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8 MARZO

Eugenia Conti intervista la rapper Loop Loona

Battaglie, Musica, Speciale 8 marzo | 8 Marzo 2015

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Per l’8 marzo, occupandomi sempre di rap per Identità Insorgenti, e dovendo scegliere una donna impegnata o che mi ha colpita, ho deciso di intervistare Loop Loona.

Calabrese, è tra le poche rapper rosa della penisola conosciute a livello nazionale. In un mondo prettamente riservato agli uomini come quello dell’hip-hop e in cui non è assolutamente facile per una donna trovare il proprio spazio, la nostra Miss del Rap si è saputa far rispettare facendosi le ossa nelle sfide di freestyle, frequentando per anni gli ambienti underground più svariati fino a partecipare al programma Mtv Spit come unica ragazza in gara.

Di notte Mc nelle battle, di giorno diligente studentessa di lingue orientali si è laureata in lingua araba per poi soggiornare in Siria, Tunisia, Libano ed altri Paesi, ma senza mai abbandonare la sua passione e arricchendo il suo bagaglio artistico con i talenti locali del suo stesso genere.

A seguito di diversi Ep esce nel luglio 2014 il suo primo disco ufficiale “Senza fine”, un lavoro di dodici tracce prodotte da Turi, che sembra per molti versi essere rivolto in primis alle donne. Non sono pochi i richiami infatti a donne importanti della storia, della mitologia e dell’arte. Come è dominante il riferimento alle luci e alle ombre della sua Terra che descrive con toni talmente cruenti e incazzati da far impallidire i suoi colleghi in pantaloni. Insomma la nostra Loop Loona incarna la perfetta “femmena” meridionale dotata di attributi, grinta e personalità che riesce a parlare con disinvoltura e lucidità di ‘ndrangheta e criminalità organizzata. Ma chiediamole di più.

Oggi è la festa delle donne e senza retorica vogliamo chiederti cosa significa e quanto è difficile essere una rapper donna e dalle origini meridionali?

La festa dell’otto marzo per me è ancora attuale in quanto a fronte di un riconoscimento formale del ruolo della donna in tutte le sue latitudini, non vi è un riconoscimento sostanziale. Questa sensazione la avverto costantemente nel quotidiano in quanto donna del Sud e rapper. Sono svantaggiata su entrambi i fronti. Infatti, ho grandi difficoltà per accedere ai canali più importanti della produzione e distribuzione musicale italiana date le mie origini. Non rinuncerei mai né al mio accento, né a tralasciare certe tematiche. Ma i problemi sorgono anche perché il mondo dell’Hip-Hop e del Rap è sempre stato ed è tuttora costellato da figure, gestualità e riti quasi esclusivamente maschili. Ciò determina diffidenza e complessità nel farmi comprendere ed ascoltare.

Come hai fatto ad aggiudicarti il rispetto dei tuoi colleghi e a trovare una tua dimensione in un contesto maschile e un po’ maschilista come quello dell’Hip Hop?

Il rispetto l’ho ottenuto con la forza di volontà, l’impegno e la costanza. Tre componenti che ho dovuto amplificare proprio per riuscire ad esprimermi in un contesto prevalentemente maschile. Ma gli elementi determinanti sono stati la voglia di distruggere queste barriere, di superare i limiti e dimostrare come anche una donna che viene dalla povera Calabria possa essere in grado di fare la rapper in maniera eccellente. La considerazione vera si guadagna però sul campo di battaglia attraverso la puntualità delle rime e la padronanza della tecnica. Le sfide di freestyle mi sono servite per far superare i pregiudizi. Infine i miei colleghi più scettici hanno imparato ad apprezzarmi grazie alla dura schiettezza dei miei testi.

Il tuo testo più forte è “Dalle mie parti”, dedicato alla tua Calabria. Il videoclip dalle immagini dure e violente parte da una frase dello scrittore Corrado Alvaro: “la disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. Spiegaci il significato di questo brano.

La frase del mio compaesano Alvaro è molto amara, ma purtroppo molto vicina alla realtà. Credo infatti che molte, troppe persone siano ormai convinte che vivere in modo onesto sia inutile. Nel videoclip realizzato da Mauro Russo della Calibro 9 si alternano visuali di paesaggi bellissimi a scene molto brutali. Nel brano racconto episodi vissuti in prima persona e storie realmente accadute, come la vicenda di un boss dato in pasto vivo ai maiali o quella di un diciottenne ucciso con dieci colpi di pistola per ritorsione nei confronti di suo padre. Il mio scopo è capire. Vorrei cercare di spiegarmi perché ancora accadano questi fatti e da dove proviene quest’odio che ci portiamo dietro da generazioni. E’ semplice giudicare, usare toni buonisti dicendo che la criminalità organizzata è qualcosa di negativo, è troppo facile e scontato. Se l’unica scelta che hai è uccidere o essere ucciso allora cosa fai? Chi o che cosa ha messo noi calabresi in queste condizioni? Chi fa in modo che la situazione non si evolva? Io non voglio dare un giudizio, voglio che la gente sappia come stanno le cose e che giudichi da se’.
Quindi bisogna raccontare la verità brutta e feroce attraverso la musica, anche se “dicono di non parlare”. Ti ritieni promotrice di un filone “gangsta rap” della tua regione?
Secondo me è importante affrontare questi argomenti senza però diventare un’eroina. Non voglio essere ritenuta tale solo perché rompo il muro del silenzio, ma voglio che si parli di questa cultura criminale affinché ognuno prenda consapevolezza anche dal racconto crudo di un testo rap. Il mio intento è sottolineare che la questione della criminalità organizzata non è più soltanto a livello locale, ma a livello nazionale, ovvero riguarda tutti quei luoghi in cui è possibile trarre un qualsiasi profitto economico. Non credo che in Italia si possa parlare di gangsta rap perché non c’è nessun rapper che ha un background tale da poter risultare credibile. Non nascondo però di essere attratta  dalle storie di queste persone che vivono su un filo sospeso tra il mondo della legalità e il mondo dell’illegalità, ove riscontro moltissimi punti di contatto e di confusione.
Credi che il tuo contributo sia artistico che femminile possa aiutare a risollevare i problemi di questa martoriata porzione di territorio?
Sono legata alla mia terra, ma in un modo che mi permette di evidenziarne pregi e difetti senza facili retoriche. Ritengo che il cambiamento positivo non sia una questione di soli uomini o donne. Le trasformazioni sociali e culturali richiedono il contributo determinante di tutte le forze vive e sane di una società. E solo in quest’ambito la donna può e deve dare un contributo. Cerco di farlo anch’io, ma ognuno ha il proprio ruolo, le proprie responsabilità e capacità.
E a te le capacità non mancano. Hai in progetto un nuovo album per i tuoi supporters?
Si, ho ricominciato a scrivere per un nuovo disco. Non so quando uscirà, ma vorrei collaborare con altri produttori, come anche con altri artisti. Ho lavorato divinamente con Turi, produttore del mio disco “Senza fine”, ma è giunto il momento di confrontarmi con altre realtà. Stay tuned e spero di convincervi ancora di più che anche le Mc’s donne hanno le palle!
Eugenia Conti

 

Un articolo di Eugenia Conti pubblicato il 8 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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