giovedì 24 maggio 2018
Logo Identità Insorgenti

TRAGEDIA HEYSEL

Nuove rivelazioni 30 anni dopo. E la vergogna continua

Criminalità, Europa, Sport | 28 maggio 2015

heysel

Oggi vive in Nuova Zelanda ma 30 anni fa, il 29 maggio 1985, Fiorenzo Peloso era a Bruxelles come accompagnatore della Juve per la finale di Coppa dei Campioni tra bianconeri e Liverpool. Riportiamo integralmente il suo ricordo di quel giorno e della ormai nota tragedia dell’Heysel, che vide morire 39 tifosi – di cui 32 italiani – in una ressa scatenata dagli hooligans inglesi, così come l’ha raccontata “L’Eco di Bergamo”.

“In quella trasferta ero l’accompagnatore della squadra della Juventus, compresi dirigenti e giornalisti al seguito. Organizzai la trasferta: partimmo da Ginevra con un Caravelle dell’Air France, nel tragico giorno dopo assistetti alla peggiore rappresentazione di un’umanità disumanizzata intorno a uno sport che di sportivo non aveva più nulla. A distanza di 30 anni non riesco a dimenticare la somma incredibile di meschinità di cui fui testimone e di cui ora racconterò alcuni dettagli.

Uscendo dallo stadio sul pullman scortato dalla polizia nessun giocatore e dirigente della squadra, nonostante la mia insistenza, volle fare una breve visita alle centinaia di feriti ricoverati negli ospedali di Bruxelles, si parlava di almeno 500.

Il venditore di hot dog davanti all’ingresso della tribuna a fianco della curva Z era visibilmente infastidito che si stendessero davanti alla sua bancarella alcuni cadaveri, tutti color nero perché morti soffocati. Lui aveva pagato caro quella posizione e stava rimettendoci i soldi.

I poliziotti che manganellavano fanaticamente quei feriti che erano riusciti fortunosamente a scavalcare la rete del campo di calcio per fuggire al lancio di bottiglie di birra degli hooligans, perché nel campo di gioco si entrava solo con il pass autorizzato.

L’autista di un’ambulanza bianca irritato perché insistevo a caricare una ragazza con una gamba spezzata che portavo in braccio, mi spiegava che lui era arrivato lì per ultimo e quindi dovevo rivolgermi all’altra ambulanza, lontana circa una 50 metri: era questione di rispetto della precedenza.

Quei 4 ignobili abitanti di Bruxelles che nelle vicinanze dello stadio si rifiutarono di aprirmi la porta per farmi fare una telefonata di emergenza all’Hotel Hilton affinché informassero l’organizzazione di Torino della gravità della situazione, gridarono da dietro la porta «merde a les italiens».

I 4 responsabili dell’Uefa che davanti alla porta della tribuna d’onore mi impedirono fisicamente di salire le scale fino al primo piano dove c’erano i box dei cronisti, per avvisarli che fuori già si contavano almeno una dozzina di morti soffocati. Peraltro c’è da osservare che nessuno di loro si premurò di scendere fuori per constatare cosa stava accadendo.

Fu una bugia colossale che la partita non poteva essere sospesa, il vero problema sarebbero stati i rimborsi dei biglietti e dei diritti televisivi. Fu deciso a tavolino che la finale non poteva essere vinta dal Liverpool. E così fu a imperitura vergogna.

E poi la «perla» dell’indimenticabile frase dettami sottovoce da Platini all’aereoporto: «ne muoiono di più sulle strade, perché fare tanto casino».

Infine nel volo di ritorno lo stewart di Air France disse due parole al microfono per congratularsi con i giocatori e tradusse malamente dal francese la frase «bravi voi che avete vinto», ma ne uscì con involontaria ironia «Bravi voi che ci avete guadagnato» (gagnez = vincere in francese), al che molti giornalisti a bordo applaudirono sarcasticamente, poiché nessun giocatore aveva manifestato l’intenzione di rinunciare ai 150 milioni del premio partita per destinarli ai familiari dei morti e dei feriti.

Un’esperienza che mi ha regalato un’indelebile ferita confermando la distanza siderale che esiste tra «quel» calcio professionistico e caino e lo sport autentico e leale. Chi può mi aiuti a convincermi che «l’ambiente» è cambiato”.

Null’altro da aggiungere se non che, dopo ben 30 anni, l’unica parola che ci viene in mente rispetto a quella giornata di “sport” è: vergogna.

Floriana Tortora

Articoli correlati

Criminalità | 22 maggio 2018

LA MINACCIA

“Farai la fine di Siani”. Solidali col giornalista Salvatore Sparavigna

Attualità | 21 maggio 2018

CON EMANUELE

Aggredito per un cellulare: 16enne ferito, la mamma lancia l’allarme

Attualità | 7 maggio 2018

LA BUONA NOTIZIA

Jorit e l’assessore municipale che volle il Murales di San Gennaro a Forcella: “Vieteremo a Gomorra riprese e sfruttamento dell’immagine”