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Il governo vuole costuire un elettrodotto a Napoli: fermiamoli

Ambiente, Battaglie, Italia, NapoliCapitale, Prima Slide | 11 gennaio 2017

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Un cantiere di 11 chilometri che parte dal bosco degli Astroni e, squarciando il lungomare, arriva fino all’imbocco della Galleria Vittoria.
Questa è la Grande Opera che l’azienda TERNA vuole imporre alla città di Napoli, con l’ennesimo colpo di mano benedetto dal governo nazionale.
Un enorme elettrodotto che taglierà il golfo più bello del mondo, nonostante la stessa legge dica esplicitamente che sostare per più di 4 ore in presenza di tale infrastruttura sia dannoso per la salute.
Ed invece – grazie all’individuazione di un Sito di Interesse Nazionale che permette di scavalcare le istituzioni locali e il controllo democratico dei cittadini sul proprio territorio – si sta progettando di impiantare una spaventosa sorgente di smog elettromagnetico sulla nostra terra.

“Abbiamo appena concluso una commissione congiunta con politiche urbane, infrastrutture e ambiente per analizzare il progetto di elettrodotto che Terna vorrebbe imporre alla città. Si tratta di fatti dell’ennesima imposizione calata dall’alto sulla città, attraverso il dispositivo del Sito di interesse nazionale che di fatto può derogare completamente ai pareri contrari dell’urbanistica e degli altri uffici tecnici dell’amministrazione . Parliamo di un cavo interrato che parte dagli astroni, attraversa fuorigrotta, lo stadio, IL LUNGOMARE, e finisce a ridosso della galleria vittoria. Un’opera da 11 km. Un cantiere permanente”. L’allarme è di Eleonora de Majo, consigliere comunale di Dema che aggiunge: “Io non voglio neppure dover citare la legge nazionale in materia che dice che su un cavo come questo non si può sostare per più di quattro ore, perché sappiamo bene che in questo paese non è la legge a decidere della nocività di un’opera. So che Terna che oggi arriva da noi con la scusa dell’ammodernamento del servizio elettrico, è la stessa società che pretendeva da Silvia Ferrante 16 milioni di euro di risarcimento per essersi opposta al mega impianto che passava per altro a ridosso di casa sua e che espropriava decine e decine di contadini e proprietari. So che è la società che ha contravvenuto a tutte le prescrizioni che le erano state imposte nel caso dell’impianto abruzzese. So che del nostro modello energetico dobbiamo e vogliamo decidere noi! Basta commissariamenti. Basta deroghe. Fermiamo l’elettrodotto Terna” conclude.

Il 21 Gennaio alle  17, a Mezzocannone Occupato, è stata immediatamente convocata una assemblea pubblica “Fermiamo l’elettrodotto” come si legge nella pagina di Insurgencia.

Ancora una volta le imprese, in accordo con il governo a Roma, pensano di poter utilizzare la nostra città come una colonia da depredare e stuprare.
Conosciamo bene la storia della Società TERNA: è la stessa Società che progettava l’elettrodotto abruzzese, calpestando i diritti delle comunità agricole che vivevano nelle zone di interesse e finanche trascinando in tribunale Silvia Ferrante, una donna che si era opposta all’idea di dover vivere ad ottanta metri da un pilone ad altissima tensione insieme alla sua famiglia e provando ad imporle un maxi-risarcimento di SEDICI MILIONI DI EURO.

Lo schema è sempre lo stesso: le imprese cercano profitti, il Governo spiana loro la strada e chi prova a resistere viene calpestato.

Fortunatamente Silvia non si è mai arresa e alla fine i legali di TERNA hanno rinunciato a portare avanti un procedimento così odioso.

Sabato 21 gennaio Silvia sarà con noi a Napoli, ci racconterà la sua storia e la storia di tante e tanti abruzzesi che, come lei, hanno resistito contro questa grande opera che ora vogliono imporre alla nostra città.

Continuano a pensare di poter fare il loro comodo a casa nostra.
Scopriranno che a Napoli, da tempo, il vento è cambiato, che Napoli è una città libera che non si lascerà piegare”.

Ovviamente ci saremo anche noi.

 

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