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A CATANIA

Sant’Agata: sotto scorta il capovara e il parroco dopo la storica decisione di liberare la festa dai delinquenti

Identità | 8 Febbraio 2019

E’ ancora una volta una foto di Salvo Puccio, eccezionale fotografo catanese, a raccontare quanto accaduto l’altro giorno a Catania, per il rientro di Sant’Agata in cattedrale nell’ultimo giorno della festa quando il capovara Claudio Consoli ha deciso di staccare il cordone – ostaggio di un gruppo di mafiosetti – dal Fercolo, arrivando per via Etnea in Cattedrale. In questa foto scattata dalla Badia di Sant’Agata – immagine che a nostro avviso resterà nella storia della festa per sempre – si vede benissimo quanto accaduto il 6 mattina (con l’arrivo dei devoti “separati” in piazza Duomo): una festa divisa in due. Devoti veri contro delinquenti.

Scorta per Consoli e padre Scionti

Purtroppo al coraggio di Consoli e di padre Barbaro Scionti – che in piazza ha chiamato questa gente con il loro nome, delinquenti appunto – sono seguite diverse minacce.

E così ieri è stato emesso un dispositivo di sicurezza, discreta vigilanza, per gli spostamenti esterni a tutela del parroco e del maestro del fercolo. La decisione è arrivata dal Questore di Catania e concordata con la Prefettura guidata da Claudio Sammartino.

Intanto Scionti e Consoli in una nota fanno sapere di essere “sereni” e di guardare già alla ricorrenza del 12 febbraio: entrambi, infatti,  si stanno preparando “come sempre in spirito di servizio all’Ottava della Festa, confidando nell’intercessione di Sant’Agata e nel cuore buono dei devoti; una serenità che viene dall’aver vissuto i giorni agatini con azioni e parole alla luce del sole”.

Al vaglio degli inquirenti i filmati con le minacce dei delinquenti

Ma l’intera vicenda non è finita qui.  Il momento dello stop, deciso da Consoli per l’eccessiva presenza di persone lungo il cordone, che ha scatenato l’ira di alcuni devoti, è ben visibile in diversi filmati  che ora sono monitorati dalle forze dell’ordine. E ci sono anche filmati del cordone senza fercolo durante il rientro verso piazza Duomo, con persone che insultano Scionti e Consoli. «Sant’Agata è la nostra, ti tagghiamu a testa», è quanto urla un uomo con addosso il tradizionale sacco. «Pagliacci, siete tutti pagliacci. A tia ti scassu a vastunati», dice un altro senza l’abito da devoto. Altri animatori della protesta, invece, cercano di sfuggire all’obiettivo delle telecamere degli agenti in borghese coprendosi il volto con gli scaldacollo. Le forze dell’ordine sono a lavoro per individuare, insomma, chi ha provato a bloccare il fercolo. Al vaglio, oltre ai numerosi video, ci sono le dichiarazioni di Consoli, ieri pomeriggio convocato in questura per un lungo faccia a faccia. Discorso identico per Scionti. Il sacerdote, poco prima della chiusura della festa, aveva preso la parola, davanti alle migliaia di persone radunate in piazza Duomo, pronunciando dal fercolo frasi di condanna verso chi aveva avviato la guerra del cordone: «I devoti di Sant’Agata e Sant’Agata non sono ostaggio di nessuno. Cari delinquenti siete soli e isolati. Ora fate silenzio perché dobbiamo pregare».

Si attendono le decisioni del Comitato sicurezza pubblica

Adesso l’attesa è per la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che potrebbe fornire indicazioni ancora più stringenti, rispetto all’attuale vigilanza leggera, e l’assegnazione di un’accompagnamento per 24 ore per entrambi. Anche e soprattutto in vista di un altro appuntamento religioso nel quale potrebbero crearsi nuove tensioni: il 12 febbraio, giorno dell’Ottava di Sant’Agata. Le reliquie torneranno a essere esposte in cattedrale nell’unica occasione, per devoti, fedeli e cittadini, di poterle avvicinare per il tradizionale bacio. Dopo la messa delle ore 19, inoltre, è prevista la processione a spalla del busto reliquiario di Sant’Agata in piazza Duomo. «Dell’azione di tutela di Scionti e Consoli – si legge in una nota dell’ufficio stampa della cattedrale di Catania – si occupano con solerzia e massima cura il prefetto e le forze dell’ordine. Scionti e Consoli sono sereni e si preparano come sempre in spirito di servizio all’Ottava della Festa, confidando nell’intercessione di Sant’Agata e nel cuore buono dei devoti; una serenità che viene dall’aver vissuto i giorni agatini con azioni e parole alla luce del sole».

Il Comitato Festa nato nel 2015 per riportare la legalità

Ma certo l’edizione del 2019 di Sant’Agata a Catania resterà nella storia proprio per questa rottura così netta tra due parti della città. Ed è un buon segno. Anche perché la nascita, nel 2015, del “Comitato per la Festa di Sant’Agata nella città di Catania” aveva tra i suoi obiettivi principali proprio quello di riportare la festa sulla via della legalità, sottraendola ai delinquenti.

E l’aver inserito tra i criteri per la nomina del capo mastro, validi anche per la scelta degli altri responsabili delle processioni, quello del rispetto della giustizia, è un chiaro segnale. Si legge, infatti, nel regolamento: “Il Maestro del Fercolo […] non dovrà avere riportato condanne, anche solo di primo grado per delitti non colposi; non dovrà essere indagato per reati, né destinatario di misure di prevenzione, né avere posto in essere comportamenti relativamente a fatti che per la loro natura o gravità siano incompatibili con la tradizione della Festa di S. Agata”.

Ancora una volta Catania ci da un buon esempio… andrebbe seguito anche per tutte le altre feste di devozione e identità del nostro Sud.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 8 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Febbraio 2019

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