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IN ABRUZZO

Irrompe alla cena elettorale del Pd chiedendo giustizia: fermato e perquisito il papà di una delle vittime di Rigopiano

Abruzzo, Attualità | 1 marzo 2018

La cena elettorale a base di pesce è saltata. Organizzata in un noto ristorante di Montesilvano, grosso centro in provincia di Pescara, dal locale Pd per la campagna elettorale di Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo, gli ospiti sono rimasti a bocca asciutta.

Alessio Feniello, papà di Stefano, una delle 29 vittime della tragedia di Rigopiano del 18 gennaio 2017, è entrato nel salone dove era atteso il politico chiedendo notizie del governatore. Nessuno ha risposto, solo un ex amministratore del popoloso comune, Enzo Fidanza, che nel video realizzato dallo stesso Feniello indossa giacca scura e occhiali, ha accennato una timida reazione affermando che si sarebbe “rivolto al titolare poiché si trattava di un’iniziativa privata”.

Feniello è stato, come sempre, determinatissimo, ed ha trasmesso in diretta facebook per 45 minuti. Ha continuato a chiedere giustizia per suo figlio e soprattutto risposte per la morte di Stefano, risposte mai arrivate da D’Alfonso.

Alessio è due volte vittima: la prima quando dalla prefettura gli comunicano che suo figlio era tra i superstiti, notizia sfortunatamente non veritiera, la seconda oggi: ad un anno dal disastro nessuno che abbia chiesto scusa, a lui e agli altri familiari, nessuno che abbia spiegato perché il piano neve, sbandierato pochi giorni prima sui quotidiani locali, abbia clamorosamente fallito e le turbine spazzaneve fossero state indirizzate altrove anziché a liberare la strada di Rigopiano, nel comune di Farindola (Pe) permettendo a chi era all’interno di lasciare la struttura e salvarsi.

Feniello, ieri sera, era accompagnato dalla moglie, portavano un ritratto del figlio che hanno posizionato al centro del tavolo cui doveva sedersi D’Alfonso e poi ha invitato i presenti a “farsi il piatto e mangiare davanti la fotografia di mio figlio”. Alcuni presenti che forse non avevano ben compreso la situazione hanno detto “ho sempre votato D’Alfonso e lo voterò ancora” mentre Feniello ha contestato loro di “essere passivi, voi abruzzesi siete passivi”. Nessuna offesa anche se i toni erano comprensibilmente accesi.

Tutti sono rimasti incredibilmente seduti e muti davanti ad un genitore che chiedeva solo risposte, nessuno che esprimesse la propria solidarietà. Dopo tre quarti d’ora di diretta facebook, fatta da Feniello e dalla moglie, la sala ha iniziato a svuotarsi fino all’ingresso dei carabinieri: evidentemente c’è stato un tam tam degli organizzatori con gli invitati tramite telefonino.

Feniello ha ribadito di voler attendere Luciano D’Alfonso per parlare con lui a quel punto, come si vede nel video, gli agenti gli hanno detto di poggiare le mani sul tavolo e successivamente, la diretta è diventata concitata e non si è capito bene cosa stava accandendo se non che l’uomo stava per essere immobilizzato o perquisito perché la trasmissione si è interrotta. Successivamente, tramite un altro filmato, non più disponibile sul social, si è appreso che l’uomo, con la moglie, è stato identificato e portato fuori dalla struttura e che, nel mentre, proprio Feniello, avrebbe sbattuto un ginocchio tanto da rendere necessario l’arrivo di un’ambulanza.

Una storia brutta, non quella di un papà e una mamma che non possono più riabbracciare il loro figlio a causa di una tragedia che poteva essere evitata, ma quella della politica che si ostina a non rispondere e a non sentirsi in dovere di non chiedere nemmeno scusa per l’accaduto. Per la cronaca, sul profilo facebook di D’Alfonso, in tarda serata, è apparso un album di foto dal titolo “Con un po’ di amici a Montesilvano” i cui commenti, però, erano tutti negativi. Un autogol clamoroso di chi cura la comunicazione del presidente-candidato.

Luciano Troiano

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