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INFORMAZIONE E FACT CHECKING

“Tunnel stretto, i treni non entrano nella Metro”: ma non è così

Infrastrutture e trasporti, Media e new media | 9 gennaio 2018

Nel giornalismo la verifica dei fatti (anche verifica delle fonti spesso arbitrariamente indicato con l’anglicismo fact checking) è il lavoro di accertamento degli avvenimenti citati e dei dati usati in un testo o in un discorso. Questa pratica si applica in particolare alle informazioni date dai politici e, anche come autoverifica, alle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione.

Nell’era delle fake news, dei piccoli\grandi blog, delle notizie urlate e della balle rilanciate da account fake,  i fari della nostra informazione dovrebbero essere i giornalisti professionisti e i giornali dove lavorano. Giornali, giornalisti e giornalai che dovrebbero  quantomeno distinguersi, proprio per deontologia professionale, da un tizio incazzato qualsiasi con accesso internet che rilancia notizie tendenzialmente false.

Dovrebbero essere loro a “proteggere” noi inermi lettori da questa invasione , l’ultimo baluardo dell’informazione.

La nostra barriera, i nostri sorveglianti del flusso di notizie.

Appunto, dovrebbero.

Oggi, scritta dal Mattino e rilanciata da altre testate, fra cui tgcom24 troviamo questa notizia:  Napoli, metropolitana linea 6: il tunnel è troppo stretto e i treni nuovi non passano

Solita solfa già sentita e letta, con un titolo a effetto che non corrisponde al contenuto del pezzo.  Napoli di quà, Napoli di là, piccole gocce che cascando alimentano anche  un certo complesso d’inferiorità, gocce fatte cadere proprio dal quotidiano napoletano che si professa il più importante del sud (cit.)

Però caro lettore, c’è chi, viceversa, ha questo brutto vizio di verificarle le notizie prima di scriverci un articolo, magari anche prendendosi qualche tempo in più  prima di pubblicare per verificare fonti ed ecco cosa abbiamo trovato (dopo neanche tanto scavare in profondità), sulla pagina fb di Luca Toscano, ingegnere molto addentro alle vicende della costruzione della metropolitana, ripresa poi da Città Metropolitana di Napoli, blog di Stefano Maria Capocelli.

“Solo a Napoli succede che il quotidiano della città, Il Mattino, fa un articolo in cui dice che i tunnel della Linea 6 sono troppo stretti per i nuovi treni (salvo poi scrivere tutt’altro in maniera confusa nell’articolo) e una moltitudine di aspiranti analfabeti funzionali non solo ci crede ma la notizia rimbalza fino ad essere rilanciata da Tgcom24 e dal programma radio di Gianluigi Paragone.

Parliamo di una palla clamorosa. In primo luogo, bisogna dire che il problema (se di problema di può parlare) è dovuto al fatto che il CIPE ha finanziato solo lo scorso 24 dicembre (dopo almeno 10 anni) i lavori per la costruzione del deposito della Linea 6 che sorgerà a via Campegna e che avrà un ingresso a raso al tunnel ferroviario.

In secondo luogo, bisogna dire che quello che il cercopiteco che fa i titoli per Il Mattino chiama “tunnel” è, in realtà un “pozzo” e, per la precisione, quello misurato in circa 30 metri (l’effettivo foro dovrebbe misurare 27 metri) dal segmento giallo nell’immagine qui sotto. Al fondo di questo pozzo esiste una piccola officina di manutenzione.

Ora il fantomatico treno nuovo che non passerebbe nei tunnel secondo Il Mattino è un treno in uso sulla Metropolitana di Genova di cui ho riportato il figurino. Tale treno è lungo 39 metri e dunque 12 metri in più del pozzo di cui sopra ma non è un monoblocco. Infatti è diviso in 4 casse: la prima e la quarta di 11,5 metri e la seconda e la terza di 8 metri.

Nulla vieta, insomma, di calare nel pozzo l’eventuale treno nuovo a pezzi per poi assemblarlo nell’officina al fondo del pozzo di cui sopra.

Ovviamente si tratta di un’operazione noiosa e costosa ma questa è una canzone che andrebbe cantata – laddove avessimo “giornalisti-giornalisti” e non “giornalisti-impiegati” – a chi pensa che si possa costruire una linea di metropolitana lasciandola senza un deposito ed un’officina degna di questo nome, omettendo di finanziarne la costruzione per almeno 10 anni.

P.S. – tra l’altro (e qui si tocca l’acme della demenzialità) il fatto che dobbiamo utilizzare per forza i treni della metropolitana di Genova non mi risulta lo abbia prescritto il dottore e, francamente, io mi auguro proprio di no”.

Evinciamo da questo post (sui cui abbiamo compiuto anche altre verifiche, parlando con altri ingegneri, che conoscono la vicenda) che il Mattino ha scritto l’ennesimo articolo quantomeno non corretto, non sappiamo se per il solito clickbait di cui sono famosi (vedere la pagina “ah ma non è lercio” per rendersene conto) o se per mancanza di voglia\capacità di verificare un secondo in più  o semplicemente per alimentare quel sentimento d’inferiorità sputtanando (non sarebbe la prima volta) Napoli.

Qualunque sia il motivo, se i giornali che dovrebbero controllare e fare da argine contro le fake news sono forieri essi stesse di notizie quantomeno non verificate come se ne esce?

Qualunque sia il motivo, se i giornali che dovrebbero controllare e fare da argine contro le fake news sono forieri essi stesse di notizie quantomeno non verificate come se ne esce?

Quis custodiet ipsos custodes?

Aniello Napolano

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