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L’ALLARME

Esperimento con materiale radioattivo sotto il Gran Sasso: così l’Abruzzo trema ancora

Abruzzo, Ambiente | 11 ottobre 2017

Un esperimento con combustibile di reattore nucleare nei laboratori di fisica sotto il Gran Sasso. Un contenitore da venti tonnellate, in cui è inserito a sua volta un cilindro di tungsteno utilizzato per schermare i raggi gamma. Conterrà Cerio 144 per un valore di circa 150mila curie pari a circa un quarto del Cerio 137 radioattivo emesso nell’oceano da Fukushima, proveniente da combustibile di un reattore nucleare russo.

«Siamo fortemente preoccupati perché il Gran Sasso, che è parco nazionale e ad alto rischio sismico, è la fonte di acqua per 700.000 cittadini. Il decreto legislativo 152/2006 vieta di stoccare sostanze radioattive nelle vicinanze dei punti di captazione degli acquedotti di Teramo e L’Aquila che sono praticamente a contatto con i Laboratori, classificati già ora come Impianto a Rischio di Incidente Rilevante e oggetto nel passato, anche recente, di fuoriuscite di sostanze non radioattive ma tossiche come il trimetilbenzene» dice Augusto De Sanctis, del Forum H2O.

Il percorso della sorgente radioattiva di Cerio 144 prevede il trasporto via treno dal sito di Mayak in Russia, zona che ospita un impianto per la produzione di materiale nucleare destinato alla fabbricazione di bombe atomiche attraverso il riprocessamento del combustibile proveniente da reattori nucleari, al porto di San Pietroburgo e da qui via nave fino a Le Havre in Francia. Successivamente un trasporto su gomma condurrà il contenitore da venti tonnellate, in cui è inserito a sua volta il cilindro di tungsteno, al Gran Sasso.

«La prova del trasporto di cui si ha notizia in questi giorni – aggiunge De Sanctis – stante ai documenti della prefettura di L’Aquila, comunque pare aver comportato il trasporto di materiale irraggiato, immaginiamo che il contenitore per il trasporto futuro della vera sorgente radioattiva». Il problema, come sempre in Abruzzo, riguarda la trasparenza e la possibilità di eventuale contaminazione delle falde acquifere che riforniscono circa il 60% delle case della regione.

«La Regione Abruzzo sapeva di questo esperimento? – chiede De Sanctis – Per questo non voleva mettere in discussione le sostanze presenti nei Laboratori? Per questo non ha voluto nessun rappresentante di associazioni e cittadini nel gruppo di lavoro per il protocollo sull’acqua, magari per evitare domande scomode, alla faccia della Convenzione di Aarhus? Ovviamente, ora ci aspettiamo che la Regione operi a tutti i livelli per contrastare lo svolgimento di questo esperimento. L’acqua del Gran Sasso è non solo utilizzata per bere da centinaia di migliaia di persone in quattro province ma alimenta torrenti e fiumi che sono un patrimonio tutelato dal parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e da siti di interesse comunitario – prosegue De Sanctis – Già nel 2002 con lo sversamento di trimetilbenzene proprio da Borexino e più recentemente nell’agosto 2016 con il Diclorometano, si è avuta dimostrazione della possibilità di queste sostanze di raggiungere addirittura l’acquedotto. A nulla sono serviti gli 84 milioni spesi per la messa in sicurezza dal Commissario Delegato Balducci a metà degli anni 2000».

Per la cronaca, sotto il Gran Sasso, nei laboratori dell’istituto di fisica nucleare si terrà l’esperimento Sox: una ricerca sui neutrini sterili che vedrà al lavoro università ed enti di ricerca provenienti da tutto il mondo e circa 140 scienziati.

Luciano Troiano

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