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SUL NEW YORK TIMES

Gli americani in piena #FerranteFever: alla Sanità a seguire i casting della fiction dell’Amica Geniale

Libri, Mondo, NapoliCapitale | 18 maggio 2017

Elena Ferrante è certamente il fenomeno editoriale del momento. La scrittrice napoletana, la cui figura è avvolta nell’anonimato, affascina da anni i suoi lettori in Italia e in tutto il mondo, tanto che la celebre rivista americana Time lo scorso anno l’ha inserita tra le 100 personalità più influenti del pianeta. Non deve sorprendere, dunque, che l’annuncio della lavorazione di una fiction dedicata a “L’amica geniale”, primo dei quattro romanzi del ciclo omonimo, abbia avuto un notevole clamore. Ultimo a parlarne il New York Times, il cui redattore Jason Horowitz ha pubblicato oggi un articolo in cui racconta la giornata di casting che la produzione della fiction ha tenuto qualche tempo fa alla Sanità, alla ricerca di bambini che potessero diventare i futuri protagonisti. Di seguito riportiamo integralmente la traduzione dell’articolo, a cura di Marica Mazzella e Lorenzo Pierleoni.

Un casting a Napoli fa sognare i bambini, anche se solo per un giorno

Un esercito di bambini correva su per un vicolo cieco alla Sanità, un difficile quartiere di Napoli gocciolante di panni stesi e che improvvisamente si riempie di promesse di celebrità.

Marta Reale, 10 anni, con il suo grande sorriso e le guance bianche, si è fatta strada verso la porta del centro ricreativo attraversando la densa folla di altri bambini, il fumo delle sigarette illuminato dal sole e le madri che si facevano aria sui sedili dei motorini. Sopra di lei, altri bambini si sporgevano dalla finestra e altri ancora erano stipati su un balcone.

Poi si è avvicinata alla scrivania, ha dato il suo nome e la sua età e ha ricevuto un foglietto numerato e un modulo di liberatoria per i genitori. Sopra la sua testa, c’era scritto “Sogno”.

Non è un casting come tutti gli altri, ma quello per “L’amica geniale”, un adattamento del primo dei quattro romanzi napoletani scritti da Elena Ferrante, la cui identità nascosta affascina il mondo letterario e i cui libri hanno venduto più di un milione di copie.

La HBO e la rete di stato italiana RAI sono state prese dalla “Ferrante Fever” e stanno producendo una miniserie in otto episodi ispirata al primo libro, che introduce gli spettatori internazionali alla complicata relazione tra due ragazze incredibilmente dotate, Lila (“quella ragazza terribile e abbagliante”) e Lenù (“Mi piaceva piacere a tutti”), mentre crescono e si separano in un quartiere violento e vivace di Napoli negli anni del dopoguerra.

È una grande produzione, con produttori di altissimo livello, un regista celebre e sceneggiature e regia supervisionate dall’autore. (“Parliamo tramite email, ha detto il regista Saverio Costanzo. “Caro Saverio. Cara Elena.”)

In uno sforzo di ricostruzione autentica, i produttori cercano dei giovani attori amatoriali – due paia di ragazze di 8 e 15 anni e un grande cast di supporto.

Il risultato è una call aperta per il casting che ha già attirato 5000 bambini, la stragrande maggioranza dei quali non ha mai sentito parlare di Elena Ferrante, e iniettato un misto di isteria e speranza in parti di Napoli che sono povere di risorse ma ricche di personaggi reali.

“Tutti sanno recitare a Napoli”, ha detto Costanzo. “Devono recitare per difendersi. Ognuno interpreta un ruolo.”

O, come l’ha messa Dora Cardamone, 43 anni, mentre aspettava che le sue due figlie facessero il provino, “Napoli ha la recitazione nel sangue.”

Le figlie della signora Cardamone sono in fila al piano di sopra, insieme ad altri dieci bambini, davanti a un muro a strisce verde menta, e tutti tengono in mano fogli con su i loro nomi.

Mentre un assistente scattava foto a tutti, Laura Muccino, direttrice del casting, ha spiegato gentilmente che “in questo momento, stiamo cercando delle caratteristiche molto specifiche”, e che i bambini non dovevano disperarsi se non erano chiamati da parte per un breve colloquio nella stanza adiacente.

Quando l’assistente si è avvicinata alla figlia della signora Cardamone, Maria Rosaria, 13 anni, che aveva le parole “Mamma” e “Papà” tatuate sotto i polpacci, la ragazza si è girata di lato come se stesse posando per una foto segnaletica. È passata.

È entrata in una stanza più piccola e ha guardato con ansia alla videocamera digitale tra il signor Costanzo, che stava cercando “occhi tristi, qualcosa di simile a una calma interiore”, e la signora Muccino, che cercava di evitare la rotondità adesso comune a Napoli e di trovare la fame del dopoguerra e “qualcosa di un po’ spezzato”.

“Vai d’accordo con tua sorella?”, chiedeva la signora Muccino.

“No,” rispondeva Maria Rosaria.

“Perché?”, chiedeva lei.

“Mi manca di rispetto”, diceva Maria Rosaria. “Mi prende in giro.”

“Perché?” chiedeva il signor Costanzo.

“Perché è più bella di me”, diceva lei. “Così io la picchio.”

Botte, schiaffi e pugni sono stati frequente argomento di discussione. E anche se nei libri della Ferrante c’è una notevole dose di violenza domestica, il termine di paragone per la brutalità di Napoli rimane “Gomorra”, film e poi popolare serie televisiva, adattamenti di un libro di successo che parla di camorra e dei terrificanti sobborghi della città. “Gomorra” ha molti fan alla Sanità e in giro per il mondo, ma non al Municipio di Napoli.

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, i cui progressi nel ripulire la città – sia dalla spazzatura che dal crimine – hanno contribuito a trasformarla in una capitale del cinema in Italia, si è lamentato della raffigurazione violenta di “Gomorra”, ma ha dichiarato che questa ha quantomeno abbassato le aspettative di quei turisti che temono il peggio.

“Se ti aspetti l’inferno, il purgatorio sembra il paradiso”, ha affermato. Al contrario, ha parlato di come la produzione de “L’amica geniale” rappresenti “un’opportunità enorme per la città”, sia in termini di investimento finanziario sia per migliorarne l’immagine.

A pochi mesi dall’inizio delle riprese, i produttori del progetto – Lorenzo Mieli di Wildside e Domenico Procacci della Fandango – non vedevano l’ora di trovare le stelle dello show.

“Ansia, sì. Disperazione, non ancora”, ha affermato Procacci (lasciando intuire un pizzico di disperazione).

Dopo il suo colloquio, e ancora lontana dall’aver ottenuto un ruolo nella produzione, Maria Rosaria ha esagerato, iniziando a vantarsi: “Ho ottenuto la parte. Andrò in televisione”.

Il suo vicino Enzo Valinotti – un calzolaio di 57 anni che riportava alla memoria i giorni di quasi un secolo fa, quando Totò, uno degli attori più rappresentativi d’Italia, viveva nel circondario – si è affacciato dalla sua finestra al piano terra e ha detto dei bambini che inondavano la strada: “Sono tutti così felici”.

Non tutti, però.

L’aver sfiorato lo show business ha ridotto in lacrime uno dei ragazzi. “Non mi hanno fatto il colloquio”, piagnucolava mentre le donne del vicinato arrivavano a consolarlo.

“Amore, amore”, dicevano, “andranno in tutte le scuole di Napoli. Se dovessero fare il colloquio a tutti ci vorrebbe un’eternità”.

Alcune delle madri hanno apprezzato che l’audizione abbia tolto i loro bambini dalle strade per un pomeriggio e ha dato loro qualcosa da ricordare. Altre invece sognavano in grande.

“Guardate mio figlio. È così bello”, diceva Anna Arrivolo, 43 anni, mentre afferrava il volto cicciottello di suo figlio e accarezzava i suoi capelli ingelatinati. “Non voleva farlo. Ero io che volevo che lo facesse”.

(“Conoscete ‘Bellissima’?”, ha detto a quel punto Costanzo, riferendosi al film classico di Luchino Visconti che parla di una madre disposta a tutto pur di far fare un film alla figlia. “Questa scena è molto simile”.)

Più il tempo passava e più un numero sempre maggiore di bambini partecipava all’audizione. Sotto un cartello su cui c’era scritta la parola “Bellezza”, Marta era riuscita ad arrivare alla tromba delle scale, dove aveva cominciato a interrogare gli altri bambini che ne discendevano. “Oh, Francesco! Che è successo dentro?”, chiedeva a un ragazzo, che aveva sorriso e aveva risposto “Niente, solo un colloquio”.

Iniziavano a spargersi pettegolezzi (“Hanno scelto Benedetta!”) e intanto nessuno si accorgeva che la fidanzata di Costanzo, l’acclamata attrice italiana Alba Rohrwacher, stava passando con una lunga gonna gialla.

Un membro della produzione aveva urlato “Silenzio!”, poi aveva chiamato i dieci numeri successivi.

“Ragazzi, buona fortuna!” aveva urlato Marta. Poi si era avvicinata alla sua amica Fabiana Colantonio, 9 anni, aveva guardato il soffitto e aveva implorato “Gesù, fa’ che mi scelgano”.

Pochi minuti dopo, le due ragazze allineate con le altre, in piedi spalla a spalla, somigliavano a Lila e Lenù del libro. Costanzo e la Muccino avevano cominciato nuovamente a parlarsi bisbigliando.

La Muccino aveva poi raggiunto la fila e aveva toccato Fabiana sulla spalla ma non Marta, che dapprima era sembrata confusa e poi aveva ingoiato l’amaro boccone.

Alle 18.30 del pomeriggio la squadra della produzione aveva deciso che poteva bastare. Anche se non aveva trovato delle candidate per i suoi ruoli principali, Costanzo affermava di aver visto alcuni degli occhi afflitti che sperava potessero “costruire l’anima” del vicinato immaginario che intendeva creare.

Mentre lui, la sua squadra e la sua ragazza abbandonavano l’edificio e si incamminavano sulla strada, Fabiana Scasserra, 9 anni, li guardava andar via in piedi sul porticato del basso dalla parte opposta. Aveva lunghi capelli scuri, braccia asciutte e grandi occhi vigili.

Anche lei aveva fatto l’audizione quel giorno e, quando sua madre era tornata a casa dalla fabbrica di cinture locale, la ragazza le aveva riferito che le avevano fatto una foto e che le avevano anche chiesto di restare per un colloquio.

La madre, Maria Pinta, 35 anni, aveva guardato sua figlia e le aveva detto “Che begli occhi che hai”.

Jason Horowitz

(Traduzione a cura di Marica Mazzella e Lorenzo Pierleoni)

 

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