domenica 24 settembre 2017
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SPOT E POLEMICHE

Una risposta a Gabbana che insulta Napoli per un paio di critiche al suo spot

Attualità, Identità, NapoliCapitale | 5 settembre 2017
Abbiamo pensato molto se rispondere o meno alle parole dello stilista Stefano Gabbana su Napoli, pronunciate a seguito di alcune critiche, pubblicate su queste pagine e ai relativi commenti sulla nostra pagina fb, riguardanti lo spot, per la regia di Matteo Garrone, girato nella città partenopea del loro ultimo profumo, con protagonisti gli attori del Trono di Spade. Parole, pronunciate sul suo instagram, che vanno dal “siete poveri d’amore e pieni di odio” al “la prossima volta col cazzo che vengo a Napoli a farvi pubblicità”. 
Non ci interessa, in questa sede, criticare la pellicola ma siamo sinceramente basiti per le parole dello stilista.
Innanzitutto perché crediamo che un personaggio di fama mondiale non può permettersi di sparare sul suo pubblico, per nessuna ragione. È una caduta di stile, una cafonata che danneggia solo lui, non certo la città di Napoli, che nella sua plurimillenaria storia ha dovuto combattere nemici ben più insidiosi e degni di Stefano Gabbana.
In secondo luogo perché ci sembra veramente folle negare alla stampa il diritto di cronaca ed al pubblico quello di critica. Ma scherziamo? Ci rendiamo conto che stiamo parlando di uno spot pubblicitario , girato per fini commerciali e, tutto il blocco, per vendere una fragranza griffata?
Non stiamo parlando di una cura anticancro o di tecnologie salva-vita. Arripigliatevi, per piacere. Tanto più che l’autore dello spot, Matteo Garrone, non ha replicato alle critiche, accettandole come chiunque altro.
Come è normale che sia per un personaggio noto che, in quanto tale, può piacere o meno, si sottopone al giudizio del pubblico, senza il quale neanche avrebbe ragione di esistere. Piaccia o no a Gabbana, il pubblico è sovrano. Sempre.
E il diritto di cronaca, quella cosa grazie alla quale lo stilista ha etichettato noi di Identità Insorgenti e i poveri colleghi di Voce di Napoli, rei di aver ripreso il nostro post e la conseguente caduta di stile (!) di Gabbana, con tanti simpatici epiteti, è anche un dovere.
Anche perché, finché l’anno scorso abbiamo lodato le ” giornate napoletane” dei due stilisti  – combattendo noi, in quel caso, con chi invece le criticava – tutto bene. Abbiamo offerto dirette, in quell’occasione, abbiamo applaudito all’evento, abbiamo apprezzato alcuni momenti di quei giorni, convinti come eravamo e come siamo ancora, che le vetrine internazionali facciano solo bene alla città. Insomma la lesa maestà non c’entra nulla, almeno non da parte nostra. È che non ci piacciono i ricatti.
Non crediamo che Napoli meriti, insomma, la finta carità di nessuno.
Potremmo dire, piuttosto che “non vi farò più pubblicità” che il signor Gabbana ha usufruito a costo zero di uno dei più incredibili set del mondo, del calore e dell’accoglienza di un’intera comunitas, che ha usato i luoghi di una capitale millenaria (cosa che finge di non sapere ma sa benissimo, come testimoniano le parrucconate dello spot di Garrone).
Insomma, per citare l’amico e vice direttore Francesco Andoli, si è misurato con una capitale dalla forte identità ma non si è misurato la palla… Spesso commettiamo l’errore di credere che taluni personaggi del jet set mondiale, come dicono i cronisti modaioli, smettano di essere “italiani” per diventare cittadini del mondo. Poi basta un nulla ed ecco che affiora tutto il provincialismo, l’ignoranza , la grettezza mentale ed i pregiudizi tipici del “taliano” medio. È bastato che una parte di followers esprimesse parere negativo su uno spot (UNO SPOT!) per dare fondo a tutta la riserva di stereotipi e luoghi comuni di cui Gabbana è, evidentemente, provvisto.
E non si tratta di difendersi, come ha dichiarato, nel goffo tentativo di giustificare la sua pessima uscita. Nessuno lo aveva attaccato personalmente, nessun riferimento né alle sue creazioni né alla sua persona. Parole gratuite ed ignobili. Ingiustificabili in ogni caso. Ma siamo convinti che se le stesse critiche avessero riguardato uno spot (UNO SPOT!) girato a Roma, Milano o sulla Luna, mai il signor Gabbana si sarebbe sognato di tirare in ballo immondizia, scippi, delinquenza né di minacciare di non mettere più piede a Napoli. Come a dire “vi ho fatto la carità di venire nella vostra merdosa città e così mi ripagate?”. Se il senso è davvero questo, l’invito è quello di non venirci più a Napoli. Non abbiamo certamente bisogno della carità di nessuno. Siete voi che attingete da questa città, non il contrario. Napoli è da sempre set d’eccellenza del cinema mondiale. Qui è stata girata una delle prime pellicole della storia, dai fratelli Lumière. Da qui sono passati Rossellini e De Sica, Tornatore e Pasolini, Turturro e Salvatores, Corbucci e Comencini. E potremmo non finire più.
Senza neanche nominare i grandi artisti nati a Napoli e che a Napoli hanno dato lustro nel mondo, e senza neanche fare riferimento al fatto che alla Mostra di Venezia attualmente ci sono ben quattro pellicole napoletane in concorso. Eppure, nessuno dei grandi personaggi nati o passati per Napoli, ha mai realmente inciso sul destino di questa sfortunata realtà e, ci creda, non lo farà neanche lei, che decida di rivedere la sua inspiegabile posizione o che decida di non mettere veramente più piede a Napoli. Noi ci auguriamo che saprà fare un passo indietro e rendersi conto del fatto che gli stereotipi non possono albergare nell’animo di chi, per vivere, produce bellezza. Volendo magari ascoltare il suggerimento di Eduardo de Filippo, figlio celebre di questa città, che di recitazione e teatro qualcosa ne capiva :”Napule è ‘nu paese curioso: è ‘nu teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca’ senza cuncierto scenne p’ ‘e strate e sape recità”.
Drusiana Vetrano

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