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PUORTAME A CASA MIA

Il racconto domenicale di Raffaele Ceriello: Don Martino della salumeria a Caravita

Puortame a casa mia | 15 aprile 2018

Don Martino ha sessantaquattro anni, i baffi grigi e i capelli tinti. Da quasi quarant’anni regala sorrisi nella sua piccola salumeria a Caravita, Solo sorrisi però.
La spesa, a detta di nonna, se la fa pagare cara.
E’ uno dei pochi che resiste ai grandi centri commerciali.
Lo trovi sempre sorridente, dietro le tende colorate della sua piccola bottega, tenuta con cura e devozione.
E’ un uomo attento e gentile, con il camice sempre lindo.
Si prende cura di ogni singolo cliente, ricorda quanto deve essere sottile la mortadella e quanto doppio il provolone, della marca di caffè della signora Luisa e quella dello shampoo dell’Avvocato Dimella.
Rammenta compleanni, onomastici, anniversari, comunioni, battesimi, matrimoni e divorzi di tutti i suoi clienti affezionati.

Più di un salumiere è un misto tra un barbiere e il portiere di un palazzo.

Se vuoi sapere qualche scoop, devi andare da Don Martino.
Ma devi sapere aspettare.
Prima la spesa.
Poi i racconti.

Don Martino è ligio al dovere, ti spiccia come un generale nazista, si cambia i guanti, pulisce l’affettatrice.
E’ maniacale ed ossessivo.
Quando sa qualcosa: fa finta di niente.
S’infastidisce se qualcuno pensa che lui si fa i fatti degli altri;
Quando è cosi, ti spiccia in italiano.
Non ti guarda nemmeno negli occhi. Mette un muro.

Un muro che lui stesso sgretola.

Muove la testa lentamente: come un grande attore prima di andare in scena.
Aspetta le mosse del suo dirimpettaio, freme in silenzio per la domanda a cui risponderà con tono cavernoso:
“Signò e io che ne saccio! Sto chiuso tutt’e juorn cà dinto!
Ma quello è solo il preambolo alla sua prova d’attore.

Il nonno diceva che a Don Martino ci vuole un “pacchero” per farlo parlare e due per farlo stare zitto.
E cosi è!

Ostenta sicurezza, è un uomo impenetrabile, si ricorda i dettagli di ogni singolo episodio.
Date e luoghi della faida dei Sarno a Ponticelli, orari di cattura. Si ricorda in quel preciso istante lui cosa stava facendo e magari cosa faceva la signora Benedetta del piano di sopra.
E’ una calcolatrice vivente, ti fa il conto in mano senza che poggi le cose sul bancone.
E’ amante del forfait, disponibile a farti risparmiare dieci centesimi, ma se gli chiedi lo scontrino te lo fai nemico.
Ti guarda come se gli avessi sputato in faccia.
Quasi si chiede il perché.
Si asciuga l’umiliazione con un fazzoletto verde di stoffa. Porta gli occhi al cielo.
Prega per te e ti assolve appena lo paghi.

Il suo motto è: “La vacanza è per i deboli!”
C’è chi non l’ha mai visto fuori da quel negozio.
E’ aperto anche a Natale, a Pasqua e il quindici di agosto.

Tre anni fa è stato chiuso per due giorni di fila e tutti pensavano che fosse morto.

Ha raccontato in giro di una festa in famiglia da sua sorella che vive a Mirandola.

In realtà si è chiuso in casa a pensare il modo più semplice per ammazzarsi.

Anche se fanno finta di niente, lo sanno tutti che Don Martino è ricchione.
Che era innamorato di Filippo, il suo ex garzone e quando Filippo se n’è andato a Varese voleva morire.

Da una settimana io sono il suo nuovo giovane di bottega.
Mi sta insegnando i segreti del suo lavoro.

Da due giorni un via vai di persone viene a salutarci in salumeria, per strappare qualche informazione.

Nel nostro quartiere è scomparso un ragazzo di appena diciotto anni.
Sò due giorni che le volanti dei carabinieri ci svegliano nel cuore della notte.
Due giorni d’inseguimenti, di frenesia e terrore.
Pasquale non si trova.
L’aria che tira non è delle migliori.
Gli amici della sala slot non si vedono in giro.
Si sono volatizzati.
Tutto tace, una calma apparente pronta ad esplodere.
Tante bocche strette nel silenzio.
Nemmeno Don Martino parla.
Da quello che si dice in giro, c’entra la moglie di uno di cui è meglio non fare il nome.
Si dice sia una storia di corna.
Corna e camorra. Camorra e corna.
E la gente del mio rione si tiene alla larga da certe storie.
Ci sono nomi che fanno paura quanto una pistola puntata.
Nomi che si fanno solo nel buio della tua stanza da letto, con le porte chiuse a chiave e le persiane da cui non entra ed esce il sole.
Noi ragazzini lo impariamo in fretta.

“Guagliò, ci stanno certe cose che non si possono dire.
Cose che sanno tutti, come il segreto di pulcinella, ma non si possono dire.
Ci sono nomi e cognomi che si alternano come pedine della dama, li trovi a fare la spesa o a comprare il gelato in piazza ma nemmeno questo si può dire.
E sai perché non si può dire?
Perché la gente non vuole sentirle ste storie di merda.
Qui tutti vogliono vivere in pace.
E tu se mi vuoi stare a sentire: fatti i cazzi tuoi!”

“I cazzi tuoi” questa frase detta da Don Martino sembra una barzelletta. Ma non lo è…
E forse Don Martino avè ragione.
Me vò bene.

Ma poi ci penso…
Don Martino nun tenè ragione.
Nun me vò bene, nun sé vò bene.
Se pensa che il silenzio sia la soluzione, allora nun sapè cosa è bene e cosa no.

E il silenzio nunn’è mai bene.
Il silenzio è na munnezza!

Si’ ll’ammor e’ ‘o cuntrario da’ morte
e tu ‘o ssaje
si diman’e’ sultanto speranza
e tu ‘o ssaje

Raffaele Ceriello

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