martedì 30 maggio 2017
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STAMPA ESTERA

Su The Sun uno speciale sul cimitero delle Fontanelle

Beni Culturali, Mondo, NapoliCapitale | 19 maggio 2017

Napoli sempre più al centro dell’attenzione della stampa internazionale. Sull’edizione di ieri il quotidiano britannico The Sun dedica un reportage al Cimitero delle Fontanelle e al culto dei morti, raccontando ai suoi lettori che qua a Napoli i visitatori chiedono ai teschi custoditi nel cimitero che concedano piccoli miracoli.

Il servizio, firmato Jon Lockett, è corredato da numerose fotografie scattate alle Fontanelle. Scrive il giornalista inglese: “Teschi e ossa si accumulano nel cimitero delle Fontanelle a Napoli – l’epicentro di quello che è conosciuto come il culto napoletano dei morti. La grande e spettacolare grotta è i luogo dove i napoletani seppellivano i cadaveri dei parenti quando non c’era spazio nelle tombe pubbliche della città. Secondo l’usanza dell’epoca, i napoletani che potevano permetterselo furono sepolti nelle chiese, ma le chiese presto diventarono gravemente sovraffollate”. Così si iniziarono a seppellire i napoletani nelle Fontanelle. “Lo stesso destino hanno subito le vittime della peste del 1656, i cui corpi sono stati gettati nella grotta, di solito senza identificazione o un segno di riconoscimento”. Segue una semplice spiegazione sulle “anime pezzentelle”:

“Le ossa anonime sono oggetto di grande devozione e sono chiamate dai napoletani come “pezzentelle” (che creano un legame tra i vivi e i morti). I visitatori portano doni ai teschi, lasciando gli oggetti come i giocattoli per i bambini e le monete per gli altri, e poi chiedono in cambio favori”.

Infine un po’ di storia recente: “Fino al 1872 nella grotta si accumularono caoticamente teschie ossa. Poi padre Gaetano Barbeti iniziò a catalogare e organizzare i resti, impilandoli sugli scaffali e mettendoli in scatole.

Il cimitero ha vissuto lunghi periodi di degrado e, ad eccezione di un periodo molto breve negli anni ’80, è rimasto chiuso fino ai lavori di riqualifica iniziati nel 2002. Il “cantiere osseo” di 30.000 metri quadrati fu finalmente riaperto al pubblico nel 2006″.

Qui il link all’articolo originale:

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