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SAN GENNARO

In un universo olografico, il vero miracolo sono i napoletani

Cultura | 19 maggio 2017

In questo secolo stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione scientifica, evoluzione delle straordinarie intuizioni del secolo che lo ha preceduto.

Stringhe, universi paralleli, buchi bianchi, buchi neri, viaggi nel tempo, teletrasporto: argomenti che sembrano relegati alla Fantascienza ma che, in realtà, hanno tolto il sonno a grandissimi scienziati di ogni epoca e continuano ad essere al centro di importanti ricerche scientifiche condotte da menti geniali come Stephen Hawking, Fred Allan Wolf, Brian Greene, Michio Kaku e molti, molti altri.

Una delle teorie più affascinanti e sconcertanti è quella secondo la quale “nonostante la sua apparente solidità, l’universo è un fantasma, un ologramma gigantesco splendidamente dettagliato”, per dirla alla maniera di David Bohm, geniale fisico americano tra i principali fautori del “Paradigma olografico”.

Bohm, Pribram ed Aspect aprirono una finestra nuova e sconvolgente sulla conoscenza, che ha obbligato l’intera umanità a rielaborare teorie e assunti in ogni ambito e in ogni luogo.

Vi starete chiedendo, a questo punto, cosa c’entri San Gennaro. Un attimo e ci arrivamo.

La Psicologia e l’allora nascente  Psicanalisi non potevano restare indifferenti a questa nuova visione dell’Universo, ma anche dell’uomo stesso e della sua natura.

Carl Gustav Jung, abbracciando l’idea che ogni cosa è connessa col “tutto”  ad un livello più profondo della mera percezione umana, utilizzò per primo la parola “sincronicità”, con l’intento di spiegare quelle che spesso, troppo frettolosamente, cataloghiamo come coincidenze ma che forse coincidenze non sono:

 Voglio dire per sincronicità le coincidenze, che non sono infrequenti, di stati soggettivi e fatti oggettivi che non si possono spiegare causalmente, almeno con le nostre risorse attuali”.

Un’esperienza “sincronica” l’ho vissuta proprio in questi giorni.

Tra i tanti libri sull’argomento, ce n’è uno che avevo accantonato da tempo, essendo sempre alla ricerca di nuovi spunti. Ma negli ultimi giorni, questo libro era come se mi stesse chiamando, E non capivo per quale motivo, un libro pubblicato nel 1991 (in Italia uscirà solo sei anni più tardi), che ho in casa da molti anni, continuava a girarmi in testa.

Sfogliandolo, mi sono imbattuta in una spiegazione “olografica” del miracolo di San Gennaro. Proprio nella settimana in cui il miracolo si è ripetuto…

Ad ogni modo, il libro in questione è “Tutto è Uno- L’ipotesi della Scienza olografica” e l’autore è il giornalista e scrittore Michael Talbot, prematuramente scomparso appena un anno dopo la pubblicazione dello stesso.

Il testo di Talbot è piuttosto controverso ed è stato frettolosamente inserito nel filone delle cosiddette “pseudoscienze”, sebbene citi centinaia di scienziati ed i loro studi, quasi sempre sperimentali, sul quale, comunque, non intendiamo aprire alcun dibattito.

Ciò che invece ci interessa e che vogliamo condividere con chi ci segue sono le considerazioni in chiave “olografica” del miracolo del nostro Santo più amato.

Il capitolo “UNA TASCA COLMA DI MIRACOLI” si apre proprio col nostro Patrono.

L’originale -ma neanche tanto- tesi di Talbot è che il miracolo sia prodotto non dalle reliquie, ma dalla passione e dalla devozione dei fedeli che creerebbero letteralmente il fenomeno attraverso la forza dell’intenzione collettiva.

Talbot, pur non mettendo minimamente in dubbio il fatto che il liquido sia realmente sangue umano (“Rimane un esiguo margine di dubbio che il liquido non sia sangue umano. Nel 1902, un gruppo di scienziati dell’ Università di Napoli condusse un analisi spettroscopica del liquido facendovi passare attraverso un raggio di luce e verificando che si trattava di sangue“) spiega il miracolo utilizzando il paradigma olografico:

“La liquefazione del sangue di San Gennaro è un miracolo? Sembra esserlo, almeno nel senso che pare impossibile spiegarla secondo le leggi scientifiche conosciute. La liquefazione è causata dallo stesso San Gennaro? La mia opinione personale è che la causa più probabile sia l’intensa devozione e la fede delle persone che assistono al miracolo”.

A sostegno della sua tesi, Talbot cita Herbert Thurston, prete e autore del libro “The physical phenomena of Mysticism” , dopo aver raccolto e analizzato numerosi casi “miracolosi” giunse alla conclusione che i fenomeni siano spiegabili non facendo ricorso al sovrannaturale  quanto piuttosto alla psiche.

Poi aggiunge :” Una capacità che sembra giocare un ruolo è la psicocinesi. Dato che il miracolo di San Gennaro implica un’alterazione fisica della materia, la psicocinesi è una  probabile indiziata.”

Dopodiché si inerpica per una serie di spiegazioni tecniche che francamente vi risparmiamo

Dunque, il miracolo di San Gennaro come fenomeno psicocinetico all’interno di un universo olografico. Anzi, nell’Olomovimento, in continua evoluzione, di cui i fedeli non sarebbero passivi ed ignari spettatori ma CO-CREATORI del prodigio stesso. Parte del miracolo, anzi, il miracolo stesso.

Per quanto incredibili ed azzardate, queste ipotesi non si allontanano molto, a nostro modo di vedere, dalla realtà che abbiamo spesso narrato. Il Santo ed il suo popolo, un solo corpo, una sola cosa.

Non esisterebbe Napoli senza San Gennaro, non esisterebbe San Gennaro senza Napoli.

Per tutto il resto, c’è la fede, la scienza, la natura, la superstizione,  senza perdere mai di vista il fatto che come umanità sappiamo davvero poco di noi stessi e della realtà in cui siamo immersi. E come ci ricorda Sant’Agostino:

“I miracoli accadono non in opposizione alla natura, ma in opposizione a ciò che conosciamo della natura”

Drusiana Vetrano

 

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