lunedì 22 ottobre 2018
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NAPOLI SOTTERRANEA

Svelato un nuovo tratto dell’acquedotto augusteo sotto il rione Sanità

Beni Culturali, NapoliCapitale | 10 marzo 2018

E’ stata presentata ieri mattina, nella chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, dall’associazione Celanapoli di Carlo Leggieri, la scoperta di un tratto dell’acquedotto augusteo. L’antico acquedotto (circa 10 d.C.) che dalle sorgenti del fiume Serino portava l’acqua fino alla Piscina Mirabilis a Miseno. Un’opera mastodontica per ideazione e realizzazione, un acquedotto lungo circa 100 km, terminante nella enorme vasca contenente più di 12 milioni di litri d’acqua.

La presenza del tratto di conduttura, svelato ieri mattina alla stampa, era nota da tempo ma la sua attribuzione all’acquedotto romano e non a quello del Carmignano, molto successivo (ultimato nel 1629) è stata raggiunta solo recentemente. Dopo la conferenza di presentazione, svoltasi con la presenza di studiosi dell’Università “Federico II”, dell’”Orientale” e speleologi del sottosuolo napoletano, ci accompagnano a vedere di persona gli esiti dello scavo.

La porzione di conduttura sotterranea di circa 220 metri di lunghezza, che corre nel sottosuolo tra il rione Sanità ed i Ponti Rossi, ha richiesto lo sgombero soprattutto di materiali di risulta provenienti dalla superficie attraverso i pozzi di aerazione (posti ogni 35m, secondo la regola dettata dall’architetto romano Vitruvio per tale tipo di opere).

Si tratta per ora solo di un tratto: il condotto continua sia in direzione est che ovest. Ma questo stesso acquedotto, secondo Gianluca Minin, uno degli autori dello scavo, presenta diramazioni sia verso Monte di Dio (probabilmente per rifornire la villa di Lucullo) sia in direzione via Orazio dove sorgevano altre ville di patrizi romani.

Si cammina in un corridoio alto circa 2m e largo 70cm, a 20 metri di profondità. Lungo le pareti è visibile la stratificazione dei materiali: roccia di tufo, poi lo strato impermeabilizzante in cocciopesto (un miscuglio di frammenti di anfore e pozzolana) e poi lo strato di calcare prodottosi nei secoli. Dallo spessore di questi residui, ci racconta Carlo Leggieri, si può ricavare un po’ della storia dell’acqua che hanno bevuto i napoletani.

Una sorpresa nella sorpresa è arrivata agli studiosi non più di una settimana fa: durante scavi condotti per poter misurare con accuratezza la pendenza, si è scoperta la presenza di due fili di rame che corrono paralleli sotto il pavimento. Si tratta probabilmente di una sorta di doppino telefonico usato per comunicare tra le cavità che si trovano lungo il percorso e che erano state adibite, durante l’ultimo conflitto mondiale, a rifugi antiaerei.

Come suggerisce Leggieri non siamo però i primi a percorrere a piedi questo cunicolo destinato all’acqua: 400 soldati dell’esercito del generale Belisario, inviato dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano a reimpossessarsi dei territori d’Occidente circa 1500 anni fa, sarebbero scesi proprio quaggiù per poter superare, passandoci sotto, le mura della città occupata dai Goti.

Secondo Minin: “gli scavi sono tutt’altro che conclusi, ne abbiamo ancora per decenni, possiamo ancora divertirci a lungo ad esplorare e scavare, e soprattuto sappiate che il gruppo di scavo non è affatto chiuso, chi voglia farne parte non ha che da contattarci”.

Mai sentito di una possibilità migliore di questa per partecipare, dal basso, al risveglio della città .

Testo e foto Francesco Paolo Busco.

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