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L’INAUGURAZIONE

Palazzo Fondi a via Medina: un nuovo spazio temporaneo per la cultura a Napoli

Beni Culturali | 14 marzo 2018

Si è inaugurato ieri martedì 13 marzo, in via Medina 24 un nuovo spazio temporaneo per la cultura a Napoli: “Palazzo Fondi Medina Art District” promette di essere un nuovo contenitore polifunzionale per la cultura napoletana, prima di essere definitivamente ceduto all’ AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).

Il bando emanato dal Demanio e pubblicato il 27/12/2017 prevedeva l’assegnazione temporanea di Palazzo Fondi o Genzano in Napoli, per lo svolgimento di attività di carattere culturale, artistico e didattico. Per la prima volta l’Agenzia dello Stato per la gestione, razionalizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, inaugura un nuovo modello procedurale e affida temporaneamente tramite pubblico bando, l’uso di Palazzo Fondi all’agenzia Ninetynine fino al 30/4/2019, prima di provvedere ai necessari lavori di restauro del valore di 10 milioni di euro per il periodo 2019-2021.

Dalla sua l’agenzia romana Ninetynine Srl, ha l’esperienza di riqualificazione del Palazzo della Civiltà Italiana, Palazzo degli Esami e delle Ex Caserme Guino Reni a Roma.

Secondo quando annunciato dunque, Palazzo Fondi è il primo esempio di “Rigenerazione urbana temporanea” che diventa “un luogo polifunzionale per arte, cultura, sperimentazione, eventi e studio”. Apre le attività napoletane la mostra “Poison.Il potere del veleno” dedicata al mondo dei veleni, e diretta chiaramente al pubblico delle scuole e delle famiglie, e alla didattica più in generale. E’ annunciata in settembre la mostra “Real Bodies”, patrocinata da Alessandro Cecchi Paone e già in corso a Roma, che ricalca sebbene con fini didattici, le orme della mostra “Body Worlds” di Gunther von Hagens, tenutasi a Napoli nel 2012 nell’allora Real Albergo dei Poveri.

Palazzo Fondi sarà inoltre “base per una produzione televisiva di Cattleya” (una delle maggiori case di produzione cinematografica e televisiva italiana), ospiterà tappe del Napoli Teatro Festival, e “sale prova per musicisti, studi fotografici, set per tv e cinema, spazi espositivi per artisti esordienti e designer e aree dedicate al co-working”. Roberto Raggi, direttore dell’Agenzia del Demanio, ha dichiarato che il grande esperimento di Palazzo Fondi, punta non solo a massimizzare il valore degli immobili e la fruizione, ma soprattutto nella fase intermedie di assegnazione e progettazione degli interventi di ristrutturazione, a non lasciare in disuso l’immobile, che nel caso di Palazzo Fondi, conta già oltre sette anni di abbandono. Al progetto di rigenerazione parteciperanno attivamente attraverso un protocollo biennale di intesa col Demanio, l’Università Federico II e l’Accademia di Belle Arti.

Quello di Palazzo Fondi, promette di essere un esperimento interessante. L’edificio seppur temporaneamente prima dei grandi restauri e dell’assegnazione definitiva ai 200 dipendenti dell’AGCOM – che resta con un sospiro di sollievo a Napoli – riapre le porte alle attività culturali differenziate annunciate nella conferenza. Oltre alla “Guido Reni District” che patrocina le citate mostre in corso, speriamo di avere in città uno spazio di sperimentazione coraggiosa soprattutto per le esposizioni d’arte. L’assegnazione temporanea di un anno, e i tempi molto ristretti dell’operazione complessiva che pure conta partnership importanti, potrebbero stimolare a Napoli
gli investimenti culturali di cui si sente un bisogno notevole.

Palazzo Fondi, a due passi dal porto e dal quartiere reale del Maschio Angioino, è certamente una garanzia per la buona riuscita di ogni capitalizzazione che punti ad una seria rivalutazione culturale. Il palazzo appartenuto a Michele Giovanni Gomez, presidente della Regia Camera Sommaria e poi passato nel 1698 al mercante genovese Stefano de Marinis marchese di Genzano che decide agli inizi del 1700 di affidarne l’ammodernamento a Giovanni Battista Manni, finisce quasi cento anni dopo in mano ai di Sangro.

Si sono succedute fasi di ampliamento e soprattutto di decorazione, tra cui la più rilevante è affidateai pittori Paolo de Matteis (1662-1728) e Giacomo del Po (1654-1726). Di Paolo de Matteis, con un po’ di difficoltà date dall’allestimento della mostra Poison che in parte ne oscura la visione, si possono scorgere gli affreschi dedicati a Hermes/Mercurio. Restano da godere intanto le altre bellezze dell’architettura, in un palazzo che restava chiuso alla città, e che invece da oggi, possiamo almeno rivedere prima dei nuovi cantieri.

Rossana Di Poce

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