domenica 24 settembre 2017
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NAPOLI A PIEDI

Arrivano i fondi per le scale di Napoli. E noi ve le raccontiamo tutte. Primo percorso: dal Vomero al Centro Storico

Identità, Infrastrutture e trasporti, NapoliCapitale, Prima Slide | 20 ottobre 2016
Foto Francesco Paolo Busco (ogni diritto è riservato)
Foto Francesco Paolo Busco (ogni diritto è riservato)

Siamo abituati ad attraversare la nostra città in auto, in scooter o con i mezzi pubblici, poco in bicicletta ed a piedi. Ma in fondo Napoli è una città “raccolta”; stretta tra la collina e il mare; stretta pure dagli editti vicereali contro l’edificazione al di fuori delle mura (in vigore dal 1566 al 1716). Limiti, limiti; che hanno fatto venire fuori una città “densa”. Però forse si può sfruttare questa alta densità, la mancanza di strade larghe, a nostro vantaggio; forse si può percorrere a piedi in tempi brevi.

Vicoli, “vicarielli”, e soprattutto scale, non si adattano per nulla al traffico automobilistico ma vanno benissimo, anzi sono un vantaggio, come percorsi pedonali.

Però bisogna conoscere il percorso giusto, che a furia di muoversi in auto molti napoletani probabilmente hanno dimenticato. Vi proporremo via via, con una serie di articoli, alcuni percorsi pedonali attraversando le scale di Napoli e misurandone i tempi di percorrenza. Proprio in questi giorni il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris, ha annunciato che nei fondi del Patto per Napoli, 308 milioni in tutto, è incluso il progetto di riqualificazione delle antiche scale partenopee.  Anche per questa opportunità ve le racconteremo tutte, in diverse puntate, cronometrando via via i percorsi.

Primo percorso: dal Vomero al centro storico, da San Martino a Montesanto

A collegare queste due zone ci stanno due antiche scale: la Pedamentina di San Martino e la scala di Montesanto. Proprio davanti alla Certosa di San Martino, dal piazzale da cui ci si affaccia e la vista è su tutta la città antica, parte la prima scalinata. Iniziamo a scendere (cronometriamo: ore 10.55). Pochi gradini, il primo tornante, ed il ritmo subito cambia. Siamo in un posto senz’auto, silenzio, vista Vesuvio. Il ritmo è un po’ quello dei bambini: un passo, due, tre, gradino, un passo, due, tre, gradino. Scendiamo. La scala è larga, a gradini bassi e lunghi; adatta pure ai cavalli una volta.

Piano, fretta poca, bellezza molta: sulla sinistra c’è la vista su tutto il centro storico, Santa Chiara col suo tetto verde, Spaccanapoli, Napoli greca. La prima rampa risente un po’ dell’eccesso di “spensieratezza” di alcuni napoletani. Sembra ci sia il bellissimo uso di venire a festeggiare sul piazzale della Certosa ricorrenze piacevoli e poi la pessima usanza di gettare dall’alto le bottiglie vuote dopo il brindisi. Poco oltre il secondo tornante però già la scala è pulita. Un poco più avanti, subito dopo un’altra svolta, si apre per lo sguardo uno “scivolo” verso la città bassa: è risucchiato in giù a guardare i decumani. Un grande giardino privato si apre sulla sinistra, con terrazzamenti ed alberi di agrumi. Un uomo sta ripulendo il terreno. I cani attorno a lui giocano a rincorrersi. Incontro qualche turista che sale, qualcun’altro che scende, un gatto che sembra di casa. Poi una scolaresca intera, con macchine fotografiche, e quaderni per disegnare.

La scala, o meglio il percorso, perché in origine non aveva gradini (oggi ne ha 414), era stato ideato e realizzato per permettere il trasporto dei materiali necessari all’edificazione delle Certosa di San Martino, i cui lavori (architetti Tino di Camaino e Francesco de Vito) iniziano nel 1325 e si concludono nel 1368. Nel frattempo (1329) era iniziata anche la costruzione di Castel Sant’Elmo. Sole e ombra si alternano. La scalinata è esposta a nord-est, quindi prende il sole pieno solo di mattina, quando non è troppo caldo: sarà fresca anche d’estate. In una rientranza del percorso c’è il bucato steso. Esce di casa la signora a ritirare i panni asciutti. Un bed and breakfast ha l’insegna sul panorama. La discesa è piacevole. L’aria è diversa, più pulita. In un altro tornante, proprio lungo gli scalini, una piccolissima vigna vicino al tabernacolo con la statua della Madonna.

Sembra che la statua che c’è ora sia relativamente recente: una signora che abita qui, e che fa parte del “Comitato Pedamentina a San Martino Gruppo Storico” (comitato molto attivo nella tutela e valorizzazione di questa scala, presente anche sui social media) mi racconta che quella che c’era prima è “scomparsa” una decina d’anni fa. Zigzag di rampe. I gradini diventano più corti: non più tre passi ma due per gradino; poi di nuovo tre e la scala si allarga di nuovo; ed i rumori anche. Sono già (meno di un quarto d’ora) al corso Vittorio Emanuele.

Attraverso il Corso e vado a sinistra: a pochi metri comincia la seconda scala di stamattina, quella di Montesanto. L’ingresso alla scala dà un impatto forte: sembra un balcone su uno strapiombo e la scala stessa è monumentale, a doppia rampa, e da qui si vede già fino in fondo. Montesanto è lì, vicino. Tufo, pietra lavica ed ornamenti. Mentre scendo passa la funicolare. Tutto il percorso della funicolare in realtà fiancheggia l’itinerario che abbiamo seguito finora. La funicolare di Montesanto (inaugurata nel 1891) fu pensata proprio per collegare in maniera efficiente il nuovo quartiere del Vomero al resto della città e prevedeva infatti, oltre a due vagoni passeggeri, anche un vagone merci. La presenza della funicolare è stata uno dei motivi, insieme alla diffusione dell’automobile, del declino dell’uso del percorso pedonale; può tornare utile però per risalire o per spezzare il percorso in due utilizzando la fermata intermedia su Corso Vittorio Emanuele. Qualche scritta sui muri. Street art. La scala adesso è larga e dritta. Ogni tanto c’è qualche zona pianeggiante più estesa. (Qui pochi giorni fa si è svolto uno dei concerti di Piano-city). Altri pochi gradini e siamo già (ore 11.20) a Montesanto. Venticinque minuti dal Vomero al centro storico: forse questa è ancora una città per gli uomini molto più che per le automobili.

Francesco Paolo Busco

Per leggere le altre puntate clicca sui link di seguito:

Percorso 2: Calata S. Francesco

Percorso 3: Salita Cacciottoli

Percorso 4: Gradini del Petraio

Percorso 5: Cupa Vecchia

Percorso 6: Moiariello

Percorso 7: Salita Villanova

Percorso 8: Gradini Cinesi e Gradoni di Capodimonte

Percorso 9: Vico Paradisiello

Percorso 10: Dal Real Bosco di Capodimonte al mare della Gaiola

 

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