mercoledì 18 luglio 2018
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QUARTIERI SPAGNOLI

Questa settimana sul blog la storia della zona di Sant’Anna e alcune visioni da dentro e fuori i Quartieri

Quartieri Spagnoli | 15 aprile 2018

Su Identità Insorgenti ogni settimana il meglio del blog dei Quartieri Spagnoli, nato da un’idea di Salvatore Iodice, Fabio Zizolfi e Giuseppe Maienza, per raccontare storia, eventi, tradizioni, protagonisti e identità dei Quartieri. Qui il link al blog.  Qui la pagina ufficiale  su fg dei Quartieri spagnoli

Nel blog dei Quartieri Spagnoli questa settimana si raccontano anche le storie delle strade. E’ il caso della zona di Sant’Anna di Palazzo che, apprendiamo, un tempo era una zona di proprietà della Certosa di San Martino coltivata a piantagioni di agrumi e mirto. Ed è per questo che quasi tutte le costruzione hanno mantenuto le destinazioni d’uso per cui erano sorte, con un piccolo cortile al centro dei palazzi o piccoli giardini. L’articolo è occasione per conoscere anche la storia della chiesa omonima. Per leggerlo: http://www.quartierispagnoli.org/santanna-di-palazzo-e-le-strade-limitrofe/. La rubrica si chiama Luoghi e Storie ed è curata da Anna Corradino.

“Un nodo ingarbugliato privo di un nord per chi prova a districarlo per la prima volta; il posto più lineare del mondo per chi invece ci è nato e cresciuto. Questi sono i Quartieri Spagnoli, un quadro svedese di basoli, tasselli di umanità necessari a comporre quel meraviglioso e viscerale puzzle che è Napoli. Uno spazio storico e geografico partorito dalla pietra di tufo, un intervallo di terra che dalla riva del fiume Toledo sale fino alle pendici del monte Vomero. Una testimonianza antropica di autentica napoletanità” è invece l’incipit del romano napoletanizzato Marco Graucho Filippi, nel pezzo “I miei quartieri spagnoli”. Che potete leggere integralmente qui:  http://www.quartierispagnoli.org/i-miei-quartieri-spagnoli/

Altrettanto originale, questa settimana, il punto di vista che offre chi ai quartieri c’è nato. “I Quartieri Spagnoli sono un problema. Molto serio anche. Perché se mi spogliodi tutte le mie riflessioni ragionate di natura (pseudo)antropologica e (pseudo)geografica, finisco per parlare anche io, in maniera piuttosto convinta, della presunta passionalità che caratterizza i quartierani. Perché c’è sempre questa inspiegabile e irrazionale tendenza, da parte nostra, a credere che determinate dinamiche della zona e alcuni suoi peculiari aspetti abbiano quel qualcosa in più che la rende speciale, che ci inorgoglisce in quanto autoctoni, che ci rende più affascinanti agli occhi di chi non ci è nato e cresciuto: “ah, quindi sei dei Quartieri Spagnoli? Allora sei un vero napoletano!”. È la nostra identità ‘pura’ e ben definita a conferirci questa presunta originalità. In fondo, diciamo la verità, un po’ ci piace anche quando la gente, vittima del pregiudizio, storce il naso quando comprende da dove veniamo, perché in qualche modo ci dà inconsapevolmente il permesso di interpretare il ruolo di chi conosce le realtà difficili, la vita vera, anche quando, in fondo, non sappiamo un bel niente” si legge nel pezzo, contro ogni stereotipo, di Serena Rotondo. Per approfondire il suo interessante ragionamento, il link è questo: http://www.quartierispagnoli.org/quartieri-spagnoli-contro-ogni-stereotipo/

“Correva l’estate del 1998 quando con la mia famiglia ci trasferimmo tra questi magici vicoli e, sebbene avessi solo 5 anni, ricordo gli storcimenti di naso delle varie persone alle quali i miei comunicavano la decisione. Del resto vent’anni fa, agli occhi dei più, poteva sembrare davvero bizzarro che una famiglia tipicamente “borghese” potesse prendere una decisione del genere. Da allora è iniziato il mio iter che mi ha portato oggi, dopo vent’anni, ad essere estremamente riconoscente per questa scelta. I Quartieri Spagnoli sono un mondo a parte, dove i luoghi comuni si capovolgono, un luogo nel quale i “ben pensanti” sono portati a credere che chi abbia una famiglia alle spalle, che ti faccia studiare e non ti faccia mancare nulla, possa camminare a testa alta e guardare tutti dall’alto in basso. Ma qui no, qui non è così, qui si vive con una sorta di “timore reverenziale” (nella sua accezione migliore) nei confronti di quelle facce, quegli sguardi, quegli occhi a cui nessuno ha regalato nulla di ciò che hanno e si sono guadagnati. Qui ti confronti e ti rapporti con la strada e, così come a scuola, se sai ascoltare e capire cresci e ti arricchisci.
E già immagino cosa starà passando nella mente del lettore: e quindi? Di cosa ci vuoi parlare? Di quanto ci si senta un pesce for d’acqua quando si arriva da fuori e si decide di vivere qui?
NO, esattamente il contrario” è infine l’incipit che ci offre Dario Navarro nella sua narrazione dei quartieri. Anche qui consigliamo la lettura completa del pezzo, per conoscere i quartieri anche con gli occhi di chi non ci è nato ma vi ha vissuto tutta la vita: http://www.quartierispagnoli.org/labbraccio-silenzioso-dei-quartieri-spagnoli/

Ovviamente segnaliamo questi quattro contenti ma soprattutto vi invitiamo a mettere like alla pagina dei quartieri e a seguire autonomamente il loro blog, ben più ricco. Noi ogni settimana vi proporremo un’antologia di quello che  ci piace o ci colpisce di una zona di Napoli che ha tanto da dire, da dare e da raccontare, al di là di qualsiasi luogo comune.

 

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