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1 Maggio – Solennità di San Ghetto Martire, protettore delle periferie

News | 1 Maggio 2019

Dilettifigli e figlie ‘e nisciuno,
oggi, primo maggio, ci ritroviamo a festeggiare la solennità di San Ghetto, martire e patrono delle periferie.

In questo momento particolare ci sembra opportuno ricordare tutti i poveri cristi che si sono ritrovati a dover abbracciare una croce che non gli è mai appartenuta, ma che sempre si sono trovati a dover trascinare.

Facciamo insieme un minuto di silenzio e proviamo ad accogliere come nostre tutte quelle situazioni di necessità che qualche devoto ha scelto di consegnare al santo e che adesso restano ancora inascoltate sul suo busto di pregiata cartapesta.

Le donne e gli uomini delle istituzioni qui convenuti, abbiano pure l’ardire di avvicinarsi alla statua e di toccare con mano tutte quelle situazioni gestite malissimo e troppo spesso vissute come esclusive occasioni di propaganda elettorale.
Avvicinatevi, non temete. Sappiamo che per molti uomini dello Stato questa sarà la prima volta che si troveranno faccia a faccia con il santo, in questa santissima periferie, ma non temete e contemplate, in ginocchio se lo riterrete opportuno, tutti gli ex-voto applicati sulla statua:

. La Piazza telematica di Scampia più volte inaugurata, ma di fatto una fantomatica scatola vuota.
. Le Vele come esempio di abitazione invivibile.
. Il carcere ovvero la punizione dei reati anziché la soluzione delle cause. 
. La polizia ovvero la gestione dei conflitti sociali come problemi di “ordine pubblico”.
. Una coscia di Co.co.co. a simboleggiare il lavoro precario.
. La NATO, in rappresentanza della militarizzazione del territorio.
. I “concertoni”, in rappresentanza di tutti i grandi eventi sporadici e non radicati.
. Lo stadio di serie C costruito e mai inaugurato.
. Il “Mammut” soprannome nostrano per la “Piazza dei Grandi Eventi” di Scampia, che già dal nome lascia molto a desiderare…
. Discariche e inceneritori.

Ora proviamo a fare silenzio. Per la prima volta evitiamo di parlare di quelle periferie che non abbiamo mai realmente conosciuto. Lasciamo che sia la nostra coscienza a gridare per noi le nostre più profonde miserie e chiediamo perdono per le ferite inferte a tutti gli uomini di ogni periferia.

A tal proposito, semmai dovesse sfuggire a molti di voi, chiediamo perdono anche a nome di coloro che, con Gomorra, si sono venduti l’anima loro e il disagio degli altri. Ascoltaci, o Signore.

In onore di San Getto, nel giorno della festa patronale, non basta battersi il petto, cospargersi il capo di cenere e chiedere perdono. Sarebbe davvero troppo semplice, come quando trasformiamo le strade delle periferie in lussuose passerelle o palcoscenici di quali raccogliere applausi e consensi.
Il santo sarebbe veramente contento se insieme provassimo a migliorare le cose.

Dunque, a tutti voi qui convenuti e in particolare alla rappresentanza delle istituzioni presenti, chiediamo di osservare attentamente la parte posteriore della statua. In questi istanti, riflettiamo su quanto, concretamente, possiamo fare per migliorare le cose.

Per ogni grazia da ricevere, diciamo insieme: San Ghe’, fance a grazia.
. Cultura.
. Giustizia.
. Dignità, del vivere, dell’abitare.
. Casa.
. ‘o lavoro.
. Art. 18 (dello statuto dei lavoratori).
. Campetti di calcio in cui giocare liberamente.
. Una chitarra in rappresentanza della richiesta di spazi dove i ragazzi possano suonare liberamente.
. ‘na piazza come luogo di aggregazione.
. Raccolta differenziata e rifiuti zero.
. Diritto d’asilo

San Ghetto Martire, il quale già una volta ha dimostrato il suo grande potere di protettore attraverso il miracolo dell’acqua, anche oggi saprà accogliere i desideri delle figlie e dei figli ‘e niscuno ed esaudire quanto ciascuno porta, da troppi anni, nel cuore.

Molte cose avremmo ancora da dire, ma non vorremmo abusare della pazienza del Santo. La sua benedizione scenda su tutti noi, sempre, tutti i giorni, pure quando nessuno si ricorda di noi. Così sia.

Al termine della celebrazione, potete lasciare un segno della vostra presenza aggiungendo la vostra adesione a sostegno del GRIDAS.
Nun ve preoccupate, nun se pave!

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 1 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 1 Maggio 2019

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