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IL MITARIELLO

Virgilio, mago e poeta

Mitariello | 11 novembre 2017

“Mi ha generato Mantova, il Salento mi ha strappato alla vita, ora Napoli conserva i miei resti; ho cantato pascoli, campi, eroi”

(epitaffio sulla tomba di Virgilio)

19 settembre, Duomo di Napoli.

Canti inneggianti a santi e madonne riscaldano l’ambiente e le ugole degli ultras  san Gennaro, caldo ed incenso la fanno da padrone, atmosfera che pare Napoli Juve in curva A, da un momento all’altro mi aspetto il coro “devi scoglierlo, devi scioglierlo”.

ma sai che San Gennaro è una sorta di usurpatore se la vediamo sotto il punto di vista del santo protettore di Napoli?”

“gennà ma ti pare tempo e luogo adatto..”

“vabbè il mio tempismo non è mai perfetto e poi dobbiamo pur tergiversare in attesa del capo ult..cioè cardinale..”

Ci fu un periodo, circa 700 anni fa, dove prima che il caro santo Gennaro prendesse il sopravvento Virgilio era considerato il vero patrono e protettore della nostra città. Come si narra nella Cronica di Partenope   infatti, fu la magia propiziatoria di Virgilio a rendere potente e difesa la città partenopea. Di indiscussa importanza divenne l’esperienza morale e poetica del mago Virgilio, cantore della Sibilla cumana e del lago d’Averno, considerato l’ingresso infernale dell’oltretomba dove ogni anima dannata che entrava negli Inferi era destinata a compiere un viaggio nel regno sotterraneo.

ahè e chi ciò dic a nonn?

Nella leggenda virgiliana confluirono favole e racconti prodigiosi che fomentarono l’immagine di un Virgilio guaritore, taumaturgo e mago essendo essenzialmente il mondo medievale dominato più dalle favole e dalle superstizioni che dal lume della ragione  o dalla scienza e tutto ciò  contribuì ad innalzare profeticamente la figura del poeta latino Virgilio.

I suoi prodigi vengono con dovizia di particolari raccontati dalla Serao nel suo “leggende napoletane”

Onde fu detto Mago e molti furono i miracoli della sua magia. In allora Parthenope era molestata da una grande quantità di mosche, mosche che si moltiplicavano in così grande numero e davano tanto fastidio, da farne fuggire i tranquilli e felici abitatori. Virgilio, per rimediare a così grave sconcio, fece fare una mosca d’oro, qualmente prescrisse – e dopo fatta, le insufflò, con parole, la vita: la quale mosca d’oro se ne andava volando, di qui e di là, ed ogni mosca vera che incontrava, faceva morire. (…)

Quando un morbo fierissimo invase la razza dei cavalli, Virgilio fece fondere un grande cavallo di bronzo, gli trasfuse il suo magico potere e ogni cavallo condotto a fare tre giri, intorno a quello di bronzo, era immancabilmente guarito (…).

Certi pescatori della spiaggia napoletana e propriamente quelli che dimoravano sulla strada, chiamata in seguito Porta di Massa, andarono da Virgilio, lagnandosi della scarsa pesca che vi facevano e chiedendo a lui un miracolo. Virgilio li volle contentare e in una grossa pietra fece scolpire un piccolo pesce, disse le sue incantagioni e piantata la pietra in un punto, il mare fruttificò mai sempre di pesci innumerevoli.

Virgilio fece mettere sulle porte di Parthenope, verso le vie della Campania, due teste augurali ed incantate, una che rideva e l’altra che piangeva: onde colui che capitava a passare sotto la porta dove la testa rideva, ne traeva buon augurio per i suoi affari che sempre riuscivano a bene ed il contrario, a colui che passava sotto la testa piangente.

Fu Virgilio che in poche notti fece eseguire da esseri sovrannaturali la grotta di Pozzuoli, per facilitare il viaggio agli abitanti di quei villaggi che venivano in città; (…) fu Virgilio che, di notte incantò le acque sorgive della spiaggia Platamonia e della spiaggia di Pozzuoli, dando loro singolare potenza per guarire ogni specie di malattia (…).

Praticamente era ciò che Batman era per gotham.

D’altronde su pressione della chiesa che voleva estirpare il paganesimo e i normanni che volevano sottomettere napoli sopprimendone il culto possiamo ben dire che ne decretarono la fine come batman nel cavaliere oscuro.

Perché Virgilio è l’eroe che Napoli merita, ma non quello di cui ha bisogno.

La leggenda a cui è più legato  alchimista è quella del maniero costruito sull’isolotto di Megride, il castello dell’Ovo.

Virgilio, come  narrano molte cronache medioevali napoletane, entrò nel castello di Megaride e vi pose un uovo chiuso in una gabbietta che fece murare in una nicchia delle fondamenta, avvisando che alla rottura dell’uovo tutta la città sarebbe crollata. 

Altre versioni parlano di un uovo sigillato in una “caraffa” di cristallo sempre murata in un luogo segreto del castello con la stessa raccomandazione, ma qualunque sia la spiegazione originale è da qui nasce il nome di “Castel dell’Ovo” che l’isolotto ha sempre conservato e possiamo evincerlo sia  da numerosi scritti antichi sia  da una radicata tradizione orale.

L’ipotesi che ne deriva è questa: Virgilio apprende il metodo di “distillazione” da un seguace dei misteri orfici ancora operante nella campagna napoletana e si procura un recipiente adatto per distillare ed operare nel segreto di “laboratori” ospitati in ville patrizie di nobili che, ottemperando al volere di Mecenate Ottaviano, renderanno al Mantovano del tutto sereno il soggiorno napoletano.

Virgilio, che ha studiato proprio a Napoli alla scuola del epicureo Sirone ed ha nel cuore Esiodo e Lucrezio, si addentra sempre di più nella conoscenza segreta della natura iniziandosi ai culti di Cerere e Proserpina allora vivissimi a Neapolis.

“oh gennà, il cardinale è arrivato”

“butta l’occhio pure alla monache di clausura, l’ultima volta ricordo come andò che assilirono il papa” “

…è lui che come calamita fortissima attrae a sé l’amore, l’ossequio, il rispetto; è Virgilio poeta. E nulla si sa della sua morte. Come Parthenope, la donna, egli scompare. Il poeta non muore.”

Aniello Napolano

 

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