martedì 23 ottobre 2018
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LA STORIA

Carlo Ancelotti, la Juve e quel “vaffa” alla curva bianconera

Sport | 24 maggio 2018

Nella sua autobiografia ufficiale spiega: «La Juventus era una squadra che non avevo mai amato e che probabilmente non amerò mai, anche per l’accoglienza che qualche mente superiore mi riserva ogni volta che torno. Per me è sempre stata una rivale».

Era il 30 luglio 2008 ed a Roma si giocava il Trofeo Tim: all’Olimpico andarono in scena Milan e Juve. I rossoneri in panchina erano allenati da Carlo Ancelotti, che diversi anni prima aveva guidato la Juve per un paio di stagioni.
I rapporti tra Ancelotti e la tifoseria bianconera non sono mai stati idilliaci e proprio in quella notte estiva di Roma la ferita mai rimarginata tornò a sanguinare. La curva juventina insultò pesantemente il tecnico che, mettendo per una volta da parte il suo aplomb, rispose mostrando il dito medio agli ultras bianconeri.
La dichiarata antipatia tra i tifosi della Juve e il tecnico risale almeno al febbraio 1999. Ancelotti fu chiamato a sostituire il dimissionario Lippi ma i tifosi la presero molto male, forse per il passato da calciatore di Ancelotti, che aveva vestito per molti anni le casacche di Roma e Milan. A Piacenza gli ultras juventini esposero lo striscione «Un maiale non può allenare» con tanto di disegnino con il muso del suino. Anni dopo, ogni volta che i tifosi bianconeri incrociano Ancelotti l’insulto si ripete.
Nelle due stagioni sulla panchina Juve Ancelotti arrivò due volte secondo (era lui l’allenatore bianconero nella disfatta di Perugia, dove il 14 maggio 2000 su un campo completamente allagato la Juve perse il match decisivo dell’ultima giornata consegnando lo Scudetto alla Lazio).
Il gestaccio nella notte romana del Mister alla curva bianconera è rimasto famoso e non verrà mai dimenticato. Probabilmente l’episodio ha contribuito a rendere ancora più simpatico Carlo Ancelotti, ieri sera, nel momento del suo approdo ufficiale a Napoli per il dopo Sarri. Nella sua meravigliosa carriera da giocatore prima e da allenatore poi, Ancelotti ha praticamente vinto tutto ed ovunque. L’unica sua esperienza professionale importante non segnata da trionfi è stata proprio il biennio juventino. Un chiaro segno del destino, ora che giunto a Napoli è nella capitale della scaramanzia e del fatalismo.
Ancelotti racconta della sua scarsa simpatia per la Juve nell’autobiografia ufficiale, il libro “Preferisco la Coppa”. Il tecnico chiarisce che lui e la Juventus sono due rette parallele che non s’incontrano mai. Spiega Ancelotti: «Torino non mi piaceva. Troppo triste, lontana un paio di galassie dal mio modo di essere. La Juventus era una squadra che non avevo mai amato e che probabilmente non amerò mai, anche per l’accoglienza che qualche mente superiore mi riserva ogni volta che torno. Per me è sempre stata una rivale. La Juventus era un ambiente totalmente nuovo per me. Non mi sono mai sentito a casa, mi sembrava di essere l’ingranaggio di una grande azienda. Per il sentimento, prego, rivolgersi altrove».

Paolo Trapani

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