giovedì 29 giugno 2017
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L’INTERVISTA

L’imprenditrice – sociologa Virginia Capuano: “Vi presento Che Follia, progetto per l’inclusione a tutto campo”

Arte e artigianato | 2 giugno 2017

All’indomani del meritatissimo Premio Ulisse per l’Arte e l’Ingegno abbiamo incontrato la sociologa – imprenditrice Virginia Capuano, tra i vincitori del concorso per stilisti emergenti che si è concluso a Villa Signorini (Ercolano) il 26 maggio.

“Moda all’Ombra de Vesuvio – Premi Giovani Talenti della Moda” nasce da un’idea di Annabella Esposito  – Presidente dell’Associazione Piazza di Spagna  – ed è stato organizzato in collaborazione con Confartigianato Napoli. Il concorso ha premiato arte ed ingegno di chi grazie al proprio lavoro ha creato vantaggio per la comunità. L’appuntamento ce lo siamo dato a Piazza San Gaetano dove c’era uno stand che affacciava su una soleggiata Via San Gregorio armeno e una brulicante Via dei Tribunali. Lo stand accoglieva l’evento Street Artisan, iniziativa proposta dall’Assessorato alle pari opportunità, nata nell’ambito del maggio napoletano,  a sua volta figlio del maggio dei monumenti.

Virginia, come è nato e in cosa consiste il progetto che è stato premiato?

Il progetto Che Follia è rivolto a persone svantaggiate e si basa sull’inclusione lavorativa e sociale di chi porta il fardello della disabilità psichica. Come sociologa ho iniziato la mia esperienza insieme alla Cooperativa sociale Era, che offre servizi a chi soffre di problemi mentali o di dipendenze, e per la quale porto avanti questo progetto estremamente ambizioso, impegnativo, ma gratificante. In particolare si tratta di un’attività imprenditoriale, cioè un’attività commerciale che si trova in Via dei Tribunali 308, all’interno della quale vengono proposti percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Il negozio ospita infatti attività di formazione per gli utenti dei centri diurni. È proprio all’interno di questi ultimi che invece vengono fatte attività relative all’artigianato. Il negozio vuole essere una sorta di ponte tra le strutture tradizionali per la riabilitazione psichiatrica e una vita piena, produttiva e felice. Diritti che appartengono a tutti. Il nostro obiettivo è quello di fare uscire i ragazzi dai centri diurni, garantendo loro dei laboratori pre – lavorativi,  perché li preparano ad un concreto inserimento nel mondo del lavoro. Infatti, il motivo della premiazione deriva proprio dall’impegno nel cercare nell’impresa uno spazio di sensibilità.

Immagino che tu non possa gestire tutto da sola, ma che ci sia la presenza di partner con cui collabori per la riuscita del progetto.

Sì, nella mia ricerca atta a creare una rete di imprese solidali, ho trovato molte aziende che hanno dimostrato sensibilità. Tra i partner più sensibili invece, Confartigianato Napoli, in particolare nella persona di Enrico Inferrera.  Tra l’altro faccio anche parte di un gruppo di lavoro di Confartigianato, chiamato Donne e Impresa, dove insieme ad altre donne mi preoccupo di creare un collegamento tra il mondo imprenditoriale e la compagine che si interessa del benessere sociale dei più deboli. Il benessere sociale deve essere un diritto di tutti. Soprattutto delle persone più fragili.

I ragazzi creano oggetti artigianali, ma chi sono i vostri clienti?

Si tratta prevalentemente di turisti, data la posizione del negozio. Non abbiamo ancora una forza produttiva importante, ma il nostro prossimo obiettivo è quello di creare dei veri e propri laboratori di produzione all’interno del negozio, perché noi attualmente raccogliamo e vendiamo oggetti creati da altre cooperative sociali (come la Cooperativa sociale Altri Orizzonti che ha sede in un bene confiscato a Castel Volturno, di cui è stato già scritto su Identità insorgenti) ed esponiamo solo le creazioni dei centri diurni di riabilitazione. Se producessimo all’interno del negozio, i prodotti avrebbero il marchio Che Follia.

Oggi ci troviamo qui in Piazza San Gaetano su proposta dell’Assessorato alle pari opportunità, e mi sembra abbiate accolto con molto entusiasmo, ma perché  portare in strada i ragazzi?

Per vivacizzare il territorio attraverso delle testimonianze vere, attraverso storie. Intendiamo mostrare le loro attività stimolanti, valorizzandoli.

Proprio la valorizzazione mi fa sorgere una domanda. Come fate a capire chi sia in grado di fare cosa?

Abbiamo un approccio innovativo di matrice anglosassone. Si tratta della cosiddetta Recovery. È fondato sulla valorizzazione del bagaglio attitudinale, che viene scandita da diverse fasi personalizzate e che lasciano presumere una maggiore durata sul lungo periodo, relativo alla stabilizzazione del paziente. Perché se il paziente si sente utile, impegnato e valorizzato, mantiene maggiormente un equilibrio. Facciamo molta attenzione all’analisi preliminare della persona. Sono importanti per esempio le risposte dei pazienti: i rifiuti, le paure. È proprio sulle paure che si lavora, perché dalle paure nascono i miracoli.

 

E noi speriamo che il miracolo vada avanti ancora per molto, perché questi ragazzi hanno il diritto di essere felici, come tutti gli esseri umani. Nessuno escluso.

 

Annalisa Guida

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