martedì 25 settembre 2018
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NAPOLI CONTRO IL DEBITO

In piazza in tremila, soprattutto grazie ai movimenti “non istituzionali”

NapoliCapitale, Politica | 14 aprile 2018

Napoli contro il debito non è stato un flop ma nemmeno un trionfo, secondo la personalissima cronaca di questa giornata, che rappresenta – lo diciamo subito – un punto di vista giornalistico e militante, dunque mai oggettivo.

Non crediamo sia un anatema dire che c’erano meno persone di quanto ci si aspettasse, oggi, in piazza Municipio. E dunque qualche domanda e considerazione ce la consentiamo.

Certo tremila persone c’erano. Chi dice di meno, come il tg3, è in malafede. Tremila, che hanno manifestato contro il debito, tremila partenopei. Che hanno animato la strada e il palco, sussegendosi negli interventi, raccontando questi anni di lotte della città che sta vivendo il più incredibile esperimento “ribelle” del Paese. Ma tutto questo non basta, non può bastare. E non solo per i numeri, non soddisfacenti.

La mattina è cominciata presto, per noi, a Largo Berlinguer, dove si erano dati appuntamento la maggior parte di coloro che hanno poi animato la piazza: i movimenti “non istituzionali”, quelli di Napoli Direzione Opposta e Massa Critica, l’ Ex Opg Occupato Je So Pazzo con le bandiere di Potere al popolo – che se in Dema non se ne fossero accorti, è un partito anche se non ama la definizione semplificante- più un piccolissimo drappello di meridionalisti, guidati da Emilio Coppola e Giovanni Precenzano. In testa anche la consigliera Dema Laura Bismuto.

Hanno deciso di partire autonomamente: con il sindaco, ma distinti. E anche un po’ distanti. Ma convinti della giustezza della protesta, contro un debito che riguarda il 78 per cento dei comuni meridionali, impossibilitati a fornire ai cittadini anche i servizi di prima assistenza. Catene, insomma. Catene da sciogliere, con una protesta forte: cosa ben chiara a chi ha deciso di partire in corteo, attraversando un pezzetto di città.

C’è da dire che, mentre il municipio e la sua piazza iniziavano a riempirsi, a Largo Berlinguer si assisteva a un atto che definiremmo bizzarro, da parte delle forze dell’ordine, rivolte a scudo verso i manifestanti dei movimenti partenopei che si assemblavano davanti alla metro Toledo, mentre dietro quattro fessacchiotti di Fratelli d’Italia, con Andrea Santoro, consigliere comunale in prima fila su un ape tricolore, cercavano di passare. Una doppia provocazione non colta (si impara, ne siamo felici) e di fatto quasi ignorata.

(Nota a margine: a qualche centinaio di metri 300 persone e uno scontro farsa tra Pd e Forza Nuova, con l’abbandono finto indignato dei primi, hanno poi lasciato di fatto la piazza della contro-manifestazione, piazza trieste e trento, alle destre: Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno “protestato” con banchetti “informativi” i pochi interessati, sopratuttto – anche qui – associazioni storicamente vicine a questi partiti, come Cittadinanza Attiva, sempre presente contro l’ossessione de Magistris. Triste scenario, per chi lo ha visto, che non merita più di dieci righe di cronaca).

Ma torniamo ai movimenti: il corteo è alla fine partito e ha raggiunto la piazza, guidato da San Ghetto, il simbolo del Gridas di Scampia.

“Le periferie avanti per noi non è uno slogan” ha spiegato la Bismuto, la scomoda battagliera di Dema – odiata, come noi, per la capacità di sfornare brutali verità – mentre raggiungevamo ormai la piazza. E qui, sul palco, effettivamente, alcune periferie hanno preso la parola, Scampia in primis, con il Comitato Vele, simbolo non da oggi di resistenza partenopea. Ne avremmo indubbiamente volute ascoltare di più… perché non esiste solo Scampia. E questo è sicuramente un tema da non eludere oltre.

Qualcos’altro però, va detto, mancava a piazza Municipio, nonostante tra la folla Raffaele Del Giudice e Alessandra Clemente – da eredi di fatto del futuro istituzionale della città, insieme al competente Enrico Panini, unico assessore sul palco – si intrattenevano a parlare con chiunque, senza sottrarsi mai, come è stile di entrambi, al confronto. Mancava qualcosa anche quando è uscito, finalmente, Luigi de Magistris, che ha infiammato gli animi come sempre, ci mancherebbe….

Attorniato da decine di fotografi  e operatori, con una gestione, anche questa, bizzarra della stampa – ci è mancata Barbara Tafuri che ha gestito egregiamente la comunicazione di Dema in campagna elettorale e che stavolta stranamente non era responsabile dell’evento – ha fatto al solito ballare la piazza con le sue parole e con l’eterno Iovine. Ma anche  qui va detta una scomoda verità: c’erano troppe bandiere, troppe. Troppe soprattutto perché c’erano più bandiere che sostanza: troppi distinguo, troppe divisioni, troppi personalismi tra sindacati, assessori, consiglieri, gruppi e gruppuscoli… troppi “io”.

Ecco è mancato essere un corpo unico che crede nella stessa cosa, nonostante chiunque fosse oggi in piazza aveva in comune una visione simile, e diversa, di questa città. Forse dovremmo ripartire da questo. Fare massa critica allargata di molte unità. Forse, insomma, dovremmo essere in grado di parlare a Napoli in maniera differente. Prendendo atto che le basi ci sono e che i migliori esempi arrivano ancora una volta da quei movimenti degli “spazi liberati” – una delle migliori delibere della storia di questa amministrazione – che invece alla gente comune riescono ancora a offrire speranze, alternative, in alcuni casi addirittura servizi. Il che è clamoroso quando ci pretendono fratelli di Italia che non siamo. E questo è un pensiero che credo accomuni ciascuno dei tremila in piazza.

Insomma, l’impressione – ripetiamo, personale – che oggi si è avuta è questa: si è sentita più netta la differenza tra il palazzo e la strada. Oggi si è sentito di più non essere in grado – e questa giornata la dimostra – di lavorare in primis sui fatti e in secondo luogo sulla comunicazione, che ha fallito – la “guerra” dei video di questi giorni ne è una prova –  in modo più incisivo e netto.

Più popolare e meno populista.

La strada è in salita certo. E oggi è stato chiaro che rimboccarsi le maniche non basta: all’ambizione di essere capofila di una protesta che raccolga tutto il Mezzogiorno non può bastare quello che abbiamo visto oggi (per giunta con i 5 Stelle che alle politiche hanno superato il 50 per cento ovunque, oggi assenti dalle piazze).

Bisogna ritrovare la modestia, tutti. Rinunciando, magari,  ciascuno a qualcosa. Iniziamo da qui.

Ps: E’ pensando a questo che oggi abbiamo lasciato che dietro i nostri live sventolassero le bandiere duosiciliane, senza farcene come abbiamo sempre fatto, un cruccio. Quanto meno questa volta, in mezzo ai movimenti autentici, erano finalmente dalla parte giusta.

Lucilla Parlato

Gallery: Maura Messina

Video: Eddy Ferro – Simona Sieno – Lucilla Parlato – Francesco Andoli – Maura Messina

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