martedì 14 agosto 2018
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Scaturchio sceglie l’elogio alla pastiera di Francesco Andoli pubblicato da Identità insorgenti e lo espone ovunque

Agroalimentare, Cultura, Identità, NapoliCapitale | 21 marzo 2018

“L’ elogio breve alla pastiera” scritto dal nostro vicedirettore, Francesco Andoli, entra a far parte della storia dell’Antica Pasticceria Giovanni Scaturchio, la pasticceria napoletana più celebre al mondo. Pubblicato da Identità Insorgenti  la scorsa pasqua riscosse un successo straordinario con diverse migliaia di condivisioni fino a diventare virale. Furono inoltre svariate le pagine tematiche e i food blogger che lo “ripostarono” e ancor di più coloro che lo trasferirono su whatsapp facendolo diventare il messaggio più diffuso in città per augurare la buona Pasqua nel 2017. Il management del marchio Scaturchio, che nell’elogio viene per l’appunto citato, è risalito a noi e ci ha contattato per esporre nelle sue vetrine questo piccolo racconto molto identitario. E così quest’anno “L’elogio breve alla pastiera” lo ritroviamo esposto nei 4 punti vendita dell’Antica Pasticceria Giovanni Scaturchio presenti a Napoli: Piazza San Domenico Maggiore 19 (sede storica), Teatro San Carlo (Opera Café), Via Luca Giordano 79, Piazza Amedeo 4/5. La motivazione ci arriva direttamente dalla proprietà del prestigioso brand partenopeo: “Abbiamo deciso di metterelo in mostra nei nostri locali perché è indubbiamebte il più bel testo che sia mai stato scritto sulla pastiera napoletana, un piccolo capolavoro. Non solo perché descrive alla perfezione le caratteristiche di questo dolce fondamentale della nostra tradizione pasticciera e amatissimo in tutto il mondo. Ma soprattutto perché ricostruisce con irresistibile ironia tutte le dinamiche familiari, tipicamente napoletane, che si generano sempre durante la sua preparazione. Insomma, nel leggerlo ci siamo divertiti come matti e abbiamo dato per scontato che, al pari di noi, tutti si fossero identificati in questo splendido raccanto. Ci ha poi lusingati il fatto di essere stati citati dall’autore per la nostra “ricetta segreta” di cui molti millantano di essere in possesso”. Una ricetta antichissima che, tra le varie cose, prevede: doppia ricotta, preziosa essenza di neroli e una speciale pettola di pasta frolla sapientemente messa a punto solo per la pastiera. Il leggendario laboratorio sforna quotidianamente tra le 2/3 mila pastiere realizzate ancora con metodo artigianale. Molte di queste, vengono spedite in tutta Europa e finanche negli Stati Uniti per soddisfare le richieste dei tanti napoletani all’estero cresciuti col mito di questa pasticceria fondata nel lontano 1905 a Napoli, in piazza San Domenico Maggiore, dal calabrese Giovanni Scaturchio che, con inventiva e sudore della fronte, riuscì a realizzare quel suo sogno che tutt’oggi profuma di buono. Per chi si fosse perso “L’ elogio breve alla pastiera”, lo riproponiamo qui di seguito.


La PASTIERA NAPOLETANA, tra i nostri dolci tipici, è la sola che conserva ancora una dimensione puramente casalinga. Sia chiaro, non che le pasticcerie in città non sappiano farla a regola d’arte, ma la pastiera, quella vera, va fatta in casa. Punto e basta! E, badate bene, nessuna pastiera è mai uguale a un’altra. Alta, bassa, grano passato a metá o per intero, umida o assai “zucosa”, piú o meno profumata di acqua millefiori, con o senza crema pasticcera, pettola sottile oppure più spessa, ricotta fine o più granulosa, uova prese dal salumiere o dirattamente da sotto alla gallina allevata dall’ultimo contadino rimasto ai Camaldoli.

La Pastiera – diciamolo una volta per tutte – non mette d’accordo nessuno: getta scompiglio, crea zizzania, genera competizione, innesca una sorta di guerra civile partenopea. Il motivo? Ogni famiglia è straconvinta di essere depositaria e custode della suprema formula, della ricetta per eccellenza. Una ricetta che, solitamente, si tramanda da generazione in generazione ed è stata annotata, in bella grafia, nel tardo medioevo, su di un quaderno senza copertina i cui fogli ingialliti si tengono ancora insieme con la sputazza. Oh, ma straconvinta che più straconvinta proprio non si può!

La ricetta di mammá, quella della nonna, chella d’ ‘a bisnonna, chella d’ ‘a vicina ‘e casa di quando abitavamo chissà dove, chella d’ ‘a guardaporta, quella della sorella della nipote dell’amica ‘e chi t’é stramuorto! Immancabile poi, è la ricetta dello zio che ha fatto il pasticciere da Scaturchio. Ogni napoletano che si rispetti, per qualche misterioso motivo, ha uno zio che faceva il pasticciere da Scaturchio e ha trafugato dal suo leggendario laboratorio la ricetta segretissima. Talmente segreta ca ‘a sanno tutte quante, tranne i titolari della pasticceria Scaturchio.

E poi, di pastiera, in casa, non se ne prepara mai una sola. Si cucinano pastiere da regalare a chiunque. Tutti scambiano pastiere con tutti in modo compulsivo al punto che, in questo turbinio di pastiere ca vanno annanze e arreto, alcune tornano persino indietro sotto forma di dono a chi quella pastiera l’aveva preparata giorni prima ed è talmente “sicuro e padrone” della sua ricetta che se la mangia senza accorgersi che si tratta proprio della sua, arrivando persino ad esclamare: “vabbuó, nun pazziammo, io ‘a faccio cientumila vote meglio!”.

Fatidico, infine, è il momento dell’apertura, il taglio della prima fetta a cui fa seguito l’assaggio. Lì è la famiglia stessa che implode, la guerra civile si trasferisce tra le mura domestiche: “uaaaaa è venuta perfetta”, “no era meglio l’anno scorso”, “nun dicere strunzate era meglio tre anni fa”, “è colpa ‘e chillu sfaccetta ‘e furno”, “l’anno prossimo verrà nu capolavoro”. Tutto ciò fino a quando non si leva alta una voce, la solita voce, che perentoria nella sua infinita saggezza esclama: ma che ve ne fotte, magnate e stateve zitte! (Francesco Andoli)

La gallery con l’elogio alla Pastiera esposto nei punti Scaturchio con logo di Identità Insorgenti e firma del vicedirettore:

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