domenica 25 febbraio 2018
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TRADIZIONI IDENTITARIE

Festa di Sant’Agata di Catania: la terza per importanza nel mondo

Arte e artigianato, Cultura, DueSicilieOggi, Identità, Sicilia | 29 gennaio 2018

La Festa di Sant’Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania. È la terza festa religiosa più importante al mondo, dopo la Settimana Santa di Siviglia e la Festa del Corpus Domini di Guzco in Perù, proprio per il numero di persone che coinvolge e attira. Si celebra in onore della santa patrona della città.

Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. La prima data è quella del martirio della Santa catanese (a cui furono asportate le mammelle – e non a caso le cassatine siciliane si chiamano di S.Agata – prima di essere bruciata sui carboni ardenti) mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.

Dal 3 al 6 febbraio giungono a Catania circa un milione di persone fra devoti alla santa dei miracoli siciliani – nella foto in altro, di Barbara Mileto – invocata spesso per fermare il vicino Etna, oltre che da turisti e curiosi provenienti da tutto il mondo.

Insieme con il Patrimonio dell’Umanità delle città tardo barocche della Val di Noto (Sicilia sud orientale) conferito dall’UNESCO nel 2002, la Festa di Sant’Agata risulta come Bene Etno Antropologico Patrimonio dell’Umanità della Città di Catania nel mondo.

Si tratta di una grande festa, misto di fede e di folklore. Anche questa festa, come tutte le feste cattoliche, ha origini pagane. Secondo alcune testimonianze ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città.

Un’altra tradizione viene riportata da Apuleio ne Le metamorfosi, secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. In particolare il popolo vestito di una tunica bianca che partecipava ai festeggiamenti viene accostato al saccu, la tunica di cotone bianco indossata in processione dai devoti, che tirano i cordoni del fercolo, per trainarlo lungo il percorso.

A Catania i devoti, infatti, indossano nei giorni dei festeggiamenti camici e guanti bianchi con in testa una papalina nera. Inoltre il barcone barocco di Sant’Agata, anticipava la festa prima di essere abbandonata a mare. Secondo il Ciaceri  anche questa usanza si ritrova nelle festività isidee.

Altri elementi caratteristici della festa sono il fercolo d’argento con i resti della Santa posto su un carro o Vara, anche questo in argento. Legati al veicolo due cordoni di oltre 100 metri a cui si aggrappano centinaia di “Devoti” (con il Sacco agatino – tunica bianca stretta da un cordone -, cuffia nera, fazzoletto e guanti bianchi) che fino al 6 febbraio tirano instancabilmente il carro. La Vara viene portata in processione insieme a dodici candelore o cannalori appartenenti ciascuna alle corporazioni degli artigiani cittadini. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti . È considerata tra le tre principali feste cattoliche a livello mondiale per affluenza.

Il 2 febbraio, Candelora, verranno benedette le candele. La giornata del 3 febbraio si apre con la Processione per l’offerta della cera a cui sono presenti oltre che cittadini e turisti, le più alte cariche religiose ed istituzionali della città, concludendosi la sera in Piazza Duomo con il caratteristico e molto atteso spettacolo pirotecnico dei fuochi del 3.

La vera festa religiosa ha però inizio la mattina del 4 febbraio con la Messa dell’Aurora, quando il busto reliquiario di Sant’Agata dopo un anno di attesa per tutta la città viene portato fuori dalla stanza che lo ha custodito, e “consegnato” ai devoti che lo porteranno in processione lungo un percorso esterno della città che si concluderà con il rientro nella Basilica Cattedrale in tarda notte, spesso alle prime luci dell’alba.

Nella mattina del 5 febbraio, presso la Basilica Cattedrale ha luogo la Messa del Pontificale presieduta dalle più alte cariche religiose locali e non e dal Clero. Durante tutta la giornata il busto reliquiario di Sant’Agata rimane esposto presso la Cattedrale e infine nel pomeriggio dopo la Santa Messa viene nuovamente affidato ai devoti per un ultima processione lungo un percorso interno della città che lo vedrà concludersi nella tarda mattinata del giorno successivo 6 febbraio. Quest’anno come redazione di identità insorgenti, la racconteremo con live e con un reportage che presenteremo ad agosto a Catania.

Programma 2018

Sabato 3 febbraio

Ore 7.30; 10 – Nella Basilica Cattedrale SS. Messe

Ore 12 – Processione per l’offerta della cera dalla Chiesa di S. Agata alla Fornace alla Basilica Cattedrale. Parteciperanno S. E. mons. Arcivescovo, i Capitoli delle Basiliche Cattedrale e Collegiata, il Clero, gli alunni del Seminario Arcivescovile, il Prefetto, il Sindaco con la giunta, il Presidente del Consiglio Comunale con i Consiglieri, il Magnifico Rettore, gli Ordini Equestri Pontifici, il Sovrano Militare Ordine di Malta, l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, le Autorità militari nonché i Gonfaloni della Città, della Città metropolitana e dell’Ateneo seguiti dalle storiche berline del Senato e dai Cerei. Riflessioni dettate da alcuni laici impegnati nei movimenti ecclesiali. In Cattedrale solenne “Te Deum”, composto dal M° mons. Nunzio Schilirò, eseguito dalla “Cappella Musicale del Duomo” diretta dal M° can. Giuseppe Maieli, all’organo il M° Piero Figura

Domenica 4 febbraio

Ore 5 – Nella Basilica Cattedrale recita del Rosario ed esposizione delle Sacre Reliquie

Ore 6 – “Messa dell’Aurora” celebrata da S. E. mons. Arcivescovo. Al termine l’Arcivescovo benedirà le Corone del Rosario per la preghiera guidata dagli “Amici del Rosario”

Sante Messe in Cattedrale alle ore 8, 9.30, 11

Ore 7 – In piazza Duomo riflessioni di mons. Barbaro Scionti, parroco della Basilica Cattedrale, che insieme ai “devoti” darà inizio alla processione delle Sacre Reliquie di S. Agata da Porta Uzeda. Davanti all’Icona della Madonna della Lettera S. E. mons. Arcivescovo offrirà alla Santa Patrona il tradizionale cero. Davanti alla cappella del SS. Salvatore in via Dusmet, omaggio dell’Autorità Portuale e della Capitaneria di Porto. La processione proseguirà per le vie Calì, piazza Cutelli, via Vittorio Emanuele, piazza dei Martiri, dove renderanno omaggio i disabili, via VI Aprile, della Libertà, piazza Iolanda. In detta piazza riflessioni del rev.do Sac. Guido Randon, rettore della chiesa Sant’Agata a Marsan di Marostica (VI). La processione continua per le vie Umberto, Grotte Bianche, piazza Carlo Alberto; dinanzi al Santuario della SS. Annunziata al Carmine omaggio dei Padri Carmelitani, riflessioni del P. Francesco Collodoro O.C., vicario foraneo; indi prosegue verso piazza Stesicoro dove S. E. mons. Arcivescovo si rivolgerà ai fedeli per il tradizionale messaggio alla Città. La comunità cristiana catanese, nei luoghi tradizionalmente riconosciuti del martirio di S. Agata, rinnova solennemente le promesse battesimali. Lungo la salita dei Cappuccini e piazza S. Domenico le Sacre Reliquie raggiungeranno la Chiesa di S. Agata la Vetere. Celebrazione dei Primi Vespri della solennità di S. Agata, presiede mons. Carmelo Smedila, vicario foraneo, partecipano i Presbiteri e Diaconi del primo Vicariato. La processione prosegue per le vie Plebiscito, Vittorio Emanuele, piazza Risorgimento, via Aurora, Palermo, piazza Palestro, via Garibaldi, Plebiscito, Dusmet e rientro in Duomo da Porta Uzeda.

Lunedì 5 febbraio – Solennità di Sant’Agata

Ore 10 – Le Autorità con i Gonfaloni della Città, della Città metropolitana e dell’Università da Palazzo degli Elefanti si recheranno in Cattedrale

Ore 10,15 – Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Sua Eccellenza Mons. Arcivescovo, gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi di Sicilia, i Canonici, il Clero e il Seminario muoveranno in corteo liturgico dal Palazzo Arcivescovile fino alla Basilica Cattedrale per il Solenne Pontificale. Il servizio liturgico sarà curato dagli alunni del Seminario Arcivescovile; la Cappella Musicale del Duomo, diretta dal M° Mons. Nunzio Schilirò, all’organo il M° Can. Giuseppe Maieli

Ore 16 – S. Messa presieduta da S. E. R. mons. Gugliemo Giombanco, Vescovo di Patti

Ore 17 – Processione delle Sacre Reliquie per via Etnea; Sua Eminenza il Cardinale e l’Arcivescovo seguiranno la processione, guidando alcuni momenti di preghiera, fino a piazza Stesicoro; dinanzi il Municipio omaggio floreale da parte del Sindaco; dinanzi alla Basilica Collegiata omaggio floreale del Capitolo e dei soci del Circolo Cittadino S. Agata; dinanzi la Prefettura omaggio floreale da parte del Prefetto; la processione prosegue per via Caronda e piazza Cavour, con l’omaggio floreale dell’Associazione S. Agata al Borgo. Dopo la sosta per i fuochi pirotecnici si prosegue per via Etnea, via di Sangiuliano, via Crociferi; dinanzi alla Chiesa di S. Benedetto omaggio floreale e canoro delle Monache; si prosegue per piazza S. Francesco d’Assisi, via della Lettera, via Garibaldi, piazza Duomo. Al rientro in Cattedrale, celebrazione di benedizione e di ringraziamento

Anche quest’anno come negli ultimi c’è stato un accordo sottoscritto tra Comune ed Arcidiocesi per definire un percorso organizzativo ancor più condiviso della Festa di Sant’Agata.

Il Maestro del Fercolo (o Capo Vara), opererà sotto le direttive dell’Arcivescovo e del Sindaco e si avvarrà dell’assistenza di 12 responsabili (5 al Fercolo, 1 allo Scrigno, 1 alle Maniglie, 2 al Baiardo, alla Casa del Fercolo, 2 allo smaltimento della cera). L’ incarico è a titolo gratuito e riguarderà le celebrazioni del 2015.

CANDELORE
La festa di sant’Agata è inscindibile dalla tradizionale sfilata delle “candelore”, enormi ceri rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Le candelore precedono il fercolo in processione, perché un tempo, quando mancava l’illuminazione elettrica, avevano la funzione di illuminare il passo ai partecipanti alla processione. Sono portate a spalla da un numero di portatori che, a seconda del peso del cero, può variare da 4 a 12 uomini. I maestri orafi del Trecento avevano realizzato il Busto di sant’Agata, un capolavoro d’arte raffinato e prezioso. Ma il popolo, da sempre vicino alla patrona, ha voluto essere presente nella festa con creazioni proprie, opere di fattura artigianale che rappresentassero, inoltre, associazioni di varie categorie di lavoratori. Ognuna delle 11 candelore possiede una precisa identità. Sulle spalle dei portatori, essa si anima e vive la propria unicità, che si compone di diversi elementi: la forma che caratterizza il cero, l’andatura e il tipo di ondeggiamento che gli viene dato, la scelta di una marcia come sottofondo musicale.

Le candelore sfilano sempre nello stesso ordine. Ad aprire la processione è il piccolo cero di monsignor Ventimiglia. Il primo grande cero rappresenta gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena e fu realizzato all’ inizio dell’Ottocento. E’ seguito da quello dei giardinieri e dei fiorai, in stile gotico-veneziano. Il terzo in ordine di uscita è quello dei pescivendoli, in stile tardo-barocco con fregi santi e piccoli pesci. Il suo passo inconfondibile ha fatto guadagnare alla candelora il soprannome di “bersagliera“. Il cero che segue è quello dei fruttivendoli, che invece ha passo elegante ed è dunque chiamato la “signorina“. Quello dei macellai è una torre a quattro ordini. La candelora dei pastai è un semplice candeliere settecentesco senza scenografie. La candelora dei pizzicagnoli e dei bettolieri è in stile liberty, quella dei panettieri è la più pesante di tutte, ornata con grandi angeli, e per la sua cadenza è chiamata la “mamma“. Chiude la processione la candelora del circolo cittadino di sant’Agata che fu introdotta dal cardinale Dusmet. In passato le candelore sono state anche più numerose: esistevano quelle dei calzolai, dei confettieri, dei muratori, fino a raggiungere in alcuni periodi il numero di 28.

I DOLCI TRADIZIONALI

Non potevano mancare, in periodo di festa, i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Oltre alla famosa calia e simenza, presente in ogni festa a Catania, vengono realizzati per la ricorrenza alcuni dolciumi che hanno un riferimento a sant’Agata, come i “Cassateddi di Sant’Aita” e le “Olivette“. Si tratta di dolci caratteristici simbolici e attinenti alla vergine catanese. Le cassateddi, o “Minni di Sant’Aita” fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri a cui venne sottoposta, per obbligarla ad abiurare la sua fede. Le olivette, invece, si riferiscono alla leggenda che ella, inseguita dagli uomini di Quinziano e giunta ormai nei pressi del palazzo pretorio, si fosse fermata a riposare un istante. Nello stesso momento in cui si fermò, si dice per allacciarsi un calzare, un ulivo comparve dal nulla e la giovinetta potè ripararsi e anche cibarsi dei suoi frutti. Ancora oggi, per rinnovare il ricordo di quell’evento prodigioso, è consuetudine coltivare un albero di ulivo in un’aiuola vicino ai luoghi del martirio, e consumare durante i giorni di festa questi dolci tipici realizzati con la pasta reale.

IL PREMIO CANDELORA D’ORO-  L’edizione2’19  della Candelora d’oro, riconoscimento consegnato durante le festività Agatine, viene annualmente attribuito a personalità che si sono distinte nei vari campo della scienza, della cultura, del volontariato, dello sport che in qualche modo sono legate alla città di Catania, quali ad esempio la nascita ai piedi dell’Etna. quest’anno è stato assegnato a Rosario Fiorello. Lo showman, nato nel 1960 a Catania, ritirerà il premio il 2 febbraio nella sede di Palazzo degli Elefanti. “Con Rosario Fiorello – dice il sindaco Enzo Bianco – quest’anno intendiamo premiare l’intraprendenza, l’ironia e l’autoironia del catanese e del siciliano che riesce a esaltare le proprie naturali doti fino a raggiungere l’eccellenza e, senza timori reverenziali, è capace di confrontarsi, alla pari, con autentici mostri sacri, in questo caso dello spettacolo internazionale”. Lo scorso anno la “Candelora d’oro” era andata ai volontari di Catania.

Negli ultimi anni si possono sicuramente ricordare i conoscimenti nei confronti di Rossella Fiammingo (schermidrice vincitrice delle medaglie d’oro nella spada individuale ai mondiali di scherma di Kazan’ 2014 e di Mosca 2015), o ancora l’ex ministro Anna Maria Cancellieri, monsignor Bommarito, l’astronauta Luca Parmitano, l’ex presidente del Catania Marcoccio o lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Lo showman, nato nel 1960 a Catania, ritirerà il premio il 2 febbraio nella sede di Palazzo degli Elefanti.

Lucilla Parlato

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