martedì 25 settembre 2018
Logo Identità Insorgenti

SALVIAMO IL GRECO DI CALABRIA

Nasce ‘Se mi parli vivo’, la raccolta fondi per il greko e per la Casa dell’Ospitalità

Calabria | 10 aprile 2018

Ad oggi ci sono alcuni comuni della Calabria meridionale, appartenenti alla cosiddetta Bovesìa, dove si parlano delle varietà di greco che sono riconducibili al greco di Magna Grecia, ultimo baluardo di un’area di lingua greca un tempo molto più estesa. Il greco di Calabria, o greko, è una lingua viva, ma è in grave pericolo: per salvarla bisogna agire adesso. È quello che ci ricordano i ragazzi di Se mi parli vivo, una raccolta fondi per un ambizioso progetto linguistico e culturale, di documentazione e rivitalizzazione linguistica, lanciato dall’associazione ellenofona Ialò tu Vua.

“La prima sfida è riuscire a rimanere in Calabria, la seconda è quella di rimanerci parlando in greko. E allora perché non unire le due cose e rendere il greko allo stesso tempo il fine e il mezzo per raggiungere il nostro obiettivo?” Sono queste le parole dei promotori, giovanissimi, di Se mi parli vivo: la coordinatrice, linguista e parlante nativa di greco-calabro, Maria Olimpia Squillaci; Eleonora Petrulli, Freedom Pentimalli, Danilo Brancati, Francesca Mancuso, Francesco Ventura e Francesca Caruso. È un progetto che unisce due temi tra loro apparentemente diversi, ma strettamente correlati: la riscoperta e la rivitalizzazione della propria lingua e delle proprie radici culturali, e la narrazione dell’esperienza dell’immigrazione, di chi lascia la propria terra, per chiedere ospitalità.

Il progetto si compone infatti di due iniziative, strettamente legate dal punto di vista ideale. Ne parliamo con Freedom Pentimalli, linguista, studioso di neogreco e di greco di Calabria, che sarà tra gli insegnanti di greco-calabro.

La prima iniziativa, Adotta il greko, dedicata interamente alla rivitalizzazione linguistica, prevede l’apertura di laboratori di lingua per circa 6-7 ore settimanali, rivolti sia agli adulti che ai bambini, in alcuni comuni dell’area grecanica. #Adottailgreko si ricollega all’iniziativa To ddomadi greko, la settimana greca, una Summer School istituita quattro anni fa dall’associazione ellenofona Jalò Tu Vua, che prevedeva lezioni di lingua ed escursioni sul territorio della Calabria greca.

“Dall’esperienza della settimana greca” ci racconta Pentimalli “è nata l’idea di realizzare l”anno greco’, ovvero un laboratorio permanente di lingua. Intendiamo poi riallacciare l’iniziativa alle altre lingue minoritarie calabresi come l’arbëreshë e l’occitano, in modo da creare un ponte tra le minoranze.”

È un’iniziativa dal grande potenziale, poiché, già solo attraverso la Summer School di una settimana, racconta, si sono ottenuti dei risultati straordinari:

“Grazie a To Ddomadi Greko si sta creando una nuova generazione di parlanti, un circuito di ragazzi sui vent’anni che conversano in greko. Abbiamo gruppi su whatsapp e su facebook, dove ci scriviamo messaggi in greco di Calabria.  C’è un evidente risveglio: per la prima volta negli ultimi anni c’è un diffuso interesse nella classe giovanile per la lingua dei loro avi.”

L’altra iniziativa si chiama Casa della Filoxenìa. Filoxenìa significa amore per il forestiero, ospitalità, accoglienza: è un valore cardine dei greci in generale, per i quali l’ospite è sacro, e della Calabria greca, che la conserva tuttora. Dell’amore dei greci calabri per lo straniero, infatti, hanno scritto artisti quali Edward Lear, Maurits Escher; anche il linguista tedesco Gerhard Rohlfs, noto per i suoi preziosi contributi allo studio del greco di Calabria, racconta di esservi stato accolto come un fratello. A questa grande tradizione di amore e accoglienza, e alla consapevolezza che la Calabria è stata ed è tuttora crocevia mediterraneo di popoli, terra d’emigrazione e d’immigrazione, si ricollega il progetto della Casa della Filoxenìa.

“Potremo realizzarlo grazie al comune di Bova, che ci ha dato in utilizzo un palazzo storico della zona di Bova Superiore. Raccoglieremo del materiale sul tema dell’emigrazione, poiché la Calabria è storicamente una terra che ha visto molti popoli arrivare, e molti calabresi partire. Dove creare, perciò, una casa che rifletta sul fenomeno dell’emigrazione se non in Calabria? Il progetto consisterà nella raccolta di testimonianze sia di migranti di oggi che arrivano in Calabria, sia di persone che dalla Calabria sono andate via. Queste esperienze verranno raccolte sotto forma di lettere e files audio, anche di persone arrivate coi barconi sulle rive calabresi. Tutto il materiale verrà riformulato in greco-calabro. Abbiamo pensato, oltre a stanze che raccolgono testimonianze fotografiche, ad una stanza dedicata solamente alle parole, dove le esperienze delle persone verranno riprodotte con files audio. Tutto questo è volto a creare un luogo in cui si rifletta su cosa significa emigrare, cosa significa lasciare la propria terra, dover richiedere ospitalità. Un luogo dove coltivare l’empatia, perché crediamo sia una cosa che manchi oggi del tutto.”

Il tema della Casa della Filoxenìa è fortemente legato a quello della riscoperta e rivitalizzazione del greco di Calabria, e non solo perché vi saranno coinvolti anche i ragazzi che faranno parte del laboratorio di grecocalabro.

“Oggi il tema generale nel nostro paese è la ricerca di una ‘italianità’. La politica cerca di farci sentire tutti ‘italiani’, al solo scopo di metterci contro qualcosa. Quello che stiamo riscoprendo con questa campagna è il fatto che prima di essere italiani siamo stati innanzitutto qualcosa di diverso. Proprio questa diversità interna all’Italia è ciò che oggi la politica vuole far scomparire, per indurci a fare fronte comune contro qualcun altro.  In realtà siamo un misto di culture che deve essere valorizzato.
Perciò, studiare la nostra storia, riscoprire le nostre radici ci porta a vederci tra di noi molto più diversi di ciò che pensavamo. Coltivare il senso di diversità, dove tutti vogliono vedere identità, secondo noi, può aprire gli occhi, arricchire. Ecco perché mettere accanto allo studio del greko, che riconduce alle radici, il tema dell’emigrazione, come tema attuale. Dobbiamo ricordarci che, prima di essere italiani, siamo innanzitutto greci. Siamo stati greci per molti secoli, e siamo italiani da solo 160 anni.”

Se il greco di Calabria, infatti, è oggi una lingua in pericolo, Pentimalli ci ricorda che esso è parte della vita e del pensiero dei greci calabri di oggi.

“Per dirla con le parole di uno studioso locale, Domenico Minuto, il greco di Calabria non è minoranza linguistica, ma maggioranza culturale. Ogni lingua porta con sé una visione del mondo: dalle nostre parti il dialetto locale ha una sintassi greca, l’elemento greco è molto forte nel nostro lessico. Saremo anche in pochi a parlare greko, ma nella nostra sintassi mentale il greko è vivo.”

Come si fa, dunque, ad “adottare” il greco di Calabria?

“Attraverso la raccolta fondi, per la quale abbiamo previsto delle piccole ricompense: per le cifre minime, delle cartoline; per le cifre più corpose, dei libri sull’area grecanica e sulla sua lingua. Per le cifre più alte, sarà possibile partecipare ai nostri laboratori di greco-calabro.
Ma il contributo in denaro non è l’unico modo di aiutarci: c’è infatti l’opzione Ela dulezze m’emmase! (vieni a lavorare con noi!), per cui è possibile mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per aiutare a salvare il greco di Calabria e ad allestire la Casa della Filoxenìa.”

Come concludere, se non con un augurio di buona fortuna a questi ragazzi, e lunga vita al greko!

Teresa Apicella

 

Articoli correlati

Cultura | 11 settembre 2018

SANREMO CANTA NAPOLI

Canzone Napoletana: in Liguria da stasera il Festival. Ma sarà una cosa seria?

Cultura | 15 agosto 2018

A PAESTUM

Viaggio nella mostra temporanea “L’immagine invisibile” al Museo Archeologico

Lingua Napoletana | 21 giugno 2018

L’APPELLO

Lo scrittore Maurizio de Giovanni: c’è bisogno di una cattedra di Storia della Lingua Napoletana