martedì 30 maggio 2017
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PAROLE CONTRARIE

Archiviate le querele di Luca Abete e Ricci contro Luca Delgado

Attualità | 18 maggio 2017
Archiviate le querele di Antonio Ricci e Luca Abete contro lo scrittore e attivista Luca Delgado, spesso ospitato sulle pagine di Identità Insorgenti con i suoi interventi pungenti, ironici e da innamorato di Napoli. Ospitiamo alcune considerazioni di Luca dopo la chiusura di una vicenda giudiziaria incresciosa, che per una volta sansisce la vittoria della “parola contraria”. E vede uscire sconfitti i potentati televisivi mediaset.


Questa è la conclusione di una vicenda triste, fortunatamente per me però, finisce bene.
Diverso tempo fa vi avevo raccontato di un servizio di Striscia la Notizia in cui Luca Abete, da molti considerato un eroe (vi risparmio quello che penso io), mostrava in un servizio dei napoletani senza casco. Raccontai che mi era stato riferito, e sono ancora in contatto con le fonti, che quel servizio era stato montato ad arte e che in realtà avevano chiesto a dei ragazzi in moto di togliere il casco e farsi riprendere. (goo.gl/Asi6mY)
La reazione di Luca Abete fu molto semplice: lui personaggio noto, dichiarò che il sottoscritto era alla ricerca di fama. Semplice il giochetto, no? Lui fa un servizio in TV, io dico che mi è stato raccontato che quel servizio è stato costruito ad arte e lui, forte della sua notorietà dichiara che sono uno che vuole visibilità. Come se avessi bisogno di Luca Abete per arricchire il mio curriculum, con tutto il rispetto.
Molta gente sta dalla mia parte. Luca Abete prima mi fa contattare dal suo staff che mi chiede di cancellare il post (“non è carino quello che hai fatto”) e ricevuto il mio rifiuto decide di andare in questura a querelarmi.
Qualche settimana più tardi, mi segnalano un altro servizio di Striscia, protagonista sempre Luca Abete, che mostra i furbetti che nella stazione dei treni della Cumana, non timbrano il biglietto. Scrivo un altro post e gli contesto di non aver fatto un buon servizio e di aver semplicemente detto delle cose non vere, perché i furbetti esistono in tutto il mondo e la cosa non la si può spacciare come peculiarità dei partenopei. Attenzione, nessuna difesa dei furbetti e il fatto che altrove accada la stessa cosa non ci solleva dalle nostre responsabilità. Ho contestato che lui facesse passare la notizia come se a Napoli avessimo inventato uno stratagemma per non pagare il biglietto. (goo.gl/ZMWti2)
Anche qui, migliaia di napoletani (e non solo) stufi quanto me, condividono il mio post. Luca Abete va di nuovo in questura e mi querela una seconda volta.
L’ultimo tassello di questa storia è un ultimo mio scritto in cui me la prendo per una causa che ho davvero a cuore: la questione migranti. In un servizio di Striscia, si mostravano alcuni richiedenti asilo a Bari che provavano a scavalcare la recinzione di un centro accoglienza per scappare via. Quelli di Striscia erano lì con una troupe e si erano inventati una vera e propria giuria, tipo olimpiadi, in cui davano i voti a quei poveretti che provavano a fuggire. Immaginate la scena: esseri umani impauriti che non conoscendo probabilmente i propri diritti, provano a fuggire da un centro accoglienza. Seduti a un tavolino, con tanto di cartelli, alcuni personaggi di Striscia alzano le palette per dare un voto alla performance. Una cosa di una crudeltà e disumanità che mette i brividi. Nel mio post scrivo che Ricci si deve vergognare. Uso proprio la parola “vergogna”. Questa volta devono essersi incazzati sul serio perché è proprio Antonio Ricci in persona a querelarmi. (goo.gl/gKS88I)
Ora, vedete, io ho passato un brutto periodo per via di questa storia. Non vi nascondo che essere convocati in questura più volte, passare per avvocati e tribunali, sostenere le spese, non è proprio una bella esperienza. Da notare che lo staff di Luca Abete ci aveva tenuto sin dall’inizio a farmi presente contro chi mi stessi mettendo, ma che cosa devo fare, non ho avuto paura. Sarò un illuso, ma credo ancora nel potere della verità. E uso l’unica arma (qui certamente mi illudo) che so maneggiare: la parola. E così eccomi qui a scrivere di nuovo e a dirvi che non ho mai smesso di credere che fosse un mio diritto criticare e chiedere spiegazioni. Non ho mai smesso, né mai smetterò di difendere la nostra città e il nostro popolo, quando veniamo inutilmente accusati o attaccati; allo stesso tempo plaudirò chi denuncia i nostri mali con spirito critico e lo farà senza manipolare la realtà, senza edulcorarla, senza romanzarla. Non ho mai smesso di credere che in questa battaglia contro dei servizi del famosissimo Luca Abete (la faccia mia sotto alle vostre radici dotto’) e contro il colosso Striscia la Notizia, io avessi ragione. Ebbene, lo ha confermato anche il Giudice, con una sentenza che, a detta del mio avvocato, farà giurisprudenza. Le tre querele sono state archiviate, il giudice mi ha dato ragione, mi è stato riconosciuto il diritto di critica. È venuto fuori anche che per il servizio sui caschi pare che la redazione di Striscia non abbia raccolto le liberatorie dei soggetti ripresi e questo confermerebbe la versione della mia fonte.
Vi invito a non restare in silenzio di fronte a una certa narrazione da parte della TV o dei giornali, a interrogarvi sempre sull’attendibilità di certe notizie.
E poi volevo ringraziarvi. Volevo ringraziarvi per avermi aiutato in questa difficile battaglia in cui ha vinto “la parola contraria”.

Luca Delgado

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