domenica 24 giugno 2018
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MONNEZZA AL SUD

Se l’Abruzzo, regione verde d’Europa si trasforma nella pattumiera di Roma

Abruzzo, Ambiente | 9 gennaio 2018

L’Abruzzo pattumiera di Roma. Quella che la politica aveva pomposamente definito “regione verde d’Europa” con tre parchi nazionali, è destinata ad accogliere almeno 100mila tonnellate di rifiuti dalla capitale. E la monnezza apre pure un ping pong tra il Pd, che governa gli abruzzesi e il Movimento 5 Stelle cui appartiene il sindaco Virginia Raggi. La delibera regionale con la quale è stato rinnovato un accordo con Roma per ricevere i rifiuti capitolini è la 736 del 17 dicembre scorso. Suona strana, dunque, la lettera che il governatore Luciano D’Alfonso ha scritto al sindaco Raggi chiedendole, in sostanza, di ammettere il fallimento della gestione pentastellata nel campo dei rifiuti. Ed ancor più strana appare la posizione del sottosegretario della Presidenza, Mario Mazzocca che ha decisamente cambiato posizione rispetto allo scorso novembre quando parlava di solidarietà tra istituzioni e convenienza economica per le casse regionali.

Ma andiamo con ordine. Roma aveva chiesto, in un primo tempo, di smaltire i rifiuti in Emilia Romagna: costo 180 euro la tonnellata comprensivi di lavorazione completa ovvero trasporto, trattamento e termovalorizzazione. Successivamente l’amministrazione romana si rivolge all’Abruzzo dove la spesa per il trattamento dei rifiuti è di soli 135 euro la tonnellata per trasporto e trattamento in tre impianti. Dopo la lavorazione, però, i rifiuti andranno trasportati in discarica oppure Emilia, Toscana o Molise con un aggravio di altri 40 euro la tonnellata per la movimentazione.

Nessuno si è chiesto chi pagherà questo ulteriore trasporto: Roma, le società che lavorano i rifiuti o gli abruzzesi? Domanda importante, tenuto conto che al crescere della percentuale di differenziata, in Abruzzo, crescono anche i costi della Tari che, contrariamente, dovrebbe diminuire.

Che la regione sia destinata ad accogliere monnezza dalle regioni vicine, però, si evince anche dal Piano regionale dei rifiuti che, da oggi al 2022, prevede un aumento di capacità per organico, indifferenziato e frazione secca di oltre mezzo milione di tonnellate per anno che renderebbe alle casse regionali circa 65 milioni di euro ogni dodici mesi: manna per un ente che non ancora approva i consuntivi dal 2014 al 2017 e che solo nell’anno corrente genererebbe introiti per 13 milioni da dividere con i privati che prenderanno parte all’operazione.

Questi i numeri ma il dato politico è un altro. L’Abruzzo, diventato famoso per la più grande discarica chimica d’Europa a Bussi, i 35 milioni di litri di liquami sversati in mare tre anni fa, la tragedia di Rigopiano che ha certificato il ko di alcuni enti, ha davvero bisogno di importare immondizia dalla capitale e saturare gli impianti?

La risposta viene dal Forum dell’acqua H20 ed è un “no” ovvio e scontato. E c’è di più. La guerriglia tra Pd e M5S dove, il primo, in evidente difficoltà, pretende che il sindaco di Roma Raggi dichiari prima pubblicamente il proprio fallimento politico-amministrativo.

Una vicenda sulla quale è intervenuto anche il segretario del Pd Matteo Renzi. Da Roma le polemiche rimbalzano alla periferia dell’impero, in Abruzzo. Con una nota a firma dei consiglieri regionali M5S Marcozzi, Pettinari, Mercante, Smargiassi e Ranieri si dichiara che “Qualche consigliere regionale starnazza accusando noi consiglieri abruzzesi di accettare questi rifiuti solo perché provenienti da Roma. Invece l’accordo sui rifiuti è siglato tra regioni: Lazio e Abruzzo”. Per il capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri, si tratta di “un maldestro tentativo di strumentalizzazione politica più che evidente, ma a questo punto vogliamo sentire dalla voce di Mazzocca o, in alternativa, del Governatore D’Alfonso le ragioni di un presunto dietrofront politico che sicuramente non permetteremo venga consumato sulla pelle dei cittadini”.

Luciano Troiano

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