mercoledì 21 novembre 2018
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LA (NUOVA) LETTERA

Caro Buffon, sappiamo che è dura essere traditi dal migliore amico (l’arbitro)

Sport | 12 aprile 2018

Ciao Gigi, come va?
Lo so, è difficile. Essere traditi dal tuo migliore amico è sempre dura.
E quell’uomo col fischietto è sempre stato il vostro protettore, il vostro padrino, il vostro fratello maggiore.
Ed ora proprio lui commette l’errore più grave: fa il suo lavoro.
Vede un fallo di rigore e lo fischia.
Tu sei stato chiaro, non è un problema di legittimità, se il fallo c’era o non c’era.
E’ che non andava fischiato a prescindere. Questione di “sensibilità”.
“Rigore è quando arbitro fischia” diceva Boskov. “Rigore è quando arbitro ha sensibilità”, hai ribattuto tu.
Come quando attaccavi il Var: “si perde la sensibilità dell’arbitro, la sua bravura”.
Ora ci è chiaro cosa intendevi per “sensibilità”.
Folli noi a credere che questo gioco fosse disciplinato da un regolamento.
Invece no; a tuo dire l’arbitro doveva rivedersi la partita dell’andata e regolarsi di conseguenza. Con sensibilità. Uno del genere “ha l’immondizia al posto del cuore”.

Gigi caro però è il caso che anche tu riveda qualche partita.
Solo che sono tante; troppe. Sono tutte quelle in cui l’arbitro vi ha favorito.
Quelle che vi hanno fatto vincere illegittimamente.
Dove vi hanno regalato rigori e ne hanno negati ai vostri avversari.
Che vi hanno fatto alzare una Supercoppa a Pechino, vi hanno fatto passare turni di Coppa Italia, vi hanno regalato scudetti ai danni di Milan, Inter e non solo, vi hanno dopato statistiche e tabellini.
Sono tutte quelle partite che ci hanno messo la vergogna in viso con il resto del mondo per lo scandalo Calciopoli.
“Non era all’altezza l’arbitro”, hai detto. Doveva starsene in tribuna a mangiare patatine e bere Sprite.
Come è sempre successo agli arbitri invisi al tuo club, d’altronde . Carriere interrotte se non elargivi favori.
Se non mostravi “sensibilità”.

“L’arbitro ha fatto quello che “doveva fare”, probabilmente. E’ questo il problema”.
L’allusione è chiara e se lo dici tu Gigi, viene da crederci. Tu che certe dinamiche le conosci.
Ma l’arbitro non era “l’alibi dei perdenti?”
Ti ha pure espulso, quell’insolente; “non sapeva che era la mia ultima partita? Credeva avessi 25 anni?”. E’ vero Gigi, le espulsioni non si applicano da regolamento, ma alla carriera.
In quel caso, però, ti sarebbe toccata una radiazione, non un cartellino rosso.
Perché tra iscrizioni all’Università presentando diplomi falsi con relative condanne penali e scommesse milionarie sospette, tra occhi chiusi sul gol di Muntari e insulti ai tifosi “miserabili” non puoi proprio ergerti ad esempio.
“Non sei un uomo, queste cose qua le fanno gli animali”, hai detto dell’arbitro Oliver.
Io gli unici animali li ho visti in Chiellini che urlava “You pay!”; in te che invocavi una giustizia ad personam. Nello studio Mediaset che anziché cacciarti e dissociarsi ti applaudiva e ridacchiava.
Quello, Gigi, è stato il vero bidone dell’immondizia.

Ma tranquillo, ora si torna in Italia. Qui certe cose non succedono.
Potrete scaricare lo stress accumulato guardando la Champions in tv, insieme a noi.
Prepara Sprite e patatine.

Maurizio Zaccone

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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