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8 MARZO

Conversazione con Mirella Pignataro di Viviana Trifari

Speciale 8 marzo | 8 Marzo 2015
Carnevale di Scampia 2015 (foto Giuseppe Divaio)
Carnevale di Scampia 2015 (foto Giuseppe Divaio)

Parto con l’idea di un’intervista da “donna a donna” con Mirella La Magna e finisco con una chiacchierata di 50 minuti al telefono e la promessa strappata di un caffè (mi pare lei abbia proposto un tè) a casa sua, quanto prima.

Mirella La Magna, moglie di Felice Pignataro è colei che insieme a suo marito e Franco Vicario ha dato vita al Gridas, il Gruppo Risveglio dal Sonno nel lontano ’81, centro di aggregazione culturale, polo di riferimento per la lotta per il proprio territorio, associazione che si propone di “dissipare il sonno della ragione” scacciando via quei mostri attraverso il cineforum, i murales, il Carnevale col suo favoloso corteo e il falò finale appiccato ai “mali” della società, gli orti urbani e le diverse attività proposte da chi ha a cuore la propria terra.

Mirella è la donna che ho scelto di “intervistare”, perché guardandola al Carnevale di Scampia, in questi anni, ho pensato subito quale tipo di donna vorrei riuscire ad essere nella mia vita, a come vorrei affrontare coraggiosamente i miei anni e a quanta costanza e passione vorrei mettere puntualmente nei miei giorni. E tutto questo l’ho pensato semplicemente guardandola.

Mirella è una donna forte, combattiva e buona e lo si vede da come si piazza quel tamburo davanti durante il Carnevale, mentre sorride alla gente con serenità e trasporto. Lo si capisce al telefono quando accennandole a un’intervista per la “festa della donna” si “rifiuta” di parlare per genere e mi dice di essere semplicemente una “persona” che si dà da fare a prescindere dal fatto che sia donna, che non ama le etichette e il semplicismo legato a questa festa, non lo ama, ma non condannerebbe mai chi pensa diversamente e conclude dicendo:” E quindi? Come la mettiamo!?”.

In quel momento la ammiro più di prima e penso di avere un concetto della donna molto simile al suo, donna che merita il rispetto in quanto persona, questa si che è davvero la parità di genere!

La telefonata continua tra risate, considerazioni e domande reciproche… e no, non è un’intervista, ma è probabilmente una delle telefonate più “significative” mai fatte in vita mia.

Unica domanda che riesco a farle riguarda il suo impegno sul territorio, le chiedo da dove nasce e di cosa si alimenta. Mirella parte da lontano, dal suo arrivo a Secondigliano nel ‘67 col marito, dall’essere arrivata a Scampia prima della costruzione della 167 e di aver visto nascere quei “mostri architettonici” davanti a suoi occhi, palazzoni di cemento “senza via d’uscita”, non un bar all’epoca, non un negozio; assurdo pensare addirittura a scuole o biblioteche.

Palazzi nati già pieni di grossi errori, case dormitorio, case non da vivere ma a cui sopravvivere, non focolari domestici ma luoghi estranei abitati da gente venuta da realtà e località diverse, gente diffidente e spesso mal amalgamata: tutto questo come avrebbero potuto dare un esito diverso?

Il suo impegno, che lei odia pensare come un sacrificio o qualcosa di faticoso perché comporterebbe una perdita e non un arricchimento, nasce proprio da lì dalla “comprensione di ciò che ci circonda” , dal senso di responsabilità che ne deriva, responsabilità ancora più grande se poi si è intrapreso il mestiere di insegnante.

Un insegnante negli anni di formazione, continua Mirella, ha un ruolo fondamentale nella crescita dell’individuo, ha un ruolo diverso e per certi versi più incisivo di un genitore, perché se un genitore può rimediare a un errore commesso col figlio, l’insegnante no, l’insegnante può perdere tutto il lavoro fatto per un’espressione usata male e questo deve sempre portare il “maestro” a non sbagliare, a misurarsi e crescere con il proprio alunno.

La scuola per Mirella è il luogo di “scelta”: lì vengono dati gli strumenti alla persona affinchè possa scegliere tra “bene e male”, lì il pubblico e il privato si fondono e danno il via agli adulti del domani.

“Non bisogna giudicare o condannare le strade che si intraprendono, MAI”: Mirella su questo è categorica. “Ma bisogna dare possibilità di scelta, il dovere è quello di creare i presupposti, non di “obbligare alla retta via” , ma se si creano quelli poi si ha libertà di intendimenti e scelta sul bivio da intraprendere , giusto o sbagliato poco le importa”. Io credo in cuor mio che lei sia sicura che se c’è presenza costante di realtà positive e attenzione al territorio, queste non possano fare e portare altro che del bene e me lo conferma dicendo che “il contagio di idee è l’unica salvezza”.

Eppure una cosa è sicura per Mirella: “Mai dividere i buoni e i cattivi a Scampia, altrimenti i “buoni” si allontanano e i “cattivi” non si avvicinano, mai etichettare: perché così facendo si rischia di buttare alle ortiche tutto il lavoro fatto per far rinascere il territorio”.

Scivoliamo su Saviano e lei non ne parla negativamente ma in maniera realistica, Saviano secondo Mirella ha parlato attraverso” Gomorra “ quando doveva, ossia dopo la Faida del 2004/5 a Scampia, quando i morti per strada erano “visibili”, il problema è che dei morti “invisibili” si parla poco, di quei ragazzi ai quali non viene data possibilità di scelta, che non sono supportati e aiutati da nessuno.

Saviano a differenza di ciò che faceva Felice, suo marito, attraverso i Murales non cerca la soluzione e parla poco della gente che si riunisce per “raggiungerla”: invece nei murales di Felice c’erano i mali della società da una parte, la soluzione alla fine e nel centro spesso c’era un gruppo di persone che si riuniva e la soluzione, per quanto possa sembrare lontana, è proprio lì: nell’unione di gente comune che decide da che parte stare.

La telefonata continua parlando di figli e nipoti, di Eleonora Pimentel Fonseca e della manifestazione a Roma da parte degli abitanti di Scampia: perché poi a volte basta una telefonata per ridarti la speranza. E quando poi c’è un caffè all’orizzonte si rafforza la voglia di lottare per la tua città.

Grazie Mirella, forse non leggerai queste righe (per tua ammissione sei poco su internet) ma sappi che io le ho scritte col cuore per una “donna” eccezionale.. pardon “persona” e alla prossima chiacchierata!

Viviana Trifari

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 8 Marzo 2015

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