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9 Maggio 1978: la mafia uccideva Peppino Impastato, fiore di campo da qui all’eternità

Peppino Impastato Copertina
Nun te scurdà | 9 Maggio 2021

«Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!» (Peppino Impastato, da una scena del film I Cento Passi)

50 anni fa a Cinisi, una piccola cittadina in provincia di Palermo, al passaggio di un mafioso restavano tutti in silenzio. Nonostante questo la mafia, che si faceva scudo dell’omertà, per molti non esisteva. Proprio così si espanse al punto da mettere le mani sull’intera regione. Dalle menti passò ai negozi, ai luoghi di stato, ai finanziamenti, agli appalti. Non molto diversamente da come accade tutt’oggi, in molti posti della nostra penisola.

Poi arrivò Peppino Impastato, che decise di parlare contro questo sistema. Contro la mafia, e contro quello stato corrotto e suo complice. Lo fece con i giornali, con la radio libera, assieme ai suoi compagni. Non si fermò, non si spaventò davanti al silenzio degli altri. Si spaventò invece la mafia, che barbaramente lo uccise il 9 Maggio del ’78.

Peppino Impastato, ciuru di campu

«Si sa dove si nasce, ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore» (Dalla canzone I Cento Passi, MCR)

Peppino nacque sotto al naso di chi, presto, imparò ad odiare. Sua madre, Felicia, era sposata con Luigi Impastato, mafioso di Cinisi. Suo cognato, Cesare Manzella, era il capomafia della città. Ucciso da un’autobomba nel ’63, il suo posto fu preso da Gaetano Badalamenti. Tano Seduto – così lo chiamava Peppino – abitava a soli cento passi da casa sua. Peppino li conosceva tutti, e tutti ben presto conobbero Peppino.

Peppino Impastato

Cominciò le sue lotte al fianco dei contadini cacciati dalle proprie terre, occupate per costruire la terza pista dell’aeroporto di Palermo. Nel ’65 si unì al PSIUP, poi nello stesso anno fondò l’Idea Socialista, giornale che diresse fino a partecipare, nel ’68, a giornali comunisti come Il Manifesto e Lotta Continua. Nel ’76 trovò poi un piccolo spazio, a Cinisi, per poter fondare un gruppo. “Musica e cultura“, un punto di aggregazione per i giovani del suo piccolo paese e la città di Palermo, a pochi passi da lì.

Le idee di ribellione alla mafia e anticapitalismo di Peppino avevano seguito tra i giovani. Era un affronto troppo grande per la famiglia e il padre, che presto decise di cacciarlo di casa. La madre, Felicia, non lo abbandonò quando il figlio andò a vivere – quasi nascosto – in un piccolo monolocale della città.

Radio Aut contro Mafiopoli

«Siamo nei paraggi del maficipio di mafiopoli, dove è riunita la commissione edilizia. Il grande capo, Tano Seduto, si aggira come uno sparviero in piazza: si aspetta il verdetto.» (Da Onda Pazza, rubrica trasmessa da Peppino Impastato via Radio Aut)

Mafia e Stato provarono in molti modi a zittirlo. Trovare un solo testo di Peppino in città era diventato quasi impossibile, e ogni sua manifestazione pubblica veniva bruscamente interrotta dalla polizia. Erano gli anni della “liberalizzazione dell’etere”: nascevano le prime radio libere. Peppino pensò che l’aria è impossibile da negare. Creò così Radio Aut, una radio libera di controinformazione. Era il 1977, e le denunce di “quel compagno siciliano contro la sua mafiopoli” raggiungevano tutte le radio d’Italia.

Peppino Impastato e Radio Aut

Decise di candidarsi con Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Ma Peppino non era solo questo. Peppino era un ragazzo, viveva: i suoi compagni, le amicizie e gli amori nati e subito spenti. Ma il giorno prima di tenere il suo comizio conclusivo per la campagna elettorale fu ucciso. Nella notte tra l’8 e il 9 Maggio del ’78 una banda di mafiosi guidati da Gaetano Badalamenti presero Peppino Impastato a sassate, nascosti in un piccolo casolare. Poi lo gettarono sui binari della ferrovia. Gli legarono chili e chili di tritolo e lo fecero esplodere.

Il popolo di Peppino votò lo stesso il suo nome, che fu eletto simbolicamente al consiglio comunale.

Felicia Impastato: l’amore di una Mamma

All’indomani della morte di Peppino, era caccia al comunista. Lo stesso giorno fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. La polizia disse subito che Peppino Impastato era un terrorista. Ma nessuno poteva mai accettare una falsità simile. I suoi compagni trovarono un sasso pregno del sangue di Peppino. Del suo corpo, però, ne restava qualche brandello. Nel giorno del suo funerale sfilarono per le strade di Cinisi migliaia di giovani provenienti da tutto il paese.

Peppino Impastato e Felicia

La giustizia per Peppino Impastato fu data solo pochi anni fa grazie all’amore di sua mamma, Felicia. Non decise di abbandonarlo mai, né in vita né in morte. Solo all’inizio del 2000 i suoi assassini e Gaetano Badalamenti sono stati condannati all’ergastolo. Ma Felicia capì che quella non era l’unico modo per fare giustizia al figlio. Nacque così, nella casa di Peppino, un luogo di memoria e impegno che ogni anno ospita migliaia di ragazzi. Felicia Impastato non dimenticò un solo giorno Peppino. Morì col sorriso nel 2004.

L’insegnamento di Peppino Impastato

Quanto ancora ha da insegnarci Peppino Impastato. La sua vita deve ci deve insegnare che vivere significa lottare. Senza, la vita non ha significato. Lì dove tutti si voltavano o andavano via, Peppino decise di restare. E di lottare pagando il prezzo più grande, quello della vita, per cambiare le cose. Altro che il messaggio svilito di impegno che oggi, in molti, cercano di far passare.

Non è con un po’ di legalità borghese, o qualche mera commemorazione di stato, che si cambia davvero il mondo e si sconfigge quella montagna di merda che è la mafia. Non si sconfigge elevando Peppino alla figura statuaria che tanti vogliono dipingergli. Peppino era un uomo come tutti, ma soprattutto era un rivoluzionario.

Peppino Impastato

La sua lotta era concreta, superava le parole. Quella rivoluzione che tanto amava Peppino, fatta di diritti e giustizia sociale, nasce dalle persone, dalla consapevolezza di un popolo. Nasce dai ragazzi, dai bambini, dalla gioventù. I tanti ciuri di campu che, come Peppino, lottano e lotteranno per la libertà.

È questo l’insegnamento di Peppino Impastato.

«Ti riscopro tra la neve dei mandorli,

petalo anche tu, staccato dal vento.

Tra i frammenti di luna, sul mare caldo,

anche tu scaglia di luce inafferrabile.

Nella sera d’agosto, sulla spiaggia,

con il corpo abbronzato, poi distrutto.

Nel mattino d’aprile, sul divano

A tentare una via di comunicazione

Tra le nostre schermate solitudini.

Ti risento amplificato, senza enfasi,

pronunciare la tua elegia di morte.

In mezzo alla nostra fame di bisogni

Aprire rivoli di speranza e d’incontro.

E ancora, nella tela dell’angoscia,

piangere e rialzarti con la consueta energia.

Da molto ci sei stato. Non avevo che te,

compagno, finito nella notte,

portando in fondo alla gola

la paura di darmi un bacio.»

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 9 Maggio 2021 e modificato l'ultima volta il 29 Maggio 2021
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