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A Capannori, nel lucchese, c’è la frazione “San Gennaro”: nacque dai nostri emigranti

Libri | 19 Aprile 2021

In provincia di Lucca c’è una frazione del paese Capannori che si chiama San Gennaro e che deve il suo nome al famoso vescovo e santo, patrono di Napoli.

Le ricostruzioni storiche ipotizzano una migrazione di napoletani in Toscana dopo una delle più imponenti eruzioni del Vesuvio.

Lo racconta Romano Citti, editore e presidente della Fondazione Boccella, nel suo libro dedicato alla Pieve di San Gennaro a Capannori.

Emigrati da Napoli nel 512 d.C.

Nel 512 dopo Cristo ci fu una grande eruzione del Vesuvio quando un gruppo di napoletani fuggiti dalla Campania approdò su queste colline, costruendo un insediamento, aiutati dal vescovo di Lucca San Frediano.

Per ringraziare il santo di essere scampati al pericolo battezzarono col suo nome questo primo nucleo nel Capannorese. Lo confermerebbero anche altre frazioni della zona, quali Gragnano e Pompei.

La pieve di San Gennaro

La pieve di San Gennaro è un luogo di culto cattolico che si trova nella località omonima a Capannori.

Ricordata dal 980, è stata rimaneggiata nel corso dei secoli. A tre navate e tre absidi (resta soltanto quella di sinistra), presenta nella facciata numerosi elementi di rifacimento: originali sono i capitelli cubici del portale e la loggetta dell’ordine superiore. Lungo il fianco settentrionale si conserva il motivo ad archetti pensili su mensole con un repertorio decorativo variato, replicato anche nelle mensole della zona absidale e, all’interno, nei due capitelli delle colonne in controfacciata. Gli altri esemplari della navata sinistra seguono una diversa tipologia a cubo, con figurazioni astratte fortemente geometrizzate. Diversi sono i capitelli della navata destra, in corrispondenza della quale si erge il pulpito del 1162.

La statua dell’arcangelo Gabriele

La pieve di San Gennaro è divenuta famosa in tempi recenti per l’attribuzione a Leonardo da Vinci di una statua in terracotta conservata all’interno della chiesa, raffigurante l’Arcangelo Gabriele. Tale attribuzione è stata avanzata dal prof. Carlo Pedretti, docente all’Università della California e direttore del centro Hammer per gli studi su Leonardo. Il professore ha confermato la sua attribuzione in un’intervista, aggiungendo che Leonardo, al tempo dei suoi studi sulla canalizzazione dell’Arno, potrebbe aver sostato proprio a San Gennaro. Tracce della sua visita sono riportate nella mappa, redatta durante l’attività di ingegneria idraulica, nella quale sono raffigurate sia la pieve che il paesaggio circostante.

Nel 2019 al termine di un restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’opera è stata esposta con attribuzione dubitativa a Leonardo, nella scarsità di termini di confronto, ma riferendola con relativa sicurezza comunque alla bottega di Andrea del Verrocchio. Assieme alla riattribuita Madonna col Bambino del Victoria and Albert Museum (Caglioti, 2019), a un bronzetto equestre per il monumento Trivulzio al Szépművészeti Múzeum di Budapest e a un problematico busto in cera nel Bode Museum di Berlino, costituirebbe il nucleo su cui indagare l’attività scultorea di Leonardo, documentata nella realizzazione del monumento equestre andato distrutto a Milano, ma priva di riscontri oggettivi relativi ad altre opere pervenuteci.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 19 Aprile 2021

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