lunedì 23 ottobre 2017
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IL MITARIELLO DELLA SETTIMANA

Partenope e Butterfly effect

Mitariello | 7 ottobre 2017

« Così cantava Parthenope, che provava un dolore dolce
La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore. »

(Johann Gottfried Herder, Parthenope, 1796.)

Prologo.

Mura del castello dell’Ovo, ottobre 2017.

senti gennà, che ci facciamo qua..?” disse lei, gli occhi neri divampanti di curiosità.

ascoltami, vuoi conoscere Napoli giusto? immaginala come un enorme puzzle. Anzi un cryptex.

cioè?”

un giochino inventato da Dan Brown nel codice da vinci, una sincrasi fra cryptology (crittologia) e codex (manoscritto). Napoli è un cryptex a cielo aperto, ogni rotellina che lo compone affonda le radici nella storia e nella mitologia. Solo codificandole puoi capirla… e la prima rotellina parla di Partenope

Grecia antica, punto quasi imprecisato del Mediterraneo.

Uli, ma porca venere perchè ti devi infilare in questo casino? non puoi fare come tutti i famosi e pippare coca dal seno di qualche ninfetta..? o rapire una donna tipo paride ed elena? certo che a pensare poi le conseguenze, guerra,cos…tira più un pelo di dea che il carro di apollo…. eppure Circe ti ha avvisato..

La leggenda infatti narra che la temibile Maga Circe aveva raccontato al prode Odisseo\Ulisse, tornato dalla guerra di Troia, delle voci che aleggiavano nel mondo antico: il canto delle Sirene, esseri mitologici con il corpo per metà di donna e per metà pesce, era pericoloso e portava alla pazzia o peggio, addirittura alla morte.

“Gennà dicono che le sirene fanno o’megl piano bar di tutta la Magna Grecia e Penelope le vuole per la cerimonia, sai dopo 10 anni in giro qualcosa mi devo far perdonare. Però prima voglio sentire che piezz fann

Il mondo della mitologia greca infatti, racconta che le sirene erano esseri dalla voce incantevole e melodiosa, dall’aspetto soave esse vivevano su un gruppo di scogli che  oggi sono rinominati “Li Galli” e con il loro canto senza tempo ammaliavano i marinai e i naviganti che giravano il mondo e solcavano i sette mari sfidando esploratori esperti e abili viandanti  che venivano attirati dal magico potere del canto, ipnotizzati dal seducente richiamo tanto da perdere il controllo del timone e far schiantare le proprie navi sugli scogli o sulle rive di terre e isole poco conosciute.

“uli, senti io nel frattempo t’attacco all’albero maestro con queste corde…non è che per sentire un concerto per te, dobbiamo andare a mare con tutti i panni pure noi. E poi se essere legato ti piace come piace a tua moglie, bondage, cos..”

“cosa?”

ma l’imbarazzo della conversazione parve sparire improvvisamente quando tutto si animò, l’aria si fermò e poi, silenzio. (Cit.)

no, non era la discesa in campo di ken il guerriero ma solo il mistico richiamo angelico del coro di voci divine, corde divine toccato solo in precedenza all’ennesimo matrimonio di zeus quando cantarono in duetto  Rosario Miraggio e Ida Rendano con “la Notte”

Tu primm e fa ammor
m le giurat ca ce putevm spuglia
sul na vota pe na nuttata
mo comm facc a te scurda
comm te perd si po te trov quand parl co core

ij primm e fa ammor nun te cercav e mo ca nun me fir e sta
vuless ancora nata nuttata pe sta scetat a te vasà
agg giurat ma stu peccato é o peccat re ‘nnamurat

Sebbene la spettacolare canzone con il saluto agli ospiti dello stato e zio pasquale ingiustamente detenuto a poggioreale con un forte abbraccio dalla sua annarella dei quartieri, nonostante gli esseri mitologici proponessero al temerario e curioso Ulisse di svelargli i più oscuri e inaccessibili segreti della conoscenza dell’uomo e di quella divina − il modo in cui avevano avuto origine il tempo, il mondo e il cielo − gennaro, compagno d’avventura dell’astuto re, come detto lo legò con delle corde all’albero maestro dell’imbarcazione tappandosi e facendo tappare le orecchie con della cera a tutto l’equipaggio per non sentire il canto della sirene. Sia per non cadere in tentazione, sia perchè non teneva nessuno a poggioreale da salutare.

ma come in una sorta di “The Butterfly Effect”, la teoria secondo la quale il battito d’ali di una farfalla può scatenare una reazione a catena che porta ad uragani dall’altra parte del mondo, cosi il gesto di ulisse porta alla “creazione” di una delle città più belle, mitiche e mistiche della terra.

a facc ro cazz gennà…profondo questo passaggio, devo suggerirlo all’amico Omero

si, tanto sono sicuro che anche solo queste tre righe hanno più possibilità di vincere il nobel per la letteratura rispetto a Murakami

infatti, avvenne una cosa che mai si era vista o letta nei miti,  le sirene che erano esseri divini ma non immortali, avendo fallito nell’ammaliare Ulisse e i suoi compagni per la disperazione lsi uccisero buttandosi giù dagli scogli a tipo Lemmings. (che comunque è una leggenda metropolitana)

La corrente marina, però che in un punto particolare delle terre emerse della penisola italica diventa più forte, aiutata dall’azione del vento e dal fluire delle onde, gettò il corpo della bella sirena Parthenope sugli scogli dell’isolotto di Megaride, luogo un tempo mistico oggi noto come borgo del Castel dell’Ovo.

Il corpo della dea venne portato sulla spiaggia e trovato dagli abitanti della città, che nonostante stavano con la capa nella frittata di maccheroni e nei puparuoli guardarono ammirati  la creatura divina senza vita e senza tempo deponendone poi il corpo in un sepolcro appositamente costruito.  La tomba nel corso del tempo divenne luogo di venerazione e adorazione famosa in tutti gli angoli più remoti delle terre conosciute cosicchè i pescatori di Megaride diedero al loro villaggio il nome di Parthenope.

Epilogo.

bellissima storia Gennà” disse lei mentre il sole tramontava all’orizzonte e lingue di fuoco si allungavano nel golfo.

il vento soffiava leggero, uno scirocco costante che a fare bene attenzione quasi si potevano sentire sussurrate le parole della Serao:

« Parthenope non è morta, Parthenope non ha tomba, Ella vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. È lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene (…) quando vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante, quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate è la sua voce che le pronunzia, quando un rumore di baci indistinto, sommesso, ci fa trasalire, sono i baci suoi, quando un fruscio di abiti ci fa fremere è il suo peplo che striscia sull’arena, è lei che fa contorcere di passione, languire ed impallidire d’amore la città. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non muore, non ha tomba, è immortale …è l’amore».

Aniello Napolano

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