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STORIA DI UNA CAPITALE

Neapolis, la città dell’otium

Storia di una Capitale | 13 maggio 2018

Nella precedente puntata abbiano narrato delle gesta di Hegeas, il cavaliere neapolitano, primo eroe della millenaria storia cittadina. Ci racconta Stazio della sua vicenda, quando con un rapido colpo di mano tentò una sortita contro l’esercito cartaginese comandato da Annibale che assediava la città durante le fasi drammatiche della seconda guerra punica.

Hegeas perse la vita durante la battaglia ma questo episodio convinse Annibale ad abbandonare l’impresa ritenendo le mura di Neapolis inespugnabili. Con la conclusione della guerra in favore di Roma la polis neapolitana ne seguì le drammatiche vicende: la deduzione della colonia romana a Puteoli nel 194 a.C. e le successive guerre sociali e civili poi segneranno il suo destino.

Neapolis era il principale porto campano dell’epoca e la vicinanza con Roma le consentiva una certa forza economica e politica. Aveva il controllo del golfo che esercitava per mezzo di una discreta flotta militare e mercantile con appoggi ad Ischia e Capri.

L’arrivo dei veterani della guerra annibalica a Puteoli e la relativa deduzione della colonia cambiò completamente la situazione. Le strutture portuali di Puteoli furono enormemente rafforzate e le infrastrutture viarie potenziate con la costruzione della via Consolare Campana che permise alla cittadina flegrea un rapidissimo collegamento con le città dell’interno e con Roma.

Nel giro di pochi decenni Puteoli divenne una delle città più ricche del Mediterraneo e porto preferito di Roma che qui trasferi la sua flotta mercantile. Le successive guerre civili impressero un’ulteriore accelerazione al processo di decadenza di Neapolis, che nella guerra tra Mario e Silla parteggiò per il primo, subendo poi la dura repressione di Silla con l’uccisione dei maggiori rappresentanti delle magistrature cittadine, la perdita della flotta militare e la sottrazione dell’isola d’Ischia.

Privata delle sue principali strutture militari e con un’economia già in profonda crisi per la vicinanza e la concorrenza di Puteoli, Napoli entrò in una nuova fase politicamente del tutto anonima. Resta però città profondamente greca, ancorata tenacemente alle proprie origini, una caratteristica questa che manterrà ancora per secoli.

Con la fine delle guerre sociali e soprattutto con la fine della guerra civile tra Mario e Silla iniziò lungo tutta la costa campana un processo nuovo: da luogo strategico tutta la zona diventò ambita meta di vacanza e di soggiorno per i ricchi romani che a partire da Giulio Cesare costruirono le loro ville nei luoghi più belli.

Tutto l’arco del golfo dalla Punta Campanella al Capo Miseno fu interessato dalla costruzione di ville su ville, a cominciare da quella di Asinio Pollione ai bagni della Regina Giovanna a Massalubrense, fino a quella di Giulio Cesare a Baia. Una vera e propria voluptas edificandi che trovò il suo apice con la fine della seconda guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo e con la nascita dell’impero.

Tra il I sec. a.C. e il II d.C. la classe dirigente romana e la migliore gioventù patrizia si trasferì per lunghi periodi dell’anno sulle nostre coste, godendo, nella ritrovata pacificazione, del clima e del paesaggio. In questo nuovo contesto si inserisce perfettamente Neapolis che pur priva oramai di rilevanza politica ed economica si appresta a diventare punto di riferimento nella ricerca di una vita semplice e tranquilla, lontana dai clamori e dalle complicate vicende di Roma.

Una città dove si potevano godere le lunghe passeggiate all’ombra dei portici o al sole delle sue terrazze affacciate sul golfo. Dove si poteva parlare in greco e discutere di filosofia e retorica nella quiete e nel silenzio, nella più schietta tradizione greca.

Neapolis è oramai diventata la città dell’otium, che si contrapponeva al negotium ossia la convulsa vita del commercio e delle contrattazioni quotidiane. Nel 2 d.C. l’imperatore Augusto istituì i giochi “Italici Romani Augusti Isolimpici”, che si svolgevano in città ogni cinque anni tra Luglio ed Agosto, con gare ginniche, atletiche e culturali.

Si alterneranno per secoli alla Lampadoforia, l’altra gara tradizionale in onore della sirena Parthenope. Nel giro di pochi decenni si realizzarono i teatri, i ginnasi, lo stadio, l’ippodromo ed il santuario di Piazza Nicola Amore dedicato appunto al culto di Augusto.

I napoletani non avranno mai un anfiteatro perché da buoni greci non amavano i giochi gladiatori, preferirono invece sempre gli agoni atletici e le gare di poesia e canto. I teatri cittadini erano pieni ad ogni ora del giorno e le claques non facevano mai mancare il sostegno all’artista di turno, tanto da suscitare le amare considerazioni di Seneca che si duoleva del teatro sempre strapieno mentre la casa del suo amico filosofo Metronatte era sempre vuota. Con l’inizio del principato di Augusto un’intensa vita cittadina oramai si svolgeva nell’area del nostro attuale centro antico.

Una tipica vita da colta cittadina greca, frequentata da ricchi patrizi amanti delle antiche tradizioni. Neapolis diventerà l’unica erede della Magna Grecia e con orgoglio manterrà la lingua patria per secoli. Agli albori dell’era volgare è ancora città greca. Supererà secoli bui e non tutto perderà delle antiche origini, anzi ricorderà sempre con orgoglio la sua antica civiltà salvando, quando possibile, le sue antiche vestigia, quelle che noi chiamiamo pietre di spoglio, che ancora oggi si mostrano a noi inserite in antichi palazzi.

Enzo Di Paoli

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