domenica 15 settembre 2019
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A CASERTA

Canapa shop chiuso e lui perde tutto: solidali con Virgilio in sciopero della fame

Attualità, Battaglie | 6 Giugno 2019

“Io non mi sento più italiano”. Mi ha colpito questa frase di Virgilio Gesmundo, ventisette anni, titolare e gestore da quattro di un Green Shop di Caserta (nome dell’esercizio commerciale Green Planet Grow Shop, sito in via  Gemito) che vende, fra le tante altre cose, cannabis light.

Lo conosco da un po’, abbiamo chiacchierato molte volte, ed è un ragazzo sveglio, lucido e adeguatamente preparato sulla materia. Da ieri mattina si è incatenato davanti al suo negozio per richiamare, spiega, l’attenzione delle istituzioni. Megafono dai toni un po’ gracchianti, gilet giallo e una bella dose di determinazione e coraggio accompagnati da uno stereo da cui esce musica di Enzo Avitabile, di Raiz e dei vari protagonisti della scena rap napoletana.

Diversi i familiari e gli amici che gli stanno accanto e lo sostengono. Una decisione forte, la sua, ma effettivamente necessaria.

Virgilio, è qui da ieri mattina senza muoversi di un millimetro, dimostrando che la sua è una protesta di fatti, e non di parole. “Si, non mi sento più italiano. Mi sono messo un gilet giallo perché in questo momento mi sento più vicino ai francesi, abituati a protestare contro le prevaricazioni. Sono arrabbiato, ma soprattutto deluso e amareggiato. Abbiamo investito, faticosamente e utilizzando tutti i nostri risparmi, in un’attività che, e noi ci crediamo molto in questa cosa, doveva servire anche a contrastare le piazze di spaccio, dove invece oggi si festeggia per questi provvedimenti. Ci sono altri negozi a Caserta nella stessa situazione, che io sappia hanno messo i sigilli ad almeno un altro paio di negozi. Mi sembra quattro in totale. Ci hanno chiuso l’attività venerdì sera con un decreto di sequestro d’urgenza disposto dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e notificato dai carabinieri di Caserta. La sentenza della Cassazione mette in dubbio la legittimità della vendita di cannabis light. Dicono che hanno dubbi sulla regolarità di vendita dei prodotti ottenuti dalla varietà di canapa sativa light. Io mi oppongo alla decisione della Procura che venerdì 31 maggio ha disposto il sequestro del mio locale e degli altri esercizi commerciali dello stesso tipo, sempre qui a Caserta. Lorenzo Simonetti, il mio avvocato, ha presentato richiesta di dissequestro ritenendo inadeguata la misura ordinata dall’autorità giudiziaria”.

Una protesta che per Virgilio non è nè economica nè sociale. Questa, per lui è semplicemente, mi dice, “una protesta giusta.  Siamo persone – aggiunge – che pagano le tasse e contribuiamo al PIL del nostro Paese e che invece oggi si trovano in mezzo a una strada con una denuncia. C’è tanta altra gente che ha famiglia, che rischia tanto, che si trova per strada adesso. Io poi voglio che mi spieghino perché non posso più vendere gli altri prodotti che con la cannabis light non hanno nulla a che vedere. Questi provvedimenti hanno una chiara natura politica, lo sappiamo tutti. Anche perché tutti i Green shop italiani non vendono solo cannabis light ma anche altri prodotti, ed è proprio questo il cuore del nostro dissenso: noi non svolgiamo nessuna attività illegale, e non vendiamo cannabis con effetto drogante, avendo questa un livello di thc di 0,16, inferiore alla soglia indicata dalla legge di 0,50”.

Intanto quel che è certo, Virgilio – al quale alla mia si aggiunge la solidarietà di tutto il collettivo di Identità Insorgenti – non è solo. In tanti passano a esprimergli sostengo “Ho ricevuto tantissima solidarietà – mi racconta, incatenato al suo negozio  – e non me l’aspettavo nemmeno. Gente di tutte le età: c’è chi passando mi strilla di resistere, chi si ferma e rimane accanto a me, ragazzi in gamba, amici, universitari, gente che studia e che mi dispiacerebbe se lasciasse questo Paese come fanno tanti altri giovani… Dobbiamo cercare di cambiare le cose qui”.

Un ragazzo del Sud che ama la sua terra, Virgilio. E che ora aspetta i tempi della giustizia e che non vuole mollare assolutamente la sua giusta battaglia: “Ho presentato, come dicevo, ricorso contro questo decreto d’urgenza emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Vorrei sapere per quale motivo è scattato il sequestro visto che le droghe che veramente ammazzano la gente sono vendute ogni giorno nelle piazze di spaccio già conosciute da magistratura e forze dell’ordine. Anche perché la sentenza non ha dichiarato fuorilegge tutti i tipi di cannabis ma soltanto quella con effetto drogante. E io non vendo cannabis drogante. Quindi non mollerò fino a quando non mi daranno dei motivi validi per questa chiusura improvvisa. Sono un commerciante onesto e credo nell’importanza del lavoro e dell’attività che ho messo in piedi. Continuerò la mia protesta pacifica”.

Ci salutiamo, mentre arrivano gli operatori del 118, che lo reidratano, prestandogli le cure di base. Lui però non molla e torna alla sua postazione di protesta.

Claudia Verardi

Un articolo di Claudia Verardi pubblicato il 6 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 6 Giugno 2019

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