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A MEZZOCANNONE OCCUPATO

Vi presentiamo gli Hyes Attis che domani aprono il concerto di Eugenio Bennato

Attualità, Eventi, Identità, Lingua Napoletana, Musica, NapoliCapitale | 18 Dicembre 2015

Hyes Attis

E’ una grande, grandissima occasione quella di domani per gli Hyes Attis, il gruppo che aprirà a Mezzocannone Occupato (l’appuntamento è dalle 21) il concerto di Eugenio Bennato, uno degli eventi invernali del Newroz Festival.

Abbiamo deciso di intervistarli folgorati dalla loro musica e dalle loro voci in un’interpretazione bellissima della Tarantella del Gargano, brano con il quale si sono cimentati i più grandi, dallo stesso Bennato alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, da Daniele Sepe a Lina Sastri. I ragazzi non sfigurano… “Per presentarci adeguatamente è necessario partire dal nome del gruppo, “ ὑης Ἄττις” , trascrizione in italiano: Hyes Attis, è una formula in greco antico, un’invocazione al dio eunuco Attis, paredro della dea Cibele” mi spiega Marta Peperna, voce femminile della band. “Quest’invocazione era spesso pronunciata durante i riti in onere di Cibele e Dioniso. La scelta del nome vuole rimandare non solo al Dio Attis, suonatore di tamburello, ma anche al fatto che è indubbia una discendenza della musica popolare del sud Italia dalle antiche musiche che accompagnavano i riti pagani. Inoltre il greco antico rimanda alla nostra città, Napoli, di fondazione greca e nella quale tale lingua fu parlata come lingua ufficiale fino alla tarda antichità”.

Il gruppo musicale Hyes Attis è composto da sette giovani ragazzi porticesi, ognuno con la propria vita ma tutti uniti dalla forte passione per la musica. “La presenza di tre archeologi nel gruppo forse è la chiave: è proprio dal rispetto per le culture del passato e dalla loro tutela e dall’empatia di tutti noi verso ciò, che nasce l’idea di riportare all’orecchio l’antica tradizione musicale e popolare del sud Italia e in particolare di diffondere il reale bagaglio culturale dei brani della tradizione”.

Il gruppo è stato fondato nel febbraio 2012 dal chitarrista Marcello Gelone e da suo fratello Ottavio, tamburellista e mandolinista della formazione; ai due si sono da subito affiancati il bassista Federico Avano e il cantante Loris Cozzolino. Tra la primavera e l’estate del 2012 la formazione si arricchisce di due nuovi membri: il violinista Fernando Marozzi e il flautista Enrico Veneruso, e nell’ autunno del 2013 della voce femminile di Marta Peperna.

Ovviamente la presenza di Bennato subito dopo loro, sul palco di Mezzocannone, li emoziona. “Eugenio Bennato – aggiunge Marta – è indubbiamente un punto cardine, in quanto nasce anche lui, come noi, in un contesto diverso: la città. Ciò che sarebbe dovuto essere un limite, non appartenendo alla cultura contadina, dove solitamente nasce la tradizione musicale popolare, è stato invece una grandissima fonte di ricchezza e di unicità del suo operato, nel riuscire forse proprio grazie al suo fortissimo legame con la nostra terra, Napoli e il sud del mondo a dare vita ad una seconda fase della musica popolare. Il suo contributo quindi è doppiamente utile, poiché ci ha fornito insieme alla Nuova Compagnia di Canto Popolare gli strumenti e quindi i brani su cui lavorare, da cui partire, ma soprattutto anche lo slancio per provare, pian piano, e certamente siamo all’inizio, a rendere questi brani sempre più nostri, a personalizzarli fino al poter produrre e realizzare qualcosa di personale”.

Partendo da questa consapevolezza, l’emozione di aprire il suo concerto è inevitabile. “Ma tornare a Mezzocannone ad esibirci, e farlo sicuramente con un pubblico molto più ampio dato l’evento, oltre ad emozionarci ci rende felice ed onorati. La speranza resta la stessa di sempre, quella di arrivare al pubblico ma soprattutto di offrirgli un sano momento di spensieratezza e felicità” dice ancora Marta.

E ovviamente non posso che domandarle dell’identità, tema portante del nostro giornale (che a Mezzocannone, per giunta, è ospitato con la sua redazione): “Al giorno d’oggi in un mondo così cosmopolita e globalizzato, pensiamo che l’identità sia fondamentale. Avere un’identità significa avere una radice, la radice è qualcosa che ti lega e ti permette di crescere e di arrivare anche molto oltre te stesso. È una forza che ci lega alla nostra terra, a tutto ciò che, nel bene e nel male, sa offrirci, ciò ci dà delle sicurezze, che ci determinano e caratterizzano noi stessi, il nostro presente e il futuro che vogliamo costruire. È dalle persone che prima di noi hanno creduto fortemente nella loro identità che è nato il passaggio d’età e di generazione anche della musica che interpretiamo, è proprio per tutelare l’identità del sud Italia, e in particolare della Campania che nasce il nostro gruppo”.

Appuntamento a domani a Mezzocannone Occupato, dunque, a partire dalle 21. Intanto, per chi volesse farsi un’idea, buon ascolto.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Dicembre 2015 e modificato l'ultima volta il 18 Dicembre 2015

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