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IL MITARIELLO

La figliata dei Femminielli

Mitariello | 13 maggio 2018

Ssshhh! Zitti! Silenzio! Questa è ‘na storia antica. Anzi, eterna. Da quann’ è nato il mondo le cose so’ iut semp’ accussì.”

(Peppe Barra,  apertura del film “Napoli Velata”)

Premessa: Questa  è solo la prima parte di vari mitarielli sull’argomento visto che la storiografia  dei femminielli a Napoli è molto variegata per non dire sterminata dato che  è un argomento che affonda le radici nella notte dei tempi, mischiando riti pagani, riti religiosi e misticismo.

Quindi degna dei mitarielli.

La figura del “femmenèlla” esiste da molto tempo nella tradizione campana, all’interno della quale riesce a godere di una posizione relativamente privilegiata grazie alla sua partecipazione ad alcune manifestazioni folkloristiche (a volte anche di ambito religioso come la “Candelora al Santuario di Montevergine ad Avellino” oppure la “Tammurriata” alla festa della Madonna dell’Arco).

Il femmenèlla è una figura che fa parte del tessuto sociale dei quartieri popolari del centro storico di Napoli dove è una persona rispettata. Occasionalmente può venire canzonato in modo benevolo o affettuoso da persona conosciuta del quartiere, alla quale egli però sa rispondere prontamente e a tono con una battuta salace.

Generalmente il femmenèlla viene considerato persona che porta fortuna. Per questa ragione è invalso l’uso (sempre nei quartieri popolari) di mettergli in braccio il bimbo appena nato e scattargli la foto; oppure farlo partecipare a giochi di società quali la tombola.

Fine Premessa generale e diamo il via al mitariello.

La  leggenda che tratteremo, “La figliata dei femminielli” è una storia antica, talmente antica da sembrare eterna e che affonda le radici in profondità nella storia napoletana e mondiale. Una storia che sopravvive ai tempi, alle mode, ai costumi, ai giudizi e pregiudizi, ai divieti e agli eccessi.

La Figliata dei Femminielli è un rito ancestrale della fecondità praticato per secoli alle pendici del Vesuvio e più precisamente nella zona di Torre del Greco. Curzio Malaparte, nel libro “La Pelle”, descrive dettagliatamente il rito della figliata ripreso poi nel film omonimo del 1981, diretto da Liliana Cavani.

“Il Femminiello in posizione supina, simulava le doglie del parto accerchiato da altri Femminielli che accompagnavano la recita con lamenti e litanie secondo le tecniche del taluorno (accompagnamento vocale)  e del trivolo battuto(dolore picchiato, cioè una cantilena tipica della veglia funebre in cui si oscilla il capo avanti e indietro colpendo le proprie guance con le mani.) Il frutto del parto era talvolta una bambola o più frequentemente un fallo di dimensioni spropositate e veniva festeggiato con babà e Vermouth offerti con grande gioia dalle donne presenti in sala. La scena, che poteva durare anche diverse ore proprio come un reale travaglio, veniva spesso coperta da un telo, in quanto, secondo la tradizione, era più importante sentire che vedere”.

 

Un rito antico ma che sembra  come detto essere sopravvissuto  anche durante i secoli e addirittura  in diverse posizioni geografiche visto che da sempre attira  l’attenzione degli antropologi che lo hanno notato  e studiato in diverse comunità, le più disparate definendola “couvade”.

“Si parla della “couvade” come di una partecipazione emotiva dell’uomo alla gravidanza, al parto e al post parto, utile a confondere gli spiriti, evitando così rischi magici al neonato, e attirando sull’uomo padre (elemento più forte della donna) i loro attacchi” queste sono le parole di  Edward B. Tylor, padre dell’antropologia moderna. (e ci viene in mente Eduardo de Filippo che cova le uova per la moglie Tina Pica nel film “Marito e moglie”. Rivedetelo, vale!)

Diverse possono essere le funzioni e le interpretazioni della “couvade”:

 

Riallacciandoci alla “couvade”  storico locale,   i  femminielli sono figure familiari e fanno parte da sempre del tradizionale paesaggio umano della metropoli partenopea,  al punto che nel Regno di Napoli l’omosessualità non è mai stata punita anzi casomai erano visti come mistici locali dato che racchiudere i due sessi in uno stesso corpo era qualcosa  che apparteneva alla sacralità del mondo pagano  in cui l’ ambiguità sessuale era un aspetto della completezza divina invece che qualcosa da demonizzare.  La Figliata dei Femminielli  di matrice napoletana difatti  si riallaccia al culto magno-greco della Grande Madre Cibele, al cui servizio erano ammessi coloro che si fossero evirati per emulazione del dio Attis , grande amore di Cibele, mentre arrivando ai giorni nostri la loro figura  è  legata al culto della Madonna nera ossia la Madonna di Montevergine, definita anche “Mamma schiavona” per il manto nero che indossa e che ricorda il colore degli schiavi portati dalle colonie. Il connubio tra femminielli e la Vergine è antico e precede la creazione del Santuario.

Ma di questo parleremo nei prossimi mitarielli.

Stratificazioni storiche, culturali, sociali di una città nel cuore del Mediterraneo, di un città di frontiera sempre al limite tra impeti futuristici e stratificazioni arcaiche, baricentrica nella sua mediazione tra tradizione e innovazione hanno reso Napoli una delle capitali mondiali di queste storie che sposano perfettamente tradizione pagana, religiosa e culturale che la rendono una città immortale.

Aniello Napolano

 

 

Aniello Napolano

 

 

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