lunedì 23 ottobre 2017
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LA LETTERA

Ciro Corona, dopo l’episodio di discriminazione al Don Bosco: “Vogliamo una sanità che non guardi al colore della pelle”

Battaglie, Razzismo, Sanità | 8 agosto 2017

Riceviamo e pubblichiamo

LETTERA APERTA PER UNA SANITA’ SENZA COLORI

Alla Cortese attenzione di

Ufficio URP
Direttore dott.ssa ANNA MARIA ROTONDARO AVETA;
dott.ssa CARUSO MIMMA, Sig.ra TRANFA FIORELLA

Struttura Semplice Informazione – Orientamento e Soddisfazione Del Cittadino
Dirigente dott.ssa MAGLIO ROSARIA

Struttura Semplice Tutela e Partecipazione
Dirigente dott.ssa DI NAPOLI MARIA TERESA

p.c.
Al Sindaco di Napoli
Dott. Luigi de Magistris
Oggetto: lettera aperta

Egregi cittadini, prim’ancora che Dirigenti e Dottori,

vi scrivo con la certezza che non avrò mai risposta ma con la speranza che almeno un minuto della vostra attenzione possa essere poi trasformato in azione per la tutela dei cittadini e dei minori in particolare. Quanto fate è sicuramente degno del giuramento che vi siete impegnati a fare nel primo giorno di vita professionale ma, evidentemente, proprio Voi dovete aiutarci ad avere risposte quando qualcuno viene meno a quel giuramento.
Fin da piccolo per noi della zona a nord di Napoli, il Presidio Ospedaliero Don Bosco è stato sempre un punto di riferimento importante e da sempre con la rete territoriale siamo accanto a chi si batte affinché quel presidio non muoia. Tuttavia negli ultimi mesi abbiam vissuto momenti di poca attenzione, poco rispetto e di poca professionalità all’interno dell’ospedale. Per questo vi scrivo.

A fine maggio arriva a Napoli lo sbarco di migranti, tra di loro molti minori non accompagnati. Alcuni di questi vengono affidati alla Cooperativa Sociale (R)esistenza che ho l’onore di rappresentare.
Pochi giorni dopo lo sbarco uno dei ragazzi manifesta febbre alta. Lo portiamo all’Ospedale più vicino, il Don Bosco.
Il medico di turno senza nemmeno visitarlo mi invita a portarlo all’Ospedale Cotugno perché in loco non si è attrezzati per le malattie infettive. Gli rispondo che una febbre non è una malattia infettiva e che il ragazzo non lo avrei portato altrove. Dopo appena due minuti il personale medico, paramedico e le guardie giurate indossavano mascherine per cautelarsi, facendo scoppiare il panico tra i pazienti. Polemiche e voci alterate sfociano in una quarantena in un angolo del corridoio per il minore.
Alla fine della visita il referto parla di febbre e nient’altro ma prima di andar via una guardia giurata ci invitava a non perdere tempo e a riflettere su come facciamo sperperare i soldi agli Italiani con l’assistenza ai <<neri>>.

Il 05/08/2017 alle ore 23.30 ritorniamo allo stesso pronto soccorso perché lo stesso ragazzo ha un braccio gonfio, un presunto trauma. L’accoglienza e l’assistenza è stata degna di un film d’orrore.
La guardia giurata non ci fa nemmeno entrare nel pronto soccorso, ci sbarra la strada dicendoci di portare altrove il ragazzo perché quell’ospedale non poteva curarlo. Una guardia giurata, senza sapere cosa fosse accaduto, senza parere medico!
Ci svincoliamo dall’”uomo ostacolo” riuscendo ad arrivare dalla dottoressa di turno la quale ci dice di non poterlo curare perché non attrezzata a quel tipo di cure. Alla nostra richiesta, penso legittima, di spiegazioni, l’infermiere di turno comincia a sbraitare e ad alzare la voce CACCIANDOCI dal pronto soccorso, invitando le guardie a portarci via perché rischiavamo di interrompere un pubblico servizio.
Prendo il cellulare per filmare il tutto ma una guardia me lo strappa di mano dicendomi che non posso filmare. Chiedo le generalità o ameno il codice identificativo dell’infermiere, dal momento che non aveva il cartellino, mi vien detto di rivolgermi alla Direzione Sanitaria. Li interviene con cortesia l’infermiera che ci da’ le dovute spiegazioni. Ci dice che l’ospedale, a quell’ora, non ha il reparto di ortopedia e che non è possibile visitare il ragazzo fino a lunedì. Dopo minacce, urla ed offese da parte dell’infermiere decidiamo di portare via il ragazzo e siam accompagnati dall’invito testuale di una guardia giurata <<la prossima volta andate in un altro ospedale, non ci venite più qui>>.
All’Ospedale Cardarelli, in meno di mezz’ora il ragazzo è stato visitato e ingessato con il referto di frattura alla mano destra.
Le persone in questione, infermiere, paramedici intervenuti, guardie giurate riuscirei ad identificarle ad occhi chiusi e siamo pronti a qualunque tipo di confronto con gli stessi.
Non è nostra intenzione sporgere denuncia alle autorità giudiziarie competenti senza la collaborazione della SS. LL., non è nostra intenzione creare casi mediatici ne’ creare scompigli, la nostra volontà è avere certezze, risposte scientifiche e non di sfondo razziale quando ci si presenta ad un Pronto soccorso, soprattutto è nostra intenzione poter tornare in quell’ospedale ogni qualvolta purtroppo c’è necessità, con migranti e non e sentirci non un problema ma una risorsa per l’intero equipe. Mi piace considerare l’idea che quello sia l’ospedale di tutti, l’Ospedale degno della Città e dei cittadini a cui presta servizio, l’ospedale che fa onore ad Ippocrate e alla SS. LL ogni girono, per ogni paziente, con ogni figura impiegata.
Nell’attesa di riscontro, vi ringrazio per l’attenzione.

Ciro Corona
Cooperativa Sociale (R)ESISTENZA

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