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A BRUXELLES

Riapre l’Africa museum dopo cinque anni. Ma non è tutto oro quel che luccica

Altri Sud, Cultura | 22 Gennaio 2019

L’Africa Museum di Bruxelles ha riaperto i battenti lo scorso dicembre dopo cinque anni di lavori di ristrutturazione edilizia ma soprattutto morale, programmata con il fine di decolonizzare un museo che esibiva, in maniera sfacciata e anacronistica, i simboli del passato coloniale Belga che, sotto Re Leopoldo II, portò alla morte di milioni di Congolesi.

Il Museo, inaugurato con il nome di Musée du Congo, nacque nel 1910 proprio con l’intento di celebrare la colonizzazione ed esporre migliaia di oggetti etnografici come simboli di una vera e propria propaganda coloniale. Negli anni però il museo non si è mai rinnovato, neanche dopo la fine dell’occupazione del paese centroafricano nel 1960, da qui l’esigenza (un po’ tardiva) di rinnovarsi e trasformare l’esposizione permanente cambiando totalmente la percezione del pubblico pagante.

La fine dei lavori e l’apertura al pubblico

Il vice primo ministro Alexander De Croo ha accolto il restauro come un “momento storico” aggiungendo che avrebbe aperto “un nuovo capitolo nelle relazioni belga-africane”.

Molti degli oggetti esposti in passato ci sono ancora ma adesso sono presentati sotto un’altra luce, incoraggiando il visitatore a vedere le opere attraverso gli occhi degli Africani, con proiezioni di vita quotidiana, opere d’arte contemporanea, display con immagini di artisti all’opera e un grande albero genealogico con 120 membri di famiglie di nativi. Quel che resta del colonialismo è concentrato in un’unica galleria che, naturalmente, affronta il tema con occhio critico e approfondisce i problemi che si trova ad affrontare oggi la Repubblica Democratica del Congo.
“Ci assumiamo la nostra responsabilità affermando che, da oltre 60 anni, abbiamo diffuso un’immagine di un modo di pensare occidentale superiore alle culture africane “, ha affermato il direttore del museo Guido Gryseels.

Le critiche degli attivisti e il dibattito sulla restituzione

Nonostante le parole concilianti del direttore e l’approccio multiculturale del museo, gli oltre 66 milioni di euro spesi per i lavori pare non siano serviti a placare gli animi di molti attivisti e intellettuali che da anni si impegnano contro il razzismo, specialmente in Europa.
Una delle critiche più significative è stata espressa da Robert Mireille-Tsheusi, autrice del libro Racism anti-Noirs, che ha affermato: “Non c’è decolonizzazione senza restituzione”, riattivando il dibattito sulla restituzione dei manufatti culturali aperto da Emmanuel Macron il quale ha recentemente restituito al Benin 26 manufatti esortando gli altri paesi ex-coloniali a fare lo stesso.
Quello che fa sorridere è che il processo di restituzione sia partito proprio dalla Francia, l’unica che non ha mai rinunciato alle sue colonie, da cui percepisce ancora la bellezza di circa 500 miliardi di euro ogni anno, ma questa è un’altra storia.

Nel frattempo, l’ormai ex presidente della DR Congo, Joseph Kabila, ha annunciato che intende richiedere formalmente il ritorno di opere d’arte prima che il museo del suo paese si apra l’anno prossimo.

“La restituzione non dovrebbe essere un tabù” ha dichiarato De Croo, gettando acqua sul fuoco, aggiungendo però che la restituzione parziale debba avvenire rispettando le condizioni di conservazione dei reperti.

Che la decolonizzazione dell’Africa Museum sia stata solo un goffo tentativo del Belgio di apparire antirazzista agli occhi del Mondo o un modo per chiedere formalmente perdono per gli orribili crimini commessi in Africa non è ancora chiaro.
Quel che è certo è che, per restituire dignità a tutti quei popoli, vittime delle politiche imperialiste occidentali, serve molto più di un museo che li ponga su un piedistallo, sicuramente nemmeno investire quei 66 milioni di euro in scuole, ospedali e servizi sarebbe bastato ma di sicuro avrebbe aperto “un nuovo capitolo nelle relazioni belga-africane”.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 22 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 22 Gennaio 2019

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