lunedì 22 ottobre 2018
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STORIA DI UNA CAPITALE

Prima puntata sulla nuova rubrica di Enzo Di Paoli: “La terra del fuoco”

Beni Culturali, Cultura, Rubriche, Storia | 8 marzo 2018

La nostra terra. Questa è la nostra terra. Spesso ripeto tra me e me queste parole, soprattutto quando passeggio per i vicoli del centro antico, quando percorro l’infinito lungomare che lambisce la città e che lo separa dal suo mare. Me lo ripeto anche quando mi inerpico a piedi verso Posillipo, verso il Capo, proprio lì dove il golfo si divide in due mostrandoci la parte flegrea del nostro territorio. La parte flegrea, tanto bistrattata quanto meravigliosa, un vero cuore pulsante di vita e di bellezze. Riconosco la nostra terra anche e soprattutto nelle provincie che coronano la nostra Capitale, verso il monte Vesuvio e verso il casertano. Luoghi antichi e ricchi di storia, anzi luoghi dove la storia, la grande Storia, è passata e passa tuttora come una tempesta che tutto e tutti travolge.

Un paesaggio forgiato dalle forze violente della natura, dal Vesuvio fino agli estremi limiti dei Campi Flegrei. Un enorme supervulcano con una camera magmatica estesa oltre quattrocento chilometri quadrati, tale da alimentare eruzioni per millenni attraverso le sue quaranta ed oltre bocche vulcaniche riconosciute. E quindi eruzioni e terremoti hanno sempre caratterizzato questo territorio, plasmandolo e mutandolo costantemente nel corso dei millenni. A partire da eventi estintivi davvero, come le grandi eruzioni flegree di millenni addietro, a finire al bradisismo che da sempre muta la nostra linea costiera.

E questa terra così mobile e ballerina, che vive col respiro dei vulcani dovrebbe essere spopolata forse o deserta addirittura, come succede in altre parti del pianeta magari. E invece è fra le terre più antropizzate, più ambite addirittura, da sempre. Con una popolazione fortemente radicata al suo territorio, molto restia ad abbandonarlo se non per cause di estrema necessità. Perché? E’ difficile rispondere a questa domanda, semplicistico celebrare solamente la bellezza del territorio. Le risposte sono molteplici e lo vedremo. Fatto sta che a partire dai Greci, nostri progenitori, la nostra terra ha attirato praticamente tutti i popoli d’Europa e tutti hanno lasciato qualcosa e tutti insieme poi si sono fatti Nazione.

Sì, il prodotto della nostra storia è la nostra Nazione Napoletana e la vanità andalusa, il fatalismo musulmano e l’ardore normanno i tratti distintivi. E la nostra terra, tutta, non è la terra dei fuochi, ma la Terra del Fuoco.

Enzo Di Paoli

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