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A Fuorigrotta un blocco sanitario del 1789 per evitare pestilenze in città

epigrafe di fuorigrotta blocco sanitario 1789
Epigrafi di Napoli | 10 Febbraio 2020

A Fuorigrotta ancora oggi vi è una lapide ad indicare che là, in piazza Pilastri, subito dopo la scuola Silio Italico, vi era un antico blocco sanitario istituito ai tempi di Ferdinando IV dal tribunale generale della pubblica salute del regno. L’antica epigrafe risale al 1789 e riporta il testo di un banno che sancisce di fermare tutti i carri (e simili) utilizzati per trasportare dal lago di Agnano in città lini e canapa macerati nelle acque palustri del lago. Due mesi di detenzione e sequestro e perdita di carri, buoi e bestie da soma in caso di recidiva.

A Fuorigrotta un’epigrafe del 1789 riguardante un blocco sanitario per chi veniva dal lago d’Agnano

Tornando a ritroso negli anni e nei secoli, si può notare come il problema dell’odore nauseabondo che emanavano canapa e lino messi a macerare fu trattato in vario modo sin dai tempi degli aragonesi, fino all’unità d’Italia. Era opinione comune che ci fosse un collegamento fra l’abitudine di far marcire canapa e lino per poterli utilizzare al meglio e le febbri malariche che infestavano le zone in cui questa pratica era portata avanti.
L’uso di macerare i lini e la canapa, processo fondamentale per la loro lavorazione, risaliva all’antica Roma, dato che già Plinio ne parlava per quanto riguarda i lini di Roma, come ricorda Raffaele Mastriani nel suo “Dizionario geografico-storico-civile del regno delle Due Sicilie” del 1838. In antichità tali pratiche erano esercitate in prossimità del Sebeto ed in diverse luoghi stagnanti collegati ad esso. Fu Carlo d’Angiò a spostare tali attività nelle “lagune guizzarde”, al ponte della Maddalena. Niccolò Carletti, nel suo “Storia della regione abbruciata in campagna felice” del 1787, evidenzia che Alfonso di Aragona, reputando eccessivi i danni che apportavano le mature dei canapi e dei lini, fece disporne lo spostamento nel lago di Agnano dove sarebbero rimasti fino all’unità d’Italia. Alfonso di Aragona fece anche bonificare il luogo, facendo costruire un gran numero di canali di scolo per ridurre le acque stagnanti a vantaggio di quelle correnti. Che la gestione dei pestilenziali e puzzolenti prodotti di macerazione fosse complicata lo dimostrano i numerosi banni ed ordinanze emesse nel corso dei secoli per regolamentare l’accesso in città dei carri provenienti da Agnano. Il 23 luglio 1588 fu ordinato di fare un giro largo per raggiungere la città, mentre il 9 giugno 1599 fu ordinato che i carri che portano il lino ad Agnano e viceversa non dovessero entrare a Napoli di giorno, come riportato da Alessio De Sariis nel suo “Codice delle leggi del regno di Napoli, libro primo”.

La macerazione di lino e canapa causava odore nauseabondo ed era ritenuta causa di pestilenze e febbri malariche

Ricorda il Mastriani che più volte si discusse nel XVII secolo sul se la macerazione di canapa e lino fosse causa di pestilenze e febbri malariche. Inevitabilmente doveva contare molto anche l’aspetto economico, dato che la rendita dei territori intorno al lago dava nel 1664 più di 3000 ducati annui.
A seguito del banno di Ferdinando IV del 1789, Francesco I ne emanò un altro a conferma dell’ “antico stabilimento col quale è vietato a coloro che guidano carri di lini e di canapi, tanto nella loro gita al lago di Agnano, quanto nel loro ritorno, di far altre strade che quelle indicate in detto regolamento e di attraversare la città prima della mezza notte”.

Il lago di Agnano fu fatto prosciugare nei primi anni ’70 del XIX secolo

Il problema dell’odore nauseabondo terminò quando, dopo l’unità d’Italia, si decise prima di vietare la macerazione dei lini nel lago e quindi di prosciugarlo. Durante le discussioni in parlamento su questo argomento, Ferdinando Palasciano (noto chirurgo e parlamentare del regno d’Italia in più legislature) fece notare in una seduta della Camera dei deputati come, nonostante il divieto di macerazione dei lini nel lago, i morbi in quella zona non fossero diminuiti ma aumentati, collegando la malsanità del luogo più al lago stesso che alla pratica della macerazione. Era il 19 marzo 1873 ed il processo di prosciugamento del lago già era in corso da tempo, a seguito di un disegno di legge approvato negli ultimi anni ’60 del XIX secolo e l’attività di macerazione nel lago di Agnano era stata vietata fra il 1865 e 1866.

Il testo della lapide in piperno di Fuorigrotta:

Ferdinandus IV D.G.
Utriusq Siciliae rex
di sovrano comando
in questo luogo devono
fermarsi carri e le some
che fanno ritorno dalla
maturazione de canapi
e lini seguita nel lago
di Agnano
per gli controventori ha
stabilito il re d.g. la pena
di due mesi di carcere nella
prima volta e nella seconda
quella della perdita de li
carri bovi e some
Il tribunale generale della
pubblica salute per esecuzione
del sudetto real comando e
per notixia di tutti ha fatto
incidere in marmo la presente
iscrizione Napoli da S. Lorenzo
li 23 luglio 1789
Il soprintendente e deputati
de li tribunali della generale salute
Filippo Mazzocchi
Mazzeo d’Afflitto di Rocca Gloriosa
Il principe di S. Agata
Giovan Battista Capuano
Orazio Capecelatro
Dottor Ottavio M. Buono
Dottor Ferdinando Farodi
Dottor Nicola Graziuso Consegr.

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 10 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Febbraio 2020

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