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A 200 ANNI DALLA NASCITA

Mastriani nel ricordo di Matilde Serao: “Tra i padri del grande romanzo napoletano”

Storia | 23 Novembre 2018

Oggi, 23 novembre 2019, sono due secoli esatti dalla nascita di Francesco Mastriani, grandissimo scrittore napoletano. Napoli lo celebra, come vi abbiamo raccontato ieri, con un convegno oggi alle 16 al Maschio Angioino. Nel giorno della morte, nel 1891, Matilde Serao lo ricordava così sul Corriere di Napoli

“Questo povero vecchio che si è spento oscuramente, carico di anni e di dolori, affranto da un duro e incessante lavoro che gli lesinava il pane, tormentato da una invincibile miseria, non soccorso dalla fredda speculazione giornalistica che lo ha tanto sfruttato, soccorso dalla segreta pietà di poche anime buone, questo martire della penna era, veramente, fra i più forti e più efficaci nostri romanzieri.

L’opera sua, formata da cento e più romanzi, appare grezza, disuguale, talvolta ingenua nella scarsezza delle risorse artistiche; e negli ultimi romanzi suoi è la fretta, lo stento, l’intima straziante pena di chi deve guadagnare, ogni giorno, quelle tre o quattro lire che gli davano: ma da tutta quanta l’opera sua, considerata insieme, emana una così fervida potenza d’invenzione che ha rari riscontri.

Attraverso tutta la rettorica delle sue idee e delle sue narrazioni, attraverso quel concetto ristretto del bene e del male, fiorisce una certa verità popolare, che sarà poi il punto di partenza onde i sociologi e gli artisti trarranno il grande materiale del romanzo napoletano. Piccola verità popolare, invero, e che consisteva soltanto nel chiamare coi loro veri nomi i tetri frequentatori delle bettole, col loro nome esatto e colla loro topografia i vicoli sordidi e lugubri, dove si annida in Napoli l’onta, la corruzione, la morte: piccola verità affogata nella frondosità fastidiosa del romanziere, che ha cominciato a vedere, ma che non ha forza, coraggio, tempo di veder molto, di veder tutto: piccola verità, dirò così esteriore, che la falsità bonaria del resto annega, ma che è verità, ma che è uno spiraglio di luce attraverso la tenebra, ma che è la fioca lampada nella notte profonda, che altri vedrà e che li condurrà alla loro strada, a tutta quanta la verità com’è, nuda, schietta, tutta piena di strazio, ma non senza conforto.

Matilde Serao

Dal Corriere di Napoli dell’8 giugno 1891

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 23 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 23 Novembre 2018

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