Napoli del 1803, risulta che questa usanza era praticata dalla popolazione fino agli inizi dell’ottocento: “ Sua Eccellenza fa grazia a tutti gli inquisiti d’aver fatto a pietre nell’Arenaccia, purché non vi sia seguita ferita”(5). Nelle guide settecentesche e ottocentesche risulta trovarsi tra la parte racchiusa tra le odierne via colonnello Lahalle, via generale Pianell, via Piazzola e di nuovo via Arenaccia, un campo chiamato “Capitanio”, concesso dai Borbone ai Rom, dove vennero assegnate abitazioni a più di 100 famiglie. Questo isolato veniva riportato sulle carte col toponimo di “ i Zingari”, e sempre all’Arenaccia si trovava la “polveriera”, ovvero una fabbrica e deposito di polveri da sparo.

Nel 1840, come obiettivo di collegamento tra via Foria ed il campo di Marte, sotto ordine di Ferdinando II di Borbone, viene inaugurato il ponte dell’Arenaccia. Il ponte (nel 2006 circa abbattuto e rifatto), venne costruito in tufo. Era caratterizzato da due archi asimmetrici: uno serviva per il passaggio delle persone, l’altro per contenere le “lave”, e le acque reflue di alcune industrie che si trovavano nei paraggi. Sempre in quegli anni venne progettata la rampa che tutt’ora porta da via Arenaccia alla “Doganella” oggi via Don Bosco, anche se bisogna aspettare il risanamento per vedere la strada ed il quartiere prendere l’assetto urbano odierno. Infatti col risanamento, per avvicinare la città con Poggioreale e Secondigliano, venne edificato tutto il nucleo abitativo oggi identificato col nome di Vasto-Arenaccia.

Tra gli ultimi avvenimenti memorabili nel quartiere, è l’inaugurazione del “campo Albricci”. Lo stadio militare dell’Arenaccia, nell’attuale via generale Pignatelli, nel 1923 venne inaugurato con una strana competizione: lo spettatore, come in una corrida, avrebbe dovuto conquistare una coccarda posizionata sul dorso di un toro contenente 500 lire. La stessa struttura è stata stadio: il primo stadio casalingo della S.S.C. Napoli dal 1926 al 1930.

Carmine Sadeo

Note
(1)Vocabolario Napoletano lessicografico e storico di Vincenzo De Ritiis 1845
(2)La Gerusalemme liberata di T.Tasso votata a llengua nosta da Gabriele Fasano.
(3)Lo cunto de li cunti, Basile
(4)Il pastor Fido in lingua Napoletana, Battista Guarini
(5)Nuova collezione delle pragmatiche del Regno di Napoli, tomo I, Napoli, 1803
Altre note
– Notizie del bello e dell’antico… Celano 1692
– Delle acque pubbliche della città di Napoli, Felice Abate, 1840

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